Affidi in comunità, Sgorbati: «Al lavoro per un bando che individuerà le strutture»

Botta e risposta tra Fratelli d’Italia e Pd in Consiglio comunale sul tema affidi. L’assessore ai servizi sociali: «Dei 43 affidi in strutture del 2019 ben 16 vedono la presenza della madre. Ecco perché c’è squilibrio sui costi rispetto agli affidi familiari»

L'assessore ai servizi sociali Federica Sgorbati

Botta e risposta tra Partito Democratico e Fratelli d’Italia, ancora una volta, sul tema affidi. Le richieste del capogruppo di Fd’I Giancarlo Migli di andare a rivedere le cifre degli stanziamenti che il Comune versa per gli affidia detta del consigliere (ma non solo lui) è evidente uno squilibrio tra le risorse destinate agli affidi familiari e quelle per gli affidi in comunità – non erano state condivise dal Pd. Se le famiglie affidatarie ricevono un contributo dal Comune di poco più di 500 euro, l’affido in comunità costa almeno 100 euro al giorno all’ente. La consigliera Giorgia Buscarini aveva contestato la volontà di Fd’I di discutere l’argomento in aula. «Ho solo chiesto quali siano Giancarlo Migli Filippo Bertolini-2è ritornato sull’argomento in Consiglio comunale lo stesso Migli - le strutture comunitarie scelte dal Comune di Piacenza. Voglio sapere se sono sul territorio o all’esterno. Non ho mai avuto la presunzione di sostituirmi ad altri professionisti. L’importo sul fronte affidi è notevole, oltre due milioni di euro, vogliamo discuterne».

«I numeri di un bilancio vanno interpretati – ha risposto Giulia Piroli (Pd) - non solo letti, soprattutto quando si parla di servizi alle persone. Sono questioni complesse e non è la sede giusta la variazione di bilancio. Non vorrei che si arrivasse alla contrapposizione tra affidi in famiglia e affidi in comunità. La realtà è che Piacenza ha più bambini che necessitano di essere affidati in comunità. Bisognerebbe fare una riflessione su questo, sulle radici del problema, capire cosa sta succedendo, perché così tanti minori devono essere aiutati sul territorio. Bisogna avere uno sguardo che va oltre le elezioni e la collega Buscarini ha invitato solamente a riflettere, occupandosi di quei temi nella sua attività professionale (è assistente sociale, nda)».

Nel dibattito in aula è intervenuta anche l’assessore ai servizi sociali Federica Sgorbati. «Chi sceglie – ha dichiarato - dove ospitare il Giulia Piroli-19minore è sempre il giudice (il tribunale ordinario o quello dei minori), è suo il compito di decidere il collocamento. Il motivo per cui in quest’ultima variazione di bilancio abbiamo tolto 38mila euro alla voce di spesa sulle famiglie affidatarie e aggiunto 44mila euro alle strutture è perché sono aumentati i minori ospitati nel 2019 in comunità».

Sgorbati è tornata ancora sui numeri. «In tutto il 2018 sono stati 37 i minori accolti in strutture e comunità. A ottobre 2019, ad anno non ancora concluso, erano già 43. Di questi 43, sul fronte dello stanziamento economico, la differenza la fa anche il fatto che 16 minori sono collocati in comunità insieme alla propria madre. Quindi la struttura che ospita mamma e bambino ha più costi a carico del Comune». «I minori – ha puntualizzato ancora l’assessore - non sono tutti uguali, hanno fragilità diverse». Cosa intenderà fare allora il Comune? «Prepareremo un bando per dicembre o gennaio 2020 – è la risposta dell’assessore - attraverso il quale potremo scoprire le offerte delle strutture (e i loro importi) distribuite sul territorio. Solo nella Bassa Romagna hanno provato a vedere – mi scuso per il termine brutale, ma non trovo sinonimi, ha detto l’assessore - i possibili “fornitori”. Le richieste di Migli e Fd’I sono lecite. Il giudice stabilisce se un minore deve entrare in comunità, poi l’equipe di professionisti indica la tipologia migliore di struttura. Dopo di che è il Comune che sceglie, all’interno di questa fascia di strutture, quella che ospiterà il minore».

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