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Mercoledì, 10 Agosto 2022
Politica

Bosnia, alla commemorazione per i tre inviati Rai uccisi a Mostar presente anche Bergonzi

Una corona di fiori è stata posata a Mostar, davanti alla targa che ricorda gli inviati della Rai di Trieste Marco Luchetta, Dario D'Angelo e Alessandro "Sasa" Ota, morti 24 anni fa durante un bombardamento contro la zona est del capoluogo erzegovese. Alla cerimonia erano presenti Milenka Ota, moglie di Alessandro Ota, il deputato piacentino del Pd Marco Bergonzi, il capo della missione dell'Osce in Bosnia Bruce Berton e l'ambasciatore d'Italia Nicola Minasi. Sebbene in precedenza annunciato, non è intervenuto il sindaco di Mostar Ljubo Beslic né alcun altro rappresentante ufficiale dell'amministrazione locale. Dedicato alla memoria dei tre italiani, dei quali Bergonzi ha ricordato «il coraggio e l'amore con cui facevano il proprio lavoro», è seguito, presso il municipio di Mostar, un dibattito aperto al pubblico sull'importanza della libertà dei media e della liberta' d'informazione, organizzato dall'ambasciata italiana e dalla missione dell'Osce in Bosnia. All'inizio del dibattito e' stato proiettato il materiale originale girato dalla troupe il giorno della morte. Quel 28 gennaio 1994 i tre, che erano già stati diverse volte in Bosnia durante la guerra (1992-95), dopo aver girato un servizio nella zona occidentale di Mostar sull'orfanotrofio della città e ottenuto il permesso dalle truppe croato bosniache che da mesi assediavano la zona est musulmana, hanno attraversato il fiume Neretva. A Mostar est sono stati per alcune ore all'interno di un piccolo ospedale gremito di malati sistemati nei corridoi e dove le operazioni, nella sala allestita in cantina, si facevano alla luce delle torce. Quando sono usciti era in corso un violento cannoneggiamento. A bordo di una macchina blindata avuta in prestito dall'Unhcr, si sono diretti verso un vicino rifugio, nei sotterranei di un condominio. Scesi dall'auto, i tre si sono attardati per filmare un bambino che giocava poco distante nonostante il bombardamento. In quel momento, sparata dall'altra riva della Neretva, è caduta la granata che ha causato la strage. Sul muro di quel palazzo condominiale, nel 1999 è stata scoperta una targa alla memoria dei tre italiani, in sostituzione di una scritta apposta dalle autorità cittadine nell'immediato dopo guerra.

FONTE ANSA

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