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Martedì, 7 Dicembre 2021
Politica

«Bisogna invertire la rotta sulla qualità della vita, altrimenti Piacenza avrà solo 70-80mila abitanti»

Assemblea plenaria di “Alternativa per Piacenza” sullo sviluppo economico: «Città demograficamente in declino e con una qualità della vita in picchiata, nonostante le classifiche»

Interventi, dibattito, analisi e proposte. Presenza in crescita all’assemblea plenaria di “Alternativa per Piacenza” – il gruppo che sta lavorando per un progetto di centrosinistra alle Comunali 2022 - in occasione della presentazione del gruppo coordinato da Mino Politi e Giovanni Toscani su sviluppo economico, marketing territoriale e politiche di bilancio del Comune di Piacenza, eri sera al Teatro T34. L'apertura non poteva non essere dedicata «allo scempio che si è consumato in Senato con la bocciatura del ddl Zan».

La serata è poi proseguita con la comparazione degli ultimi tre bilanci delle amministrazioni comunali di Piacenza, Parma e Reggio Emilia, attraverso cui ApP ha lanciato un messaggio chiaro. «Alla Giunta Barbieri è mancata capacità di scelta e quindi investimento. Ultimo esempio è l’asilo di Borgotrebbia, che avremmo potuto farci finanziare integralmente, su cui ci siamo accontentati di chiedere poco più della metà e che invece toccherà ai piacentini pagare per intero, essendo riuscita, la Sindaca coi suoi sodali, a perdere l'intero bando. La capacità di progettare e quindi di “spendere bene” del Comune è ai minimi termini, colpa anche dello “scaricabarile” sui dipendenti che ha portato alla fuga di cervelli a disposizione di palazzo Mercanti. Piacenza è una città demograficamente in declino e con una qualità della vita in picchiata, nonostante le classifiche. Ora abbiamo due scelte davanti, la prima è quella di accontentarsi dello status quo, con la Piacenza del futuro ridotta sui 70/80mila abitanti a dover fare di conto con le conseguenze economiche e sociali di questa emorragia di persone. La seconda è puntare su azioni forti di rilancio del tessuto economico e turistico, promozione del territorio e attrattività per imprese ad alto valore aggiunto. L’alternativa c’è. Serve coraggio».

Quello presentato ieri non è ancora il programma di Alternativa per Piacenza, ma il frutto di mesi di lavoro di cittadini ed esperti, insieme. «Il programma è work in progress – è stato spiegato in avvio dell’assise civica - oggi discuteremo i lavori di un primo gruppo, sono idee che andranno affinate, elaborate e messe in mano al candidato. Questo è un passaggio fondamentale che crea linee di indirizzo che saranno messe a confronto con cittadini, categorie economiche e sociali per un programma definitivo davvero di tutti, che si concluderà pochi giorni prima del voto». Ampio il dibattito. «Negli ultimi anni abbiamo assistito a una fuga dagli uffici comunali, occorre investire sulle competenze interne e, se occorre, trovarne di esterne».

L’allargamento dello scalo ferroviario per la logistica, la riduzione del trasporto su gomma e uno stop a nuovi insediamenti del comparto, e ancora “il rilancio dei rapporti tra Piacenza e le Università”, che diventeranno «il polo logistico delle idee. Dentro alla scuola vanno stoccate le idee, da qui devono partire le “cose da fare” sul territorio». Piacenza come “città museo, valorizzarla significa lavoro, commercio e indotto”. Valorizzazione del Po e rigenerazione urbana, rilancio di Piacenza Expo e ancora Via Francigena e ospedale vecchio tra gli argomenti emersi nell’incontro. Unanime, il plauso al metodo e al lavoro utilizzato dal primo gruppo di lavoro che ha presentato i progetti alla Plenaria. La porta di ApP è sempre aperta, per partecipare basta inviare una richiesta a alternativaperpiacenza@gmail.com .

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