Autonomia, Bonaccini: «Chi ci accusa di spaccare il Paese dovrebbe leggere di cosa si tratta»

Il presidente Bonaccini: «15 competenze sulle 23 possibili e non un euro in più dallo Stato. Chiediamo di gestire direttamente le risorse che già ora vengono spese»

Stefano Bonaccini

«L'Emilia-Romagna ha avanzato una sua proposta per ottenere maggiore autonomia, nel pieno rispetto della Costituzione, dell’unità nazionale – principio per noi sacro e inviolabile – e della solidarietà fra territori. Una proposta condivisa fin dall’inizio con le forze sociali, sindacati e imprese, i territori, le università e le associazioni del Terzo settore, tutti soggetti riuniti nel Patto per il Lavoro, e discussa a ogni passo in Assemblea legislativa, dove mai c’è stato un voto contrario da parte delle forze politiche, con anzi correzioni accolte e presentate dalle opposizioni. Una proposta che premia una Regione virtuosa e con i conti in ordine, che vuole continuare a crescere facendo crescere il Paese, non certo spaccarlo». Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, chiude a Bologna il seminario dedicato alla proposta dell’Emilia-Romagna sul regionalismo differenziato in vista della possibile intesa con il Governo. Un incontro, organizzato dalla stessa Regione, occasione di confronto con la società emiliano-romagnola: istituzioni e amministratori locali, i rappresentanti dei lavoratori e delle categorie economiche, il mondo accademico. Convegno al quale, all’ultimo, non ha potuto partecipare la ministra per gli Affari regionali, Erika Stefani, per ragioni di salute.

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«Chi nelle ultime settimane si è lanciato in una campagna che, quella sì, punta a dividere le cosiddette Regioni ricche da quelle povere, ho l’impressione che la proposta dell’Emilia-Romagna non l’abbia nemmeno mai letta. Se lo facesse- sottolinea Bonaccini- scoprirebbe che noi chiediamo 15 delle 23 competenze possibili, che mai abbiamo aperto il capitolo del residuo fiscale e che non chiediamo un euro in più allo Stato, sottraendo fondi al bilancio nazionale, magari a danno di altri territori. Chiediamo, invece, risorse certe per fare una programmazione seria. Come? Potendo gestire direttamente qui le risorse già ora spese dallo Stato per le competenze che proponiamo ci vengano trasferite, convinti di poterlo fare meglio, per rendere più efficienti i nostri servizi e più rapide le risposte della pubblica amministrazione ai cittadini e alle imprese, potenziando il welfare e la sanità regionali e per poter aiutare chiunque abbia davvero bisogno. Mi piacerebbe vedere tutti impegnati in questo sforzo, che è anche lo sforzo per tagliare sprechi e inefficienze, e siamo convinti che il nostro sia un percorso che altre Regioni, del Sud, del Centro e del Nord, possano avviare. Non a caso, tante hanno iniziato a farlo. Chi banalizza la proposta di un intero territorio dovrebbe, appunto, approfondirne prima i contenuti. Prendiamo la scuola: l’Emilia-Romagna non vuole un sistema scolastico regionale, assumendo gli insegnanti e imponendo suoi programmi; per noi il sistema scolastico nazionale non si tocca, noi vogliamo invece gestire la programmazione degli organici e degli investimenti, potendo formare i tecnici specializzati che il nostro sistema produttivo non trova e cerca altrove. Lo stesso con i medici: ne servono di più, siamo nelle condizioni di formarne un numero maggiore e vorremmo poterlo fare. Questa è la proposta dell’Emilia-Romagna: la si giudichi come tale, altrimenti non si capisce perché una regione che vuole fare meglio debba essere penalizzata».

 

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