Alluvione, Lega Nord: « Nelle dighe c’è un sovraccumulo di acque che compromette l'equilibrio idrico»

L'intervento del dipartimento agricoltura della Lega Nord di Piacenza: «Le conseguenze erano evitabili. Ci sono responsabilità politiche del Consorzio di Bonifica e della Regione»

«70milioni di danni, tre morti, un territorio ferito. Per noi – scrive in una nota la segreteria provinciale Lega Nord Piacenza dipartimento agricoltura e ambiente - la tragedia che ha sconvolto la provincia di Piacenza era evitabile. Non con processi a posteriori, ma con una cura del territorio e un’attenzione alla sua gestione che è colpevolmente mancata. E non si può certo dire che siano mancate le avvisaglie: siccità e piene si sono sempre alternate con cadenza quasi matematica, creando annualmente disagi. Troppo precario un equilibrio basato sul niente. Così è bastata una pioggia eccezionale a scatenare l’Apocalisse. Ma qui il caso o la tragica fatalità non c’entrano nulla, c’entrano invece l'incuria e la superficialità delle amministrazioni che troppo a lungo hanno messo pezze e si sono ostinate a giocare con la vita umana. Il 10 settembre 2013 la Provincia approvò un ordine del giorno a firma leghista che chiedeva che fosse messo a tema e fosse avviato uno studio di fattibilità per la realizzazione di invasi, ad oggi totalmente assenti, in Valnure. Nulla è stato fatto. La Lega chiede che, di fronte a ciò che è accaduto i soggetti preposti finalmente si muovano, avviando innanzitutto una diversa gestione delle dighe esistenti - Brugneto, Molato e Mignano - che dovrebbero funzionare come 'polmoni' che consentano di raccogliere l'acqua in eccesso e rilasciarla in periodi di siccità. Oggi questo non avviene, e ogni anno assistiamo ad un insensato braccio di ferro con Genova per ottenere i rilasci di acqua dal Brugneto.

Se la gestione delle acque a monte fosse stata fatta con criterio, probabilmente oggi gli effetti della bomba d’acqua che si è abbattuta sul piacentino sarebbero stati assai meno pesanti. A fine stagione dovremmo avere dighe vuote, non piene, che avendo la capacità di raccogliere l'acqua in eccesso si riempiano quando arriva il piovoso autunno. Oggi assistiamo a un sovraccumulo di acque che compromette l'equilibrio idrico. Basta con i veti di certo ambientalismo talebano: parlare di nuove dighe non deve essere più un tabù. Le acque devono essere regimentate. Non è abbandonando i corsi d’acqua e i territori a loro stessi che si può pensare di fare prevenzione. All'indomani dell'alluvione abbiamo assistito al solito triste rimpallo delle responsabilità e alle solite accuse incrociate tra enti, istituzioni, consorzi. Esercizio inutile, i problemi vanno risolti: vanno definite, una volta per tutte, competenze e responsabilità. In un virtuale tribunale delle responsabilità politiche vorremmo vedere sul banco degli imputati il Consorzio di Bonifica e la Regione. Da decenni, infatti, si parla di prevenzione, ma la sinistra ha sempre preferito legiferare e agire in emergenza, dopo vittime e danni. Le soluzioni sono di buon senso: tornare a fare manutenzione nei fiumi, sviluppando eventualmente partnership con i privati, magari a costo zero. Perché, ad esempio, non consentire alle imprese di dragare ghiaia in cambio di opere di sicurezza spondale? L'agricoltura di montagna deve essere valorizzata e protetta: è avamposto e presidio a difesa del territorio e, ove incentivata, può offrire posti di lavoro; in un periodo di crisi come questo potremmo tornare alle origini salvando contemporaneamente il territorio. Vi volete svegliare o dovremo assistere impotenti ad altre disgrazie?»

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