Bersani (LeU): «Il Pd ha rotto i ponti con l’idea di sinistra e cancellato i suoi legami sociali»

Pier Luigi Bersani con Francesco Cacciatore e Alessandro Ghisoni al quartiere dell’Infrangibile: «Ce l'ho più con Gentiloni che con Renzi, avrebbe potuto cambiare già le cose»

Ghisoni, Cacciatore e Bersani

Pierluigi Bersani, piacentino ed esponente nazionale di “Liberi e Uguali”, ieri a Piacenza ha partecipato a un evento al Teatro dell’oratorio della Sacra Famiglia – quartiere Infrangibile -  dal titolo “Fuori dal bosco!”. Insieme a lui i candidati piacentini alla Camera e al Senato Francesco Cacciatore e Alessandro Ghisoni. «Tranne noi – ha detto Bersani alla platea - ditemi chi è chi sta occupando della questione sociale. Lavoro e precarietà non sono più temi da campagna elettorale, tranne che per Liberi e Uguali. Si stanno sottovalutando i problemi sociali». Bersani ha parlato della scissione dal Pd. «Io sono sempre qui, sono gli altri che si sono spostati. Non sono andato da nessuna parte, siamo rimasti legati a un’idea di una sinistra plurale e di governo. Che cazzata cancellare l’articolo 18: per noi il lavoro è il perno della proposta. Non c’è mai stata così tanta disuguaglianza in Italia: la globalizzazione ha fatto mangiare più gente nel mondo, ma la forbice tra i più ricchi e gli altri si è allargata. In questo contesto si è anche allargato il campo delle incertezze per le persone: l’incertezza di avere un lavoro, di guadagnare, di risparmiare. E in questa fase è emersa la destra regressiva che promette protezione contro un nemico, contro qualcuno».

«Al centrosinistra – ha proseguito Bersani -  non so quando gli ricapita di avere cinque anni di governo. Con sofferenza dico che ha rotto i ponti con quell’idea di sinistra di governo, in base alle cose che ha fatto (Jobs Act, Buona scuola, ecc.) e ha rotto i suoi legami sociali (come ti viene da dire una cazzata come quella che Marchionne ha fatto più dei sindacati che mettono il gettone nell’Iphone…). La legge elettorale taglia ulteriormente i ponti con gli elettori: insomma, hanno tagliato il ramo su cui erano seduti. Con noi non hanno parlato di legge elettorale, l’han fatto con la destra. Calderoli e Verdini hanno venduto la fontana di Trevi a Rosato, con questa legge, che è favorevole al centrodestra. Il giaguaro (Berlusconi, ndr) era stato smacchiato, era fuori dal Parlamento: sono andati a riprenderlo e l’han portato al Nazareno nella sede del Pd per fare l’accordo. Se gente come Lorenzin, Casini è stata candidata nel Pd, saranno subito pronti a fare un governo con il centrodestra dopo il 4 marzo».

«Dobbiamo proseguire dopo il 4 marzo a costruire quest’area progressista di governo, attorno alle cose che proponiamo. C’è poco lavoro e precario, basta bonus e sgravi per 27 miliardi che non hanno portato a “un tubo di niente”. Ci vuole un piano di investimenti – su territorio e ambiente in particolare -». Bersani ha parlato anche dello spopolamento dell’Appennino: «per 5-6 anni azzerare tutte le tasse per le attività e liberalizzazioni nel commercio. Un negozio può vendere quello che vuole». Per quanto concerne il lavoro anche «Via le false cooperative e false Srl, rivedere i subappalti». «La sanità sta degradando, il problema sta diventando serissimo. Va rivista tutta la politica dei ticket, garantire i turn over degli operatori (la mancanza di medici di famiglia) e basta con il sotto-finanziamento del sistema». Rimane nel programma l’ipotesi di una patrimoniale: «Diamo progressività al sistema».

Infine, ancora un appello a non ascoltare «il giochino del voto utile». «Non c’è coalizione attorno al Pd – ha concluso Bersani - ma un modo per tirare su voti con questo sistema elettorale. Anche Prodi ha detto che vota “Insieme”: Ma dai, su! Stai votando Pd, che problemi hai a dirlo? Ora vedrete che Renzi questa settimana prima del voto sparirà, mostreranno di più Gentiloni. Io ce l’ho più con Gentiloni che con Renzi, avrebbe potuto rompere il patto con la destra, correggere con la legge di bilancio le cose sul lavoro, sulla Fornero, sul Jobs Act, avrebbe potuto andare avanti senza farsi votare la fiducia».

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