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Bersani alla Festa Pd: «C'è un disagio nel partito: Renzi non ha il fisico per dare certi giudizi»

L'ex segretario, ospite della seconda serata della Festa Democratica, punzecchia il premier Renzi: «Ci sono molti militanti a disagio, non dobbiamo diventare il Partito della Nazione. Renzi è un uomo solo al "guinzaglio" e chiede troppe fiducie in Parlamento: non ha il fisico per dare giudizi su uno come D'Alema»

È ritornato anche quest'anno alla Festa Democratica della “sua” Piacenza anche l’ex segretario del partito – ed ex candidato premier alle elezioni del 2013 - Pierluigi Bersani, che proprio dal dibattito della seconda serata, ha voluto togliersi – soprattutto nella fase iniziale del suo intervento – qualche piccolo sassolino dalla scarpa e lanciarlo nella direzione di Matteo Renzi, segretario e premier in carica. In apertura Bersani ha però ricordato con affetto il fotoreporter Prospero Cravedi, scomparso di recente, donando una targa commemorativa alla moglie. «Impegniamoci – ha detto con commozione - a ricordarlo come si deve: Prospero ha raccontato Piacenza».

E proprio dal tema della comunicazione “renziana” è iniziata l’intervista condotta dal giornalista Carlandrea Triscornia. «La miglior comunicazione – ha dichiarato Bersani davanti a una platea di un centinaio di uditori - sono i fatti e dare la consapevolezza di conoscere i problemi. Il Pd è un partito plurale: c’è un bel pezzo di nostri militanti ed elettori che sono a disagio in questo momento. Non vogliono andare da nessuna altra parte però non vogliono essere portati in alcune direzioni. Il Pd è un partito di centrosinistra nato nel solco dell’Ulivo, che ha un suo programma, una sua identità e i suoi riferimenti sociali: non possiamo essere un partito che prende alcune pieghe generiche come quelle del Partito della Nazione. Chi è a disagio in questo momento è gente che ama il collettivo, il gioco di squadra e non sempre si apprezza questo modo di fare di Renzi». Pierluigi Bersani-4

«Caro Matteo – ha rincarato la dose il bettolese - bisogna che riconosci che c’è questo problema e fai qualche sforzo per affrontarlo. Io il Pd lo voglio tenere assieme, però un problema c’è e ho sentito anche in giro che è così per molti. Uno come D’Alema non può essere trattato a pesci in faccia: ci vuole rispetto per un ex presidente del Consiglio, controverso fin che volete, ma una persona di prima piano, che non va insultata, soprattutto se non hai il fisico per dare certi giudizi e patenti».

«Renzi segretario e presidente, così può fare tutto?», ha chiesto Triscornia. «No, è entrambe le cose perché è una scelta obbligata dal nostro statuto, regola che non ho mai condiviso. Io da capo del governo mi sarei comunque dimesso da segretario. Così il lavoro della segreteria Pd è paralizzato: il partito ha bisogno di libertà nei confronti del governo». Un partito che non deve essere legato per forza di cose a correnti nette e definite. «Abbiamo bisogno delle intelligenze della gente, non di “bersaniani”. Dobbiamo dare l’idea di un collettivo convinto dalle idee, non dalle logiche di corrente. Queste sono fuori dal nostro modo d’essere: ci vuole però un elastico tra governo e partito, con lealtà. Non possiamo fare altri voti di fiducia, siamo al 38esimo. Non passiamo andare avanti a chiedere la fiducia».

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«Sono sicuro – ha proseguito nel suo intervento - che Renzi è meglio di Salvini, Berlusconi e Grillo, ma non possiamo sperare che saremo sempre i migliori e i vincenti in eterno se sbatte fuori i componenti nostri dalle commissioni. Non voglio dettare il compito, ma sarò padrone di dire la mia, come la penso. Come è venuta fuori la questione della legge elettorale, le regole delle Primarie e altre situazioni…Spesso si dice che è “l’uomo solo al comando”, ma qua c’è l’uomo solo al guinzaglio. Chi dirige il traffico sono quattro salotti che dirigono il potere economico e mediatico italiano. Sono troppo convinto di questa cosa qui. Qualcuno dice che questi “sono i capricci di Bersani”: ricordiamoci che se si va al ballottaggio con i 5stelle, i leghisti non so se voteranno per noi… Il grillismo non è un movimento transitorio, hanno una logica ben precisa che c’è in tutta Europa».

Bersani è intervenuto anche sulla questione immigrazione. C’è un tetto alla solidarietà? «No, il problema è solo che organizzazione ti dai. Bisogna solo prepararsi per questo fenomeno che sarà duraturo. La migliore risposta l’ha data il bambino siriano che ha spiegato che se “fermiamo la guerra, torniamo a casa”. Non dobbiamo raccontare la favole dicendo che si può accogliere tutti o che si possa fermare del tutto l’immigrazione. Questi scappano dalle guerre, gli bombardano casa, come fanno a non scappare? Purtroppo manca l’Europa in questa concezione degli assetti del mondo, al contrario di ciò che faceva nella prima parte del ‘900». È stato giusto abbattere alcune dittature? «Il problema non è nato con la Primavera Araba. Si è accelerato questi problemi con la guerra in Iraq. Se Tony Blair è di sinistra ma crea prove false con Bush per legittimare la guerra in Iraq, allora non mi va mica tanto bene che sia di sinistra».

