Articolo Uno: «Il Governo ha utilizzato la giusta prudenza di fronte alle fughe in avanti di varie Regioni»

«E' stato lo stesso commissario Venturi a sostenere che Piacenza ha pagato la mancata inclusione nella “zona rossa”. Ma questa è anche la provincia in cui oltre 1.200 aziende volevano proseguire l'attività con una semplice comunicazione»

«La pandemia generata dal Coronavirus – si esprime in un lungo intervento Articolo Uno Piacenza - ha colpito pesantemente la provincia di Piacenza che si è trovata in prima linea ad affrontare un nemico di fatto sconosciuto, in primis agli scienziati, che ha causato fra i piacentini una vera e propria strage tant’è che la nostra provincia risulta prima in Italia per numero di morti in rapporto alla popolazione. Proprio per questo, mentre si sta parlando da tempo di “ripartenza” e di “fase 2”, molti si chiedono e noi siamo tra questi come e in che condizioni si ripartirà. Noi crediamo non sia questo, difronte a un evento di portata mondiale, il momento di fare processi ma ciò non esime dall’analizzare lucidamente ciò che è accaduto perché noi crediamo che si ripartirà tanto meglio quanto più si sarà imparato dalle sottovalutazioni e dagli errori del passato. D'altronde è stato lo stesso commissario Venturi a sostenere che Piacenza ha pagato la mancata inclusione nella “zona rossa” all’inizio di questa emergenza, ma questa è anche la provincia in cui oltre 1.200 aziende hanno ritenuto di dover proseguire l’attività facendo una semplice comunicazione in Prefettura; ci chiediamo con quali condizioni di sicurezza e con quali controlli.

Articolo 1, da sempre attento all’attività produttiva e alla congiuntura economica, ha sempre anche sostenuto che la salute viene al primo posto e questo crediamo debba essere il presupposto fondamentale della cosiddetta fase 2. Per questo crediamo che il Governo abbia utilizzato la giusta prudenza difronte alle quotidiane fughe in avanti di varie regioni. Per perseguire questo obiettivo occorre unità d’intenti, occorre lasciare da parte le polemiche e fare uno sforzo per evitare che la nostra provincia possa ricadere in una recrudescenza dell’epidemia che sarebbe esiziale.

Ma occorre anche prepararsi per tempo per far sì che la progressiva riapertura avvenga in sicurezza approntando nel contempo i piani adeguati per fronteggiare un virus con cui sappiamo che dovremo convivere e che probabilmente tornerà a presentarsi con forza. Sappiamo bene che le competenze in sanità sono regionali ma è altrettanto vero che queste sono esercitate attraverso le AUSL e con la sovrintendenza delle Conferenze Territoriali Sociali e Sanitarie e quindi i comuni del territorio.

Noi crediamo che ognuno di questi soggetti debba esercitare le proprie responsabilità e a loro vorremmo rivolgere in maniera costruttiva alcune domande:

  1. A livello territoriale esiste un piano concreto per affrontare la fase 2 attraverso il rafforzamento strutturale della sanità piacentina?

L’emergenza che stiamo affrontando ci ha insegnato che dovremo ripensare tutta l’organizzazione della medicina del territorio e delle cure primarie, per essere in grado di individuare in maniera rapida i nuovi focolai, di seguire i contatti e di curare precocemente le persone a casa, evitando il più possibile i ricoveri ospedalieri. Andrà rilanciato il ruolo della prevenzione, e di quei servizi che avranno un ruolo cruciale per l’attività di controllo del rispetto delle norme di sicurezza nelle aziende.

Dovremo aumentare le potenzialità diagnostiche dei laboratori, in modo che possano processare più tamponi in tempi rapidi.

In ambito ospedaliero bisognerà continuare con i processi di stabilizzazione e assunzione di personale, concentrando l’attenzione su quelle unità operative che si troveranno in prima linea nel caso di una nuova recrudescenza dell’epidemia (confermare i 45 posti di terapia intensiva significa poco se ad essi non si affiancano le professionalità necessarie).

Probabilmente occorrerà migliorare anche l’articolazione territoriale delle strutture e dei posti letto non trascurando di pensare, se è vero che un quarto dei contagi avvengono in famiglia, a strutture idonee per ospitare i pazienti positivi che vivono in locali non adatti a consentire l’idonea separazione tra familiari.

  1. A settembre dovrebbe riprendere l’attività scolastica. Si sta lavorando per verificare la disponibilità e l’adeguatezza delle strutture scolastiche?

La ripresa dell’attività scolastica è un punto molto delicato perché garantire il distanziamento sociale richiederà di investire sulle strutture, sulle modalità di lezione e sul personale.

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Varrebbe forse la pena di mettere al lavoro un gruppo di esperti per analizzare il problema e individuare le soluzioni più idonee e i correlati investimenti da effettuare. Lo strumento delle lezioni on line potrà rappresentare una soluzione ma siamo in grado di assicurare a tutti gli studenti l’accesso alla formazione a distanza senza creare ulteriori disuguaglianze per mancanza di attrezzature, connessioni di rete e competenze informatiche?».

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