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Alternativa per Piacenza, la spaccatura è ufficiale

Si separano le strade del gruppo che fa riferimento a Cugini, Dagnino e Rabuffi e il resto dell'assemblea (Pd, Articolo Uno, Nuovo Psi, civici). Al momento l'unico scenario possibile per un'intesa è il secondo turno delle Amministrative

Le due parti vanno per la loro strada. Al massimo, ma al momento è solo un'ipotesi, si potrebbe fare qualcosa al secondo turno delle Amministrative. Si è consumato lo strappo tra il gruppo (più vicino alla sinistra, al mondo ambientalista, all’associazionismo) che fa riferimento a Stefano Cugini, Luigi Rabuffi e Sergio Dagnino e il resto dell’assemblea di “Alternativa per Piacenza” (Pd, Articolo Uno, Nuovo Psi, civici di centrosinistra).

Alla Camera del Lavoro, nella serata del 20 gennaio, si è preso atto della situazione. Troppo pesante l’uscita di una componente importante del percorso. Il marchio e il nome del cantiere che doveva costruire il centrosinistra del 2022 alle Elezioni cittadine, va in soffitta. «Non è andato a buon fine il nostro tentativo di creare un centrosinistra unito – ha spiegato Caterina Pagani, coordinatrice di ApP - con un candidato sindaco. Alcuni non hanno aderito alla proposta delle primarie aperte per scegliere il candidato, dicono che mancano le condizioni per andare avanti». Al termine del lungo dibattito il portavoce (dimissionario) Mattia Motta ha letto una nota che prendeva atto della fuoriuscita dei fondatori. «Hanno deciso di proseguire il percorso in un altro clima, non c’è più una casa comune. ApP ha prodotto in parte quello che i cittadini si aspettavano».

Le ragioni di chi se ne va

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