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Montagna, Callori: «Regione non lungimirante. Piccoli centri abbandonati»

Le dichiarazioni Fabio Callori capogruppo di Fratelli d’Italia, candidato alle prossime elezioni regionali del 26 gennaio prossimo

«Le valli interne come quelle montane del piacentino si stanno spopolando. Nelle nostra montagna il fenomeno è più vistoso, questa tendenza, che va avanti da oltre mezzo secolo, ha fatto sì che questi territori, ospitino oggi soltanto un quinto della popolazione di Piacenza e dintorni. Nell’immaginario collettivo questo processo sembra essere naturale e ineluttabile, perché le opportunità offerte dalle aree urbanizzate e metropolitane appaiono decisamente migliori. Tuttavia il fenomeno porta con sé conseguenze economiche, ambientali e sociali importanti. L’abbandono di queste aree, infatti, significa indebolire le attività economiche – quali agricoltura, allevamento e turismo – che in questi contesti trovano la vocazione più naturale possibile. Al tempo stesso espone il territorio a rischi ambientali (incendi, dissesti idrogeologici, incuria del paesaggio) che si ripercuotono sull’intera collettività. Dal punto di vista sociale rende più costosi alcuni servizi essenziali per i cittadini, dai trasporti alle comunicazioni, dai servizi sanitari a quelli scolastici. Inoltre assistiamo a una concentrazione sempre più spinta nelle grandi città, con tutto ciò che ne consegue in termini di qualità della vita e dell’ambiente». Dichiara Fabio Callori capogruppo di Fratelli d’Italia, candidato alle prossime elezioni regionali del 26 gennaio prossimo.

«Allora domandiamoci ancora una volta, continua il consigliere, cosa ha fatto la Regione Emilia – Romagna e l’”ex” Governatore Stefano Bonaccini per sostenere l’agricoltura di questi territori. Inutile negare che i risultati ottenuti, non sono affatto soddisfacenti, dal momento le azioni fino a oggi adottate non sono state in grado di rallentare l’esodo e di rilanciare l’agricoltura in queste zone in modo tale da favorire un incremento nel numero di addetti. Risulta evidente che non è (solo) con i sussidi che si può invertire la tendenza, ma è necessario recuperare prima di tutto la funzione produttiva dell’agricoltura di montagna anche attraverso un’adeguata valorizzazione dei prodotti. Gli allevamenti bovini nelle zone montane, per esempio, producono meno latte rispetto a quelli intensivi di pianura, ma di qualità indiscutibilmente migliore, grazie ai pascoli, all’alimentazione e alle condizioni ambientali generali. Eppure il prezzo del latte imposto dai grandi gruppi è pressappoco lo stesso, indipendentemente dalla qualità e dalla provenienza. Ecco perché quest’agricoltura ha bisogno, prima ancora dei sussidi e delle indennità, di strumenti in grado di rendere riconoscibili le produzioni agli occhi di chi fa la spesa».

«Ovviamente serve intervenire anche sotto il profilo sociale, sottolinea Callori, introducendo un approccio culturale in grado di restituire appetibilità alla montagna e alle zone interne. Basti pensare che le stesse norme che disciplinano gli aiuti, in riferimento a questi territori, utilizzano aggettivi come “marginali” o “svantaggiati”. Ora, mettendo da parte il fatto che in una cartina geografica della nostra Regione le aree interne sono centrali, mentre ai margini ci sono le coste, si fa fatica a considerare svantaggiato un territorio in cui la qualità dell’aria, del cibo e delle risorse naturali garantisce un benessere potenzialmente più elevato che altrove. Gli svantaggi ci sono, ma sono infrastrutturali e non naturali, dovuti essenzialmente a mancati investimenti. Perché evidentemente, al di là dei proclami, l’atteggiamento delle istituzioni finisce quasi sempre per concentrare le attenzioni e gli interventi di cura del territorio prevalentemente nelle aree urbane e nelle grandi città, dove, non a caso, si concentra anche il maggior numero di persone. Una politica lungimirante invece mirerebbe a creare le condizioni affinché le persone restino e tornino a vivere nelle aree montane, a cominciare dai giovani. Avere una distribuzione della popolazione più equilibrata porterebbe enormi benefici a tutti, non solo a chi è rimasto, quasi eroicamente, ad abitare i luoghi più spopolati. Si potrebbero immaginare delle metropoli meno congestionate, una utilizzazione migliore delle risorse naturali, una drastica riduzione del consumo di suolo e, più in generale, effetti benefici sull’ambiente e sui cambiamenti climatici».

«Sappiamo molto bene di cosa hanno bisogno le zone della nostra montagna, il problema sono le competenze e le risorse bloccate dal Governo o dalla Regione, la quale non si è dimostrata disponibile a concederle quando sono state richieste» – puntualizza il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, Fabio Callori - «Bisogna anche ricordarsi che in montagna, come accade nel caso della sanità, dovendo garantire determinati standard, il problema dello spopolamento, fa aumentare i costi che lievitano di anno in anno perché devono essere ripartiti su una popolazione sempre minore. Hanno bisogno di più aiuti in questo senso per evitare altri casi come Nibbiano, un comune esasperato dalle difficoltà.» Infine, fa notare Callori, come suoni paradossale che una regione come l’Emilia-Romagna, così desiderosa di autonomia, non sia disponibile a concedere a territori con necessità specifiche quanto dovuto.

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