Baldino (Ausl): «Siamo agli ultimi dettagli per il protocollo sul nuovo ospedale»

Il direttore generale dell’Ausl di Piacenza sulla scelta del nuovo ospedale: «Sicuramente la decisione presa dal Comune non sarà sbagliata, ma non dò suggerimenti. Però vorrei che la fase di progettazione fosse molto partecipata». L’iter burocratico e il progetto del nosocomio porteranno via più tempo della costruzione vera e propria

«Dovremmo essere agli ultimi dettagli del protocollo tra Comune di Piacenza, Ausl e Regione Emilia-Romagna sulla realizzazione di un nuovo nosocomio in città». Il direttore generale dell’Ausl di Piacenza Luca Baldino rompe il silenzio sullo stato delle trattative tra gli enti sul nuovo ospedale. Il sindaco Patrizia Barbieri aveva dichiarato che entro l’autunno la questione si sarebbe risolta e Piacenza avrebbe conosciuto l’area che ospiterà la struttura in grado di pensionare l’attuale ospedale, situato in centro. Il primo step è la definizione del protocollo in cui si sancisce la necessità di costruire un nuovo nosocomio. «Potremmo arrivare velocemente – chiarisce l’ingegner Baldino - direi “molto velocemente”, a firmare il protocollo, che rappresenta un momento di non ritorno delle intenzioni. Il protocollo è infatti l’atto con cui formalmente le tre realtà – Comune, Regione e Ausl - si impegnano a realizzare il nuovo ospedale. Poi il passaggio successivo sarà identificare l’area. Il Comune deve ancora definire la sua area: noi come azienda abbiamo dato le nostre caratteristiche ideali per ospitare il nosocomio. Sono caratteristiche molto semplici: dovrà essere accessibile, a ridosso dell’autostrada e della tangenziale, dovrà essere situato in un’area grande e priva di vincoli di alcun tipo. Poi, una volta definita l’area, si può finalmente partire con la fase tecnica, che sarà molto lunga». Luca Baldino-13

Il direttore Baldino ha fretta di mettere in moto l’iter. «Si tenga conto – precisa – che ci vorranno otto anni, secondo le nostre stime, per avere pronto e funzionante il nuovo ospedale. E di questi otto anni, in realtà, per la costruzione ce ne vogliono solo tre-tre e mezzo, mentre per la gara di progettazione e la progettazione vera e propria, ne occorreranno molti di più». L’ingegner Baldino ri-sottolinea la volontà di aprire il più possibile il confronto sul progetto. «Insisto, vorrei che la fase della progettazione, una volta scelta l’area, fosse la più partecipata possibile. Capita una volta in 50 anni di fare un nuovo ospedale, prendiamoci pure tre mesi in più e confrontiamoci con le associazioni e i cittadini. Sicuramente io voglio portare avanti un confronto con gli operatori dell’azienda, anche le caposala-coordinatrici mi devono dire quali sono secondo loro i percorsi interni migliori per facilitare il lavoro di tutti».

Da molti mesi la politica locale s’interroga sulle possibili aree. Il Consiglio comunale di Piacenza ha stralciato dal dibattito, con un voto, due delle quattro ipotesi sul tavolo fino a questo momento: rimangono l’area della Madonnina-Farnesiana (di proprietà dell’Opera Pia Alberoni) e quella indicata dalla Giunta tra strada Valnure e La Verza (terreni agricoli di proprietà). Tagliate fuori le aree militari della Pertite e della caserma Lusignani. Si teme di non arrivare in tempo per la fine del mandato della Regione Emilia-Romagna, che il prossimo anno andrà al voto. «Prima scegliamo - dichiara Baldino - e meglio è, poi va detto che la Regione non ci ha dato scadenze. Non c’è una data precisa per cui rischiamo di perdere il finanziamento. C’è un impegno della Giunta Bonaccini, ribadito molte volte, di fare il nuovo ospedale. Io ho fretta più che altro perché poi ci vogliono otto anni per costruirlo e averlo pronto. Solo per quello. L’ospedale di adesso, veramente, ci porta a diverse difficoltà: non abbiamo più spazi».

Direttore, si sente di esprimere un giudizio favorevole su un’area piuttosto che un’altra? «Non posso suggerire. Ho solo detto che lo voglio accessibile – risponde Baldino - perché due utenti su tre dell’ospedale vengono da fuori, fuori provincia e fuori regione. E deve essere molto grande, almeno 150mila metri quadrati, per avere un domani anche molto spazio a disposizione per ingrandirlo in caso di bisogno. Ovviamente non può essere in centro. Rispettati questi vincoli, non ci sono problemi per me e per l’azienda Ausl. Sicuramente ci sono delle aree migliori di altre, ma io sono tranquillo da questo profilo perché, per come si sta orientando la scelta, non c’è il rischio che emerga dal dibattito e dalla decisione finale un’area sbagliata. Per il resto poi, la scelta è del Comune».

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