Allevamento suini, Tagliaferri: «La burocrazia rossa soffoca le imprese»

Le parole di Giancarlo Tagliaferri, riconfermato consigliere regionale di Fratelli d’Italia

Tagliaferri

«Emblematica della situazione in cui versano molte aziende del nostro territorio la testimonianza, riportata dal quotidiano Libertà, dell’imprenditore sangiorgino che possiede due aziende di allevamento di suini, una situata nella nostra provincia, sulle colline fuori San Giorgio, l’altra di là da Po, nel pavese». Lo afferma Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia. «L’allevatore in questione, che ormai ben conosce sia la modalità lombarda che quella emiliano-romagnola in tema di regolamentazioni, evidenzia le difficoltà burocratiche che è costretto ad affrontare in Emilia-Romagna. La nostra Regione, per quanto riguarda gli impianti suinicoli, ha infatti progressivamente inasprito norme e vincoli, imponendo già dal ’95 una regolamentazione sempre più stringente che, nel corso degli anni, ha spinto tanti imprenditori a delocalizzare quella che un tempo era una produzione tipica della nostra terra. Oggi il Piano Aria ha aggravato ulteriormente la situazione, si pensi soltanto alle spese per le stabulazioni o a quelle per la copertura delle vasche di stoccaggio delle deiezioni. Tutto ciò comporta una penalizzazione per le nostre aziende rispetto a quelle che si trovano nelle regioni confinanti».

«Questi provvedimenti – prosegue Tagliaferri - non solo provocano costi inutili, e quindi danni, alla nostra economia, ma non hanno nemmeno alcuna utilità per l’ambiente se non vengono assunti nell’intera area di interesse, in questo caso il bacino padano. Il fallimento di questo modus operandi è evidente: si guardi solo a quante realtà medio-piccole sono state costrette a chiudere perché non attrezzate, a livello di personale, a districarsi tra le lungaggini burocratiche imposte dalla Regione (serve infatti un professionista adibito soltanto a quello), o a quante produzioni caratteristiche del nostro territorio si sono viste obbligate a un trasferimento in Lombardia o Basso Veneto».

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«L’unica soluzione necessaria e fondamentale – conclude il consigliere regionale – è quella di aprire un dialogo con le Regioni limitrofe per uniformare le normative, promuovendo accordi di filiera interregionali (come peraltro FDI sostiene da tempo). Non è più possibile che produzioni simili, all’interno dello stesso bacino, risultino penalizzate con costi alla fonte così diversi».

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