Amianto, Callori: «Uniformarsi alla normativa della Regione Lombardia»

Il consigliere ricorda le leggi vigenti in materia e chiede all'esecutivo di uniformarsi alla normativa della Lombardia, secondo cui "è obbligatorio per soggetti pubblici e privati comunicare all'Asl competente la presenza della sostanza tossica nelle loro utenze o attività"

Approvare le indicazioni operative per la rimozione e la raccolta di materiali contenenti amianto presenti negli edifici pubblici e privati. A chiederlo in un'interrogazione alla Giunta è Fabio Callori di Fratelli d'Italia, che si focalizza anche sulla necessità dell'Emilia-Romagna di uniformarsi alla legge regionale (n.15 del 2003) della Lombardia secondo cui "i soggetti pubblici e i privati proprietari di edifici, impianti, luoghi, mezzi di trasporto, manufatti e materiali contenenti amianto sono obbligati a darne comunicazione all'Asl competente per territorio, a pena di sanzione".

Il consigliere ripercorre nel documento la normativa vigente in materia: dalla legge nazionale n.257 del 1992 (Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto) che disciplina lo smaltimento e la bonifica della sostanza tossica, fino ai piani regionali che devono prevedere le rilevazioni sistematiche delle situazioni di pericolo, con il censimento delle imprese legate all'utilizzo o alla bonifica di materiali in cui è presente amianto. Focus, poi, sulla delibera consiliare n.497 del 1996 dell'Emilia-Romagna con la quale "è stato approvato il 'Piano regionale di protezione dall'amianto', finalizzato all'identificazione e alla bonifica degli ambienti di lavoro e alla riduzione, sino all'eliminazione, dell'esposizione a tale sostanza".

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Tale piano è stato in seguito integrato con il Progetto sulla mappatura dell'amianto nel 2004, che ha consentito "di acquisire conoscenze più esaustive in materia di presenza di amianto nel territorio regionale". Infine, chiude Callori, "il Piano amianto in vigore (2018/2020) dà atto del fatto che negli anni alcuni comuni hanno attivato autonomamente una mappatura dei rimanenti siti contenenti amianto, compresi gli edifici di proprietà privata. Tuttavia, non sempre tali attività hanno portato a risultati efficaci in quanto la legislazione vigente non prevede precise modalità di individuazione e di rimozione dei siti e dei materiali contenenti amianto presenti negli edifici privati". Da qui la richiesta all'esecutivo regionale di uniformarsi alle disposizioni adottate dalla Regione Lombardia.

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