Ma il discorso è tornato sulle questioni politiche di casa nostra. «Serve rigore quando si governa: amico di tutti, parente di nessuno. Non posso andare a fare i complimenti a Marchionne che porta via la sede fiscale dall’Italia. Qua finisce sempre a tarallucci e vino, dobbiamo dare un po’ di rigore a questo Stato, altrimenti la ricchezza viene portata fuori dal circuito sociale». Come si può fare? Norme più rigorose che entrino con il cacciavite nelle questioni».

«La politica è solo comunicazione – ha detto nella parte finale della sua intervista - non ci sono partiti radicati sul territorio e perciò ora ci si accorge della periferia solo quando scoppia. La Lega non è solo immigrazione e migranti: ha lasciato nel retropensiero di una politica “pane al pane”, “vino al vino” e concreta. Se uno è incazzato per le buche delle strade e le cunette non curate, in questo momento, gli viene in mente di votare Lega. Dobbiamo stare attenti».

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Scuola, Malpezzi alla Festa del Pd: “Riforma che concede possibilità a tutti”

"Una riforma che finalmente rilancia l'autonomia scolastica e, soprattutto, che non lascia indietro nessuno". Concetti rimarcati con forza e orgoglio dalla parlamentare del Partito Democratico Simona Malpezzi, “la prof prestata alla politica" - come si è definita - intervenuta venerdì sera alla Festa del Pd sotto il Pubblico Passeggio per parlare della riforma della Buona Scuola che ha contribuito a scrivere. Un dibattito, quello moderato dalla giornalista Paola Pinotti affiancata da Maurizio Fiaschè e dall’assessore comunale Giulia Piroli, che si è rivelato particolarmente acceso dal momento che i sindacalisti di categoria, invitati dall'organizzazione e presenti in platea (Manuela Calza per la Cgil e Stefano Vantadori per la Cisl), non hanno mancato di mettere in evidenza "le lacune della riforma" così come fanno da mesi.

Critiche alle quali Malpezzi ha ribattuto colpo su colpo difendendo l'impianto della riforma, a partire dall'ambizione, "una volta per tutte, di risistemare un settore che tutti sostenevano essere cruciale per lo sviluppo del Paese, ma che abbiamo trovato sfasciato". Per la deputata lombarda si tratta di una riforma che "concede chances a tutti, tanto agli insegnanti quanto agli studenti". "Forse potremo fare di più - ha detto - ma finora abbiamo inserito, con le coperture già presenti nella Legge di Stabilità, 4 miliardi di euro che garantiranno alla scuola quell'autonomia che da sempre pretende". Si è quindi soffermata su uno dei temi caldi, quello delle assunzioni: "Il numero insegnanti deve essere tale da consentire di avere una didattica di prim'ordine. I posti che noi mettiamo a contratto, il che significa a tempo indeterminato, sono 160mila. È la più grande assunzione che la storia ricordi. Anche di fronte alla sentenza della Corte Europea dovevamo subito garantire continuità didattica e lo abbiamo fatto". Dopo aver risposto ai sindacati che parlavano di "manovra che in realtà non assume, ma semplicemente stabilizza dopo anni e anni di precariato", Malpezzi ha anche toccato la questione delle sedi e dei docenti costretti a spostarsi di centinaia di chilometri per avere la cattedra garantita. "È vero, c'è chi non si vuole spostare da casa verso una sede che considera troppo lontana. In realtà sul totale, questa quota è del 12%. Comunque sia consentiremo una supplenza di un anno e poi l'ingresso in un grande piano di mobilità complessivo. Che poi ci siano gli insegnanti del Sud al Nord, quello è un fenomeno che c'è sempre stato. Sentire parlare di esodo o di deportazione è un'esagerazione. Non mi sembra un'ingiustizia".

Malpezzi ha poi sostenuto che la riforma "non prevede la valutazione degli insegnanti, bensì la premialità: 200milioni alle scuole  (22mila euro a scuola) affinché ognuna decida, con un comitato di valutazione, quali siano gli insegnanti più meritevoli. È la scuola nelle sue componenti che sceglie. Inoltre noi non aumentiamo di nessuna prerogativa i poteri del dirigente scolastico". Infine, sulla richiesta proveniente dalle associazioni di studenti di potenziare il sistema di alternanza scuola-lavoro, l'ospite ha concluso sostenendo "che i percorsi di studio professionali e umanistici hanno la garanzia di avere pari dignità".

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