Badanti, Callori (Fd’I): «Modello welfare da cambiare strutturalmente»

Il consigliere regionale uscente e candidato di Fratelli d’Italia: «Il modello di welfare che conosciamo non può più durare»

Fabio Callori

«Il modello di welfare che conosciamo – interviene nel dibattito Fabio Callori, consigliere regionale uscente di Fratelli d’Italia e candidato alle prossime Elezioni Regionali - non può più durare. E sbagliano quelle forze politiche come il Pd che sembrano non voler affrontare pragmaticamente i cambiamenti in atto, rivoluzionando quelle politiche clientelari di distribuzione di risorse a pioggia, senza considerare l’evoluzione della società. Abbiamo letto i dossier e i rapporti pubblicati in questi anni in Emilia Romagna da diversi soggetti del sociale che intrattengono rapporti con la Regione. Centinaia di pagine che prospettano un ‘riequilibrio dei sistemi di welfare’ utilizzando i ‘paroloni’ del nuovo lessico welfaristico che vogliono dire tutto e, soprattutto, niente. Perché nella pratica il sistema emiliano romagnolo non è cambiato. Tutti riconoscono che la composizione della società è mutata, aumentano le persone in età avanzata mentre le culle sono vuote. La crisi economica ancora in atto e le politiche punitive in tema di tassazione hanno messo in ginocchio il ceto produttivo e la classe media. E’ cambiato il mondo del lavoro con più disoccupazione e precarietà, mentre sono aumentate le richieste di sostegno e contributi con l’arrivo di immigrati da paesi comunitari e extracomunitari che si inseriscono, per la gran parte, nelle fasce più deboli della popolazione assorbendo parte delle risorse e dei servizi. Il sistema non regge più e se non ci si affretta a cambiarlo concretamente si potrebbero prospettare tempi davvero bui. In questi giorni è stato sollevato il problema delle ‘badanti’. In alcuni articoli pubblicati dalla stampa è emersa la preoccupazione dell’innalzamento dell’età di questi lavoratori, per lo più donne provenienti da paesi esteri, che accudiscono i nostri anziani ma che stanno esse stesse invecchiando e quindi presumibilmente diventeranno fruitrici del welfare, pur senza avere versato contributi sufficienti e senza aver maturato il diritto a una pensione, avendo oltretutto inviato quanto guadagnato nel proprio paese di origine. Un fenomeno, quello delle rimesse all’estero, che accomuna la stragrande maggioranza degli stranieri che lavorano in Italia. Serve dunque una rivisitazione strutturale del sistema che tenga conto dei fattori di cambiamento, delle nuove professioni e dei nuovi servizi che il pubblico deve fornire, ma soprattutto servono molti più controlli a monte perché si contrastino i troppi casi di abuso e di prestazioni assistenziali immotivate o fraudolente. Vedi le pensioni assistenziali, ovvero quelle non coperte da contributi, versati a stranieri giunti in Italia con le ricongiunzioni famigliari, che hanno l’età per richiederle, e che, una volta che le hanno ottenute, tornano in patria continuando a ricevere indebitamente l’emolumento, forse anche fin dopo il loro eventuale decesso. Risorse pubbliche sprecate, ma anche storture del sistema burocratico addetto al sociale che non possono più essere più taciute e devono essere affrontate e corrette al più presto. Inutile nascondere i problemi dietro le grandi dichiarazioni di principio, senza agire, come fanno la classe dirigente regionale del Partito Democratico e tutta la galassia del sociale che le orbita intorno. Il nuovo Governo in Regione, dopo le elezioni del 26 gennaio, dovrà assolutamente affrontare questo problema con grande pragmatismo, mettendo attorno a un Tavolo tutti gli attori coinvolti. Ma non potrà certamente farlo una Regione a guida PD che ha dimostrato in questi anni di essere incapace di una vera svolta e di un reale cambiamento».

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