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«Al Festival del Diritto studenti strumentalizzati per trasmettere il terzomondismo»

Di Corcia: «Prima impiegati come claque per riempire i convegni, poi riciclati come relatori per diffondere tra i più piccoli quel pensiero unico che le élite dominanti propagano anche attraverso la scuola. È stato questo il ruolo degli studenti piacentini nel corso dell’ultima edizione del Festival del Diritto»

«Prima impiegati come claque per riempire i convegni, poi riciclati come relatori per diffondere tra i più piccoli quel pensiero unico che le élite dominanti propagano anche attraverso la scuola. È stato questo il ruolo degli studenti piacentini nel corso dell’ultima edizione del Festival del Diritto». Così il coordinatore federale del Movimento Studentesco Padano, il piacentino Marvin Di Corcia, al termine del ciclo di appuntamenti tenutosi a Piacenza lo scorso fine settimana.

«Se alcuni docenti di scuola superiore – accusa - hanno preparato i loro studenti affinché insegnassero agli alunni delle medie che l’immigrazione italiana otto-novecentesca in un’America settentrionale in pieno progresso e l’immigrazione clandestina africana subita dall’Italia in crisi di oggi sono lo stesso fenomeno, allora significa che hanno abdicato al loro ruolo di educatori imparziali. In pratica, gli studenti delle superiori non solo sono chiamati per “assorbire” una certa ideologia, ma sono anche strumentalizzati per portare avanti quella visione terzomondista gradita tanto all’organizzazione del festival, quanto alle istituzioni».

Di Corcia critica inoltre l’intervento di Gustavo Zagrebelsky: «L’orma che secondo il costituzionalista tutti hanno diritto di lasciare nel mondo non dev’essere però quella impressa dopo aver distrutto le regole di buona educazione e civiltà, cioè quanto si verifica in quei quartieri delle nostre città dove l’immigrazione ingovernabile ha preso il sopravvento. Sostenere poi – aggiunge il coordinatore federale MSP - che negare ai migranti alcuni diritti sia l’equivalente delle politiche antisemite condotte dai regimi totalitari del Novecento è sintomo di grave disonestà intellettuale».

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