Casapound: «Preoccupati per la ricollocazione delle famiglie degli alloggi Erp»

«CasaPound Italia si dice preoccupata per la recente decisione dell'amministrazione sulla cosiddetta 'ottimizzazione' degli alloggi ERP, iniziativa che rischia solo di trasferire famiglie residenti da anni e di non offrire alcuna soluzione al crescente degrado». Ad affermarlo è Pietro Pavesi, responsabile piacentino del movimento. «Tale scelta - spiega - è stata percepita come un'ingiustizia da alcuni inquilini coinvolti i quali ci hanno immediatamente contattati informandoci della situazione, sottolineando che il carattere coercitivo di una 'proposta' non lascia margini di dialogo con quella che è un'evidente imposizione dall'alto, tanto che è già stata organizzata una prima riunione esplicativa dall'amministrazione con la metà degli interessati lo scorso 10 aprile e una seconda con i rimanenti nuclei familiari tenutasi ieri». «Ovviamente - prosegue la nota - non possiamo che essere a favore di una riorganizzazione delle case popolari a Piacenza, soprattutto sapendo che molti edifici sono ormai in mano al degrado e alla sempre crescente presenza di abusivismo, ma siamo, d'altro canto, assolutamente vicini anche a tutte quelle famiglie piacentine che dopo anni e anni di occupazione legittima, pagando il canone e spesso mettendo anche del loro per la ristrutturazione dell'immobile, si vedono costrette a spostarsi in un altro quartiere pena lo sfratto immediato. É ora che il problema delle case popolari venga preso in considerazione nella sua interezza, partendo dal presupposto che non possono essere sempre le famiglie italiane storiche a pagare quando sappiamo, soprattutto con gli ultimi bandi promulgati, che sempre meno nostri connazionali si trovano nelle condizioni di essere in graduatoria vedendosi solitamente superati da nuclei famigliari di immigrati». «Queste famiglie - conclude il responsabile -  troveranno un sicuro appoggio in CasaPound Italia la quale si è sempre schierata con i residenti quando ve ne è stato bisogno, anche fisicamente: con consegne alimentari per italiani in difficoltà, passeggiate della sicurezza e manifestazioni contro il degrado. Anche in questo caso invitiamo i cittadini coinvolti in questo 'piano regolatore' a fare rete e, nel caso ciò fosse necessario, anche a scendere in piazza per far valere i propri diritti».

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