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Allevatori e latte, Lega Nord: «Situazione drammatica»

L’intervento del dipartimento agricoltura e ambiente del Carroccio

«Il 31 marzo – scrive in una nota il dipartimento agricoltura e ambiente della Lega Nord di Piacenza e provincia -  si avvicina inesorabilmente e con esso la scadenza della maggior parte dei contratti di conferimento stipulati dagli allevatori con le industrie di trasformazione. La situazione del latte è drammatica. Tutti gli allevatori si vedranno costretti a conferire il proprio latte a un prezzo inferiore a quello che è il costo di produzione. Tanti stanno correndo il rischio dal 1 aprile di non avere un acquirente disposto a ritirarglielo per la trasformazione. Come siamo arrivati a tutto ciò ? L' aver svenduto i marchi della nostra eccellenza lattiero casearia, da Galbani a Parmalat passando per Locatelli, Invernizzi, Cademartori, a una multinazionale francese, è stata una delle cause scatenanti. La Lactalis, forte del suo monopolio, incurante della qualità tipica del nostro latte molto semplicemente acquista dove la materia prima costa meno. La salute del consumatore viene messa come minimo in in secondo piano. E' anche interessante capire perchè il latte proveniente, ad esempio da certi paesi dell' Est o del Nord Europa ha dei costi di produzione così bassi. In questi stati gli allevatori, non sono sottoposti , al contrario di quanto succede da noi , all' applicazione ferrea ,di certe normative tipo quella dei nitrati, che con tutta la burocrazia fiscale e burocratica che comportano finiscono inevitabilmente per fare lievitare i nostri costi di produzione. La moratoria che prevede 30 mesi di sospensione dei mutui sottoscritti dagli allevatori è un palliativo. Ricordiamo che viene attuata in regime de minimis, quindi con un massimale di 15 mila euro in tre anni. Di conseguenza chi ha sottoscritto ,ad esempio, cambiali agrarie si vede ulteriormente ridotto tale possibilità di aiuto. La politica ha il dovere di intervenire. Non sul mercato ma sulle regole. Si deve trovare il modo di tutelare la parte più debole, che in questo caso senza ombra di dubbio è il mondo allevatoriale. Non è possibile che il consumatore acquisti il latte fresco a un prezzo 5 volte superiore a quello a cui l'allevatore lo vende all'industria di trasformazione.

In questo caso i passaggi non sono tanti. Stalla, stabilimento, grande distribuzione organizzata. Da 0,32 centesimi a 1 euro e 60 centesimi. Mi sembra chiaro ed evidente che qualcuno ci deve per forza di cose guadagnare, e bene. Considerata la scarsa volontà di ascolto da parte della grande distribuzione organizzata, sensibile solo al dio denaro, servono interventi drastici. Per cercare, anche di mettere una pezza alla dissennata svendita dei nostri marchi lattiero caseari a una multinazionale francese, come avviene per telecomunicazioni ed energia è ora che anche il cibo, e il latte in particolare torni ad essere materia strategica. Quindi, la tutela della nostra sovranità alimentare sia garantita con una iniziativa legislativa. Basta essere terra di conquista. Le grandi Dop del settore lattiero caseario , che tutto il mondo ci invidia e imita in questo momento devono fare la loro parte. Assorbono circa il 45 % del latte prodotto in Italia. Assurdo pensare in un momento in cui si tolgono le quote latte di introdurre le quote grana padano. E' un formaggio esportato in tutto il mondo. I quantitativi destinati all' esportazione sono in continua crescita. Cina compresa. Questa è la strada da perseguire. Conquista di sempre maggiori fette di mercato estere esportando il made in Italy che nel settore alimentare è sinonimo di qualità , gusto e sicurezza. In questo senso un grazie di cuore gli allevatori italiani devono rivolgerlo ai fenomeni dell' Europa e al loro maledetto embargo verso la Russia. La madre di tutte le battaglie deve essere quella dell' etichettatura obbligatoria dei prodotti lattiero caseari. I francesi, seppur in via sperimentale, l' hanno ottenuta per le loro carni bovine e suine.

Il consumatore deve essere messo in grado, senza ombra di dubbio, di capire se il prodotto che sta acquistando è stato fatto solo ed esclusivamente con latte italiano. L' assenza di una indicazione chiara dell' origine del latte e dei latticini in genere non permette di conoscere un' elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative del prodotto che si va ad acquistare. Pare che la mancanza di una etichettatura inequivocabile riguardo la reale provenienza dei prodotti lattiero caseari possa trarre in inganno l'89% dei consumatori. Se l' industria potrà continuare ad acquistare la materia prima ad un prezzo inferiore a quello che è il costo sopportato dagli allevatori per produrla, prepariamoci alla chiusura delle stalle e di tutto l' indotto. La politica deve assolutamente fare la sua parte . Alzando la voce e non subendo passivamente tutto ciò che ci viene imposto da un' Europa sempre più dei burocrati e dei banchieri e sempre meno dei popoli. Un' Europa sempre più convinta della unicità , dal pensiero unico al cibo unico. Bruxelles vuole portare sulle nostre tavole porcherie da tutto il mondo e intanto i nostri agricoltori sono in ginocchio. Con il latte olandese, belga, tedesco o ucraino non si riesce a produrre il grana padano o il parmigiano reggiano. Allora s' inventano il parmesan e nomi di fantasia. Ma il gusto dei nostri prodotti è inimitabile. Si cerca di ingannare il consumatore. In tutto ciò il ministro Martina dov'è? Dopo il periodo di Expo , con le roboanti affermazioni sull' unicità del nostro agroalimentare, sulla biodiversità , sulla nostra tradizione è sparito. L' Europa incrementa di 35 mila tonnellate l' importazione di olio tunisino senza dazi e il ministro dell' agricoltura non batte ciglio. La politica deve, però essere supportata attivamente da un' attività sindacale volta ad affrontare le problematiche del settore in modo serio e concreto, valutando nel merito le questioni, trovando soluzioni per la nostra zootecnia, partendo da proposte concrete e fattibili. Purtroppo, abbiamo permesso che grandi gruppi esteri ci abbiano privato di un baluardo fondamentale, quale è la capacità di essere autosufficienti in materia alimentare, con gravissime ripercussioni a livello occupazionale e sulla salute del consumatore. Riprendercela non sarà facile. Noi abbiamo però il sacrosanto dovere di difendere i prodotti della nostra terra. Lo dobbiamo alle generazioni future. Le schifezze se le mangino la Merkel, Juncker e Hogan». 

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