Bersani (Fi): «Necessaria una radicale revisione di una burocrazia regionale che fa chiudere le imprese»

Leonardo Bersani, imprenditore agricolo e candidato di Forza Italia alle prossime Regionali, si presenta: «Lo statalismo regionale sta uccidendo la libera imprenditoria»

Leonardo Bersani

«Se come ha pomposamente sbandierato il presidente Bonaccini, la nostra Regione è la locomotiva dell’Italia, viaggiamo ancora su quelle alimentate a vapore, rifornite da un drammatico ed incontrollato moltiplicarsi di apparati burocratici, con il conseguente aumento di intoppi, impegni, adempimenti e costi per le imprese. Bisognerebbe invece abolire tutte le leggi regionali nei settori già normati a livello nazionale, evitando anche conflitti e sovrapposizioni che spesso rendono confuso il quadro legislativo a cui fare riferimento e cercare di razionalizzare e coordinare i giusti controlli, evitando che più enti svolgano le stesse funzioni». Ha le idee chiare Leonardo Bersani candidato a consigliere regionale per Forza Italia forte della sua pluriennale e consolidata esperienza di imprenditore, prima nell’azienda di famiglia la Bassi Luigi&C Spa di San Rocco al Porto leader nella fornitura di raccordi e tubazioni per gasdotti, oleodotti, produzioni di energia e impianti industriali (da poco acquisita dalla Allied Group di Nibbiano), ma soprattutto nel settore agroalimentare, con un importante allevamento di vacche da latte nella stalla-modello “Villa Giardino” a San Polo di Podenzano e vicepresidente del Consorzio Agripiacenza latte uno dei leader italiani nel comparto.

«Dopo cinquant'anni di un’incontrastata egemonia di sinistra nella conduzione della nostra regione Emilia Romagna, ora è venuto il momento di una svolta, perché lo “statalismo” regionale sta uccidendo la libera imprenditorialità che si nutre di innovazione e dinamismo che va concretizzata e supportata da una burocrazia più snella, aderente ai tempi e non generatrice di un apparato che si autoalimenta e che ha generato deleteri sottopoteri che di fatto impediscono la realizzazione di progetti innovativi». «Un esempio concreto: l’immobilismo regionale per la deroga agli spandimenti dei liquami. Le piogge insistenti di ottobre e novembre hanno impedito lo spandimento degli effluenti zootecnici sui campi, mentre con il primo dicembre sono scattati i divieti al loro impiego, divieto che prosegue anche in gennaio. La conseguenza, è che i vasconi di raccolta dei reflui sono al limite della loro capienza, mentre le semine sono in ritardo», rincara.

«Nel Piacentino gli agricoltori hanno giustamente lamentato  - prosegue - una condotta orientata a ritardare le autorizzazioni, in attesa che le condizioni meteo rendano impossibili gli spandimenti. E’ una burocrazia che considera i reflui zootecnici un rifiuto, quando sono una inestimabile ricchezza per la fertilità dei suoli. E intanto in Regioni limitrofe si legifera in maniera diversa. E’ mai possibile- ribadisce Bersani- che ci sussistano criteri diversi a pochi km.di distanza? Che non si possa arrivare a stabilire criteri omogenei, che non si rivedano i parametri che stabiliscono quelle che sono le zone “vulnerabili” fermi a decine di anni fa? Ecco tutto questo è l’esempio di una burocrazia immobilistica che questa conduzione politica ha cristallizzato nei suoi poteri».

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Eppure ribadisce Bersani «le Regioni hanno la possibilità di incidere in modo concreto nello snellimento degli iter burocratici che sono ormai anacronistici e che significano costi per le aziende, ritardi nelle programmazioni». «E’ possibile - si chiede Bersani - che per ottenere l’AUA (autorizzazione unica ambientale) nella necessaria conferenza dei servizi, siano coinvolti ben 29 enti che dipendono direttamente o indirettamente dalla Regione? E che dire degli stessi controlli effettuati negli aziende magari a distanza di solo pochi giorni da enti diversi? E poi ci si chiede perché gli imprenditori chiudono e perché manca il ricambio generazionale. In Regione spero di portare tutto il buon senso ed il pragmatismo che caratterizza gli imprenditori piacentini, per dare un’alternanza ad un sistema ormai “mummificato”, statalista, quasi “bulgaro” nel suo procedere. Un vento di libertà che consenta più dinamismo e meno burocrazia».

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