Boiardi accusa: “scuola, il Governo ruba il futuro dei nostri figli”

“Ancora una volta è il mondo della scuola il primo a scontare l’inadeguatezza politica e sociale di questo Governo di centrodestra, incapace di tutelare davvero i valori dell’istruzione e della cultura, nascondendosi dietro l’alibi di tagli dovuti a necessità di bilancio”. Ma il problema sono anche gli insegnanti precari

Si farà portavoce in Consiglio provinciale delle istanze dell'Associazione Docenti Precari non Abilitati di Piacenza e del MIDA (Movimento Italiano Docenti Da Abilitare), Gianluigi Boiardi. Sono stati gli stessi rappresentanti dei due gruppi a chiedergli di spendersi per la tutela dei loro diritti. E Boiardi, Insieme per un Nuovo Ulivo e rappresentante dell'opposizione a corso Garibaldi, ha accettato di buon grado: “non si tratta di tagli ma di autentici furti ai danni del futuro dei nostri ragazzi. A questo proposito ho dato la mia piena disponibilità a rappresentare in consiglio provinciale le posizioni di questi docenti e avrò con loro un incontro già fissato il 26 agosto”.

In attesa dell'incontro, le due sigle ADPA e MIDA hanno redatto un lungo bollettino sulla situazione della scuola. Boiardi ha replicato: “ancora una volta è il mondo della scuola il primo a scontare l’inadeguatezza politica e sociale di questo Governo di centrodestra, incapace di tutelare davvero i valori dell’istruzione e della cultura, nascondendosi dietro l’alibi di tagli dovuti a necessità di bilancio”.

Il primo problema è il precariato del corpo insegnanti, denunciano i rappresentati dei docenti: “sono circa diciottomila gli insegnanti precari di terza fascia che attualmente lavorano nelle scuole pubbliche e il nostro datore di lavoro non è un privato cittadino ma lo Stato Italiano che per anni ci ha assunto e fatto lavorare e alla fine ha dimostrato preferire il nostro licenziamento piuttosto che la strutturazione di un percorso abilitante rispettoso delle nostre esigenze e diritti. Solo a Piacenza le persone che si trovano in questa situazione sono almeno trecento, ossia un docente su tre”.
  Si tratta di discriminazione, perché i docenti abilitati hanno sempre avuto la priorità nell'assegnazione di cattedre e supplenze  

L'abilitazione può essere intesa come una beffa, fanno intendere i docenti nella loro lettera di protesta: “la mancata abilitazione non è l'unica beffa che queste persone si ritrovano a dover subire, ciò che infatti il prossimo anno e tutti quelli a venire impedirà a chiunque di loro di poter anche solo sperare di poter lavorare è una una modifica del sistema di reclutamento in base al quale i docenti di prima fascia potranno produrre non una ma ben quattro domande di insegnamento in diverse province, mentre a chi è in terza fascia ne viene concessa una soltanto. Non si tratta quindi di favoritismo, ma di discriminazione, perché i docenti abilitati hanno sempre avuto la priorità nell'assegnazione di cattedre e supplenze”.

Saranno i docenti di prima fascia, dunque quelli abilitati ma spesso privi di esperienza sul campo, a scalzare gli insegnanti “di terza”, senza la certificazione ma con la pratica ormai consolidata. “Ciò significa che ben diciassettemila docenti che hanno lavorato quest'anno verranno sostituiti”. Inoltre chi perde il lavoro ha diritto ad una indennità e quindi verrà provocato un esborso di denaro pubblico sotto forma di indennità per la disoccupazione non inferiore a 110 milioni di euro che verranno dunque spesi per privare del lavoro chi già da anni esercita una professione ed assegnarla a chi quest'ultima non l'ha mai svolta.
  La cosa risulta tanto più assurda poiché numerose sentenze del TAR hanno dichiarato illegittimo il decreto che stabilisce tale norma  

“La cosa risulta tanto più assurda poiché numerose sentenze del TAR hanno dichiarato illegittimo il decreto che stabilisce tale norma” conclude la lettera delle sigle insegnanti non abilitati di Piacenza.  “Le indiscrezioni che circolano sui nuovi percorsi abilitanti che dovrebbero essere addirittura di durata quadriennale sembrano beffarli ulteriormente riducendo a carta straccia le loro lauree e diplomi che con anni di studi e fatiche hanno conquistato. Con questa breve lettera vorremmo invitare i cittadini a partecipare alla nostra rabbia, dolore e indignazione, perché insieme al lavoro veniamo derubati della dignità e di qualsiasi speranza per il futuro”.
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