Callori: «Per qualcuno non è chic affrontare il problema delle carceri regionali»

Il candidato di Fd’I: «Anche il carcere delle Novate di Piacenza soffre di sovraffollamento»

Fabio Callori

«La situazione più grave si riscontra nella sezione Alta sicurezza e protetti. Il carcere delle Novate di Piacenza, una delle strutture citate nel 2013 dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nella condanna all'Italia per il sovraffollamento carcerario. Per quanto riguarda la struttura delle Novate la capienza massima è di 395, quella tollerabile di 346; negli ultimi mesi si sono contati fra i 490 e i 510 detenuti. A guardare i dati ci si rende conto quanto sia allarmante la situazione, resa ancora più grave dal fatto che la criticità si concentra nella sezione Alta sicurezza e protetti: le celle sono venticinque, se vi sono più di cinquanta detenuti ecco che si ricrea un clima intollerabile». È il commento di Fabio Callori, candidato per Fratelli d’Italia alle prossime elezioni regionali.

“I racconti che emergerebbero dai ricorsi presentati parlano di letti a castello composti da tre brande a cui dovevano essere segate le gambe, perché altrimenti il detenuto che dormiva più in alto toccava il soffitto. Celle di circa 9 metri quadrati, pensate per un solo detenuto, che ne ospitano tre. Nove metri quadrati in cui oltre alle brande a castello devono trovare spazio il fornelletto e il tavolo con gli sgabelli, due, perché il terzo non ci sta. Uno spazio talmente angusto che uno o due 'ospiti' della cella devono mangiare seduti sulla branda. Le occasioni di conflitto fra le mura del carcere sono innumerevoli, ma il punto terminale delle tensioni sono quasi sempre gli agenti di polizia penitenziaria che devono intervenire a risolvere il problema. Il risultato è che non passa giorno senza che il personale in divisa venga aggredito. Secondo la stima dei sindacati di categoria, gli episodi quotidiani a livello nazionale in media sarebbero un paio, un numero in linea con l’escalation degli ultimi sei anni: dalle 387 aggressioni del 2014 siamo infatti passati alle 681 dell’anno scorso (dati ufficiali del ministero della Giustizia, ndr), quasi il doppio, e per il 2020 ci si prepara a superare abbondantemente quota 700. In tale situazione - sostiene il consigliere, capogruppo di FDI in regione - va da sé che nonostante la sistematica compressione e, non di rado, la lesione dei diritti contrattuali degli operatori non si riesca a garantire l’efficacia e l’efficienza dei servizi affidati alla Polizia penitenziaria e si sviliscano i principi sanciti dall’art. 27 della Costituzione. Come se non bastasse poche settimane fa è arrivata l'ennesima bacchettata da parte della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo sul giro di vite applicato per la legge che regola il carcere a vita».

«E allora ci chiediamo e domandiamo al governatore, ancora per poco, della nostra Regione, Stefano Bonaccini se la riorganizzazione gestionale dei circuiti detentivi e l’obiettivo della tenuta della sicurezza siano naufragati con le manovre politiche o se siano ancora una priorità imprescindibile, perché nei tanti interventi televisivi e sui social non abbiamo sentito né letto il benchè minimo allarme per richiamare l’attenzione del Governo e sensibilizzare l’opinione pubblica».

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