Borgo Faxhall, la proposta della Lega: «Realizziamo gli uffici comunali nell’ex mercato ortofrutticolo»

Il Carroccio contesta il progetto di riqualificazione dell'area di Borgo Faxhall. Zanelletti: «Utilizziamo 1,7 milioni di residui di Palazzo Uffici, vendiamo tre "gioielli di famiglia" per spostare gli uffici del Comune nell'ex mercato ortofrutticolo. Il terminal dei bus lo vogliamo al livello del terreno»

Pisani, Zandonella, Zanelletti, Boledi

“I misteri di Borgo Faxhall”. Non è un titolo di un film o di un libro realizzato da qualche fantasioso piacentino, ma la definizione con cui la Lega Nord descrive la vicenda della riqualificazione di Borgo Faxhall. Secondo il segretario provinciale della Lega Nord Pietro Pisani, ci troviamo di fronte a un danno economico ingente, a cui il Carroccio vuole provare a dare una soluzione: vendere tre palazzi comunali, utilizzare le risorse incamerate per unirle al residuo di bilancio dell’ex Palazzo Uffici, per andare a realizzare i nuovi uffici del Comune nell’ex mercato ortofrutticolo, insieme al terminal dei bus, costruito al livello del terreno.

«Ci vuole trasparenza verso i cittadini contribuenti – ha puntualizzato Angelo Boledi, commissario cittadino del Carroccio - su questo progetto che, attraverso gli anni e i vari passaggi di amministrazione, ha subito diverse variazioni. È incredibile che siamo tornati al progetto iniziale e dobbiamo pagare degli oneri per riavere ciò che era già nostro: in pratica abbiamo ripagato due volte lo stesso prodotto. Vogliamo fare chiarezza su alcuni passaggi ingarbugliati. Come Lega Nord ci siamo presi a cuore questa vicenda e Massimo Polledri sarà il nostro paladino in consiglio comunale in questa battaglia».

Vincenzo Zanelletti è stato per diversi anni in consiglio comunale a Piacenza a rappresentare la Lega, e ora si è preso l’incarico di seguire gli ultimi sviluppi della questione Borgo Faxhall. «L’idea del comparto è dell’83, c’è stata poi una variazione importante nel progetto in una delibera del ’94. Qua è cambiata la proprietà (quella precedente era "Piacenza Centro") e si è arrivati a un accordo: eseguiva alcuni interventi in cambio di uffici e abitazioni nella zona. Il Comune dà la licenza e finalmente parte il progetto. Ma c’è un “ma”. L’amministrazione non tenne conto – continua la cronistoria dal suo punto di vista Zanelletti – di due fabbricati importanti: il Berzolla (ex rimessa di locomotori) aveva dei vincoli della soprintendenza, così come ignorò che il parcheggio di fianco all’ortofrutticolo era di proprietà dei militari (solo ora il ministero della Difesa pare intenzionato a concedere l’uso, nda). Così l’imprenditore privato firmò l’accordo, ma non poté assolutamente intervenire sulla zona e dare la sua parte come sottoscritto, a causa di questi ostacoli. Alla luce della mancata autorizzazione sul Berzolla, nel 1996 spariscono dal progetto i parcheggi originari e si prova a riposizionarli in altre sedi, facendo di conseguenza traslocare gli spazi dedicati al verde e bloccando la riqualificazione di altre strutture. Coemi in quell’anno raggiunse un accordo con il Comune:  in cambio del mancato versamento degli oneri di urbanizzazione, s’impegnò a edificare alcune opere. Oggi non abbiamo nulla di tutto questo: l’area è in degrado, e il terminal dei bus non si vede».

«Coemi non ha avuto nessun danno – continua Zanelletti - non pagando e non facendo nulla ha tenuto in tasca dei soldi che godono di un certo interesse. Alla comunità il progetto di Bisotti, ovvero quello originario dell'83 e non quello del '96, ci costa 5,5 milioni di euro, dopo aver avuto per anni solo sterpaglie e degrado. Il nostro partito invece vuole l’autostazione al livello del terreno senza fare balconate – con relative spese -, esige i parcheggi dove erano previsti e riavere i nostri soldi. Il Comune infatti per riqualificare l’area dovrà pagare, se intende fare i lavori, 2 milioni di diritti edificatori, dopo che la licenza era già stata concessa a Coemi, 700mila euro i parcheggi, altri 2 milioni per costruire l’autostazione a balconata. I soldi ovviamente non ci sono. Da qui l’idea di vendere i due gioielli di famiglia, i palazzi  - ora sede degli uffici che si vogliono spostare a Borgo Faxhall, nda – di via Verdi e via Scalabrini».

La Lega fa una proposta per risolvere l’intricata vicenda. «Prendiamo – continua l’ex consigliere comunale - un milione e 700 euro dai residui di bilancio derivanti dall’ex Palazzo Uffici che sono rimasti in cassa. Ristrutturiamo l’ortofrutticolo (rimasto libero da alcuni mesi grazie allo spostamento a Le Mose, nda)  e realizziamo qui i nuovi uffici comunali.  Per recuperare i soldi vendiamo i gioielli di famiglia di via Verdi, via Scalabrini e magari l’ex Olivetti lo proviamo a vendere a un prezzo meno esorbitante». Zanelletti sottolinea un’altra anomalia, stavolta “provocata” dalla Provincia di Piacenza, che per circa dieci anni ha speso 2,5 milioni di euro per gli affitti dei suoi uffici a Borgo Faxhall. Con la stessa cifra – conclude Zanelletti - poteva comprarsi quegli immobili tranquillamente. Questo è il governo della sinistra, di allora in Provincia (amministrazione Boiardi) e di oggi in Comune. Coemi in tutti questi anni ha guadagnato tanto grazie a Borgo Faxhall, anche se Bisotti sostiene che il Comune è "tecnicamente inadempiente verso la società", e i cittadini invece ci hanno rimesso e basta».

La Lega Nord si sta confrontando e interrogando sul tema nella sua nuova sede di via Vaciago. «Zanelletti ha spiegato ai nostri giovani under 30 – racconta Luca Zandonella, coordinatore dei Giovani Padani - queste vicende: tanti non erano ancora nati quando sono stati proposti questi  progetti poco chiari. Le prossime settimane il nostro gruppo farà alcune proposte per ravvivare il centro storico e per il degrado dei quartieri vicini alla stazione. Inserire una pista ciclabile e i parcheggi blu qua e là come propongono Cisini e Dosi non sono certo la soluzione: non vediamo come i delinquenti possano fermarsi di fronte a queste proposte».

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