Affidi familiari, il Pd: «Il sistema è sano»

Bisotti: «Il Pd ha dato una grossa mano sul regolamento affidi di Piacenza». La consigliera regionale Mori: «Indagati 7 assistenti sociali su 2500, se hanno sbagliato pagheranno loro. La psicoterapia deve però avere una regia pubblica». Piroli: «Tanta propaganda sul tema»

Giulia Piroli, Giovanna Palladini, Roberta Mori, Silvio Bisotti e Giuseppe Biasini

«Parlateci di Bibbiano: in diversi lo ripetono continuamente, anche a Piacenza, dove oggi si susseguono convegni (quello di Fratelli d’Italia in Sant’Ilario) che avrebbero l’obiettivo di discutere del problema e del sistema, poi invece riportano un pregiudizio nei confronti di tutto il sistema emiliano-romagnolo». Silvio Bisotti, segretario provinciale del Partito Democratico, vuole chiarire la posizione dei dem sulla vicenda di Bibbiano, comune del reggiano al centro di una nota vicenda giudiziaria che coinvolge il sistema degli affidi familiari.

Bisotti ha chiamato nella sede del Pd, per «parlare di Bibbiano», la consigliera regionale reggiana Roberta Mori, che ha partecipato alla commissione d’inchiesta della Regione sul caso. «Voglio ricordare – ha precisato Bisotti - che nel capoluogo Piacenza come gruppo consiliare abbiano dato un contributo fattivo migliorando il regolamento sugli affidi con 56 emendamenti e una trentina di questi sono stati accolti». «Come donne democratiche – ha aggiunto Giovanna Palladini - ci siamo attivate dopo gli attacchi a Roberta Mori per esprimerle solidarietà». «E’ un tema su cui si è fatta tanta propaganda – ha dichiarato la consigliera Giulia Piroli - per distogliere l’opinione pubblica da tematiche vere e importanti. Non bisogna intaccare un sistema che sta funzionando. Lunedì in Consiglio comunale c’è stata condivisione tra maggioranza e opposizione, peccato che il giorno dopo Fd’I abbia già organizzato un altro evento politico sul caso».

«Una commissione tecnica-scientifica – ha detto l'ospite Mori - ha esaminato i processi di affidamento dei minori. L’assemblea legislativa ha discusso, dopo il caso della Val d’Enza, per rianalizzare il sistema intero. La commissione d’inchiesta regionale non ha alcun potere giudiziario, ma ha approfondito, in 25 sedute, tutti gli elementi». «Il procuratore capo di Reggio Emilia Mescolini disse subito che non era sotto inchiesta un sistema, ma sotto indagine solo i comportamenti individuali. Ciò è stato ignorato da chi ha strumentalizzato la vicenda. Il presidente del Tribunale dei minori Spadaro ha riguardato i fascicoli sugli affidamenti e detto che il sistema è sano. Noi aggiungiamo: il sistema è sano, ma non perfetto. Manca ad esempio una linea guida nazionale che definisca tutti i rapporti. La nostra Regione come al solito ha individuato negli anni precedenti una serie di normative che regolano un sistema che sconta la fragilità dei suoi protagonisti, i minori».

«La politica e la commissione - ha proseguito nel suo intervento nella sede di via Roma - non hanno interferito con le indagini della magistratura. Chi si è reso responsabile deve pagare per la sofferenza che ha fatto provare a famiglie e minori e per aver minato la credibilità di un sistema. Basta un solo bambino allontanato in maniera sbagliata per avere un problema. Però, va detto, sono stati indagati 7 assistenti sociali indagati su 2500 operatori di questa regione. Non può esistere un allarme sociale, bisogna essere persone serie e non diffamare. I casi riguardano 7 bambini su 3mila minori che attualmente vivono con una famiglia affidataria o in comunità».

«Si è molto demonizzato il privato sociale, accusato di lucrare sul sistema, che invece troviamo molto motivato. Però, per quanto riguarda l’intervento di psicoterapeuti privati, l’orientamento della Regione è che ci si rivolga al settore pubblico. Questo sì, perché la psicoterapia è importante, dovrebbe avere una regia pubblica». «La Regione – ha voluto chiarire ancora - finanzia i comuni (o le Unioni di comuni) per gestire il sociale, non c’è un finanziamento diretto da parte di Bologna. E si è discusso di fare un osservatorio, come quello per la violenza contro le donne, per avere criteri rigorosi sulla rilevazione dei dati».

Mori tempo fa è stata sindaco per 10 anni di Castelnovo di Sotto, comune reggiano. «Da primo cittadino sono diventata tutrice di una 12enne abusata. La comunità, il comune, il sistema, l’ha accolta e cresciuta. Oggi è una donna sposata, felice e madre. E dopo Bibbiano attaccano “l’ideologia del settore pubblico” che si fa carico di questi minori che hanno bisogno dell’istituto familiare...». A Piacenza sono due milioni di euro le risorse che il Comune deve mettere a bilancio per gli affidamenti familiari e per quelli in comunità. «Non trovo che le cifre stanziate – ha osservato la consigliera uscente e ricandidata Katia Tarasconi – siano troppe. Invito tutti a pensare alle attività e responsabilità delle comunità di minori, sono situazioni delicate». «Le strutture e comunità – ha osservato il candidato alle Regionali Giuseppe Biasini - hanno necessità di spese e gestione. Invece sulle famiglie bisogna ricordare che chi fa la scelta di prendere in affidamento un minore, non lo fa certo per i soldi, è una scelta che si fa per gli altri».

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