Centrodestra isolato su adozioni gay e Festa della Famiglia naturale

Il consiglio non accoglie le risoluzioni di Massimo Polledri (Ln) e Maria Lucia Girometta (Fi) che chiedevano un orientamento sfavorevole alle adozioni gay e alla step child adoption. Il dibattito in aula

Girometta e Polledri

La netta divisione delle due piazze piacentine - provocata dalla discussione sul disegno di legge Cirinnà in Parlamento - del pomeriggio di sabato 23 gennaio si è manifestata, con toni aspri, anche durante il consiglio comunale. Già delle comunicazioni iniziali, alcuni rappresentanti a Palazzo Mercanti hanno subito preso posizione sulla questione "unioni civili". «Dovete rimettere in calendario la mia mozione – ha lamentato Carlo Pallavicini (Sinistra per Piacenza) - rimasta sospesa da due anni, sulle unioni civili. Una fetta della popolazione piacentina chiede un piccolo riconoscimento per uscire dalle discriminazioni. Non prendete in giro la gente, iniziamo a discutere con urgenza la mozione, altrimenti non andate nelle piazze». A rispondergli è stato direttamente il presidente Christian Fiazza. «Non risulta che ci sia una mozione pendente da due anni, forse Pallavicini non lo sa perché è assente alle conferenze dei capigruppo». «Mai avrei immaginato – ha continuato Guglielmo Zucconi (Gruppo Misto) - di dover partecipare a una manifestazione nel 2016 per i diritti civili: neanche in Alabama negli anni ‘60…Siamo l’ultimo Paese rimasto in Europa che non si occupa di questi diritti».

Ma lo scambio dialettico sul tema delle unioni civili e sulla stepchild adoption, si è prolungato durante la presentazione di due risoluzioni, una a firma di Massimo Polledri, l’altra, sempre dell’esponente del Carroccio, in condivisione con Maria Lucia Girometta (Forza Italia). La prima risoluzione di Polledri aveva l’obiettivo di «individuare una data per la celebrazione della Festa della Famiglia Naturale, fondata sull’unione fra uomo e donna, promuovendone sia direttamente che indirettamente attraverso scuole, associazioni ed enti culturali la valorizzazione dei principi culturali, educativi e sociali». Polledri ha chiesto inoltre di «individuare, entro l’approvazione del bilancio pluriennale 2016-2018, un “Progetto famiglia” che adotti una serie di interventi di sostegno tariffari ed economici che implementino l’azione del Comune verso la famiglia, in particolare verso quelle numerose». «Perché volere – ha giustificato la proposta - una festa così? Per riconoscenza, per quei milioni di persone che vivono in povertà, per quel 60% di spese del welfare che fanno riferimento alle famiglie. Riconoscenza perché una madre su tre perde il lavoro o ha una retrocessione. Riconoscenza perché le tasse non sono uguali per tutti. La famiglia non s’inventa, non viene proclamata, ma viene riconosciuta dalla Costituzione».

«I fatti – è ritornato sulle unioni civili Pallavicini - ci impongono di procedere alla calendarizzazione del registro delle unioni civili. È una lotta di emancipazione in cui non dobbiamo farci schiacciare». Dopo Fiazza anche il capogruppo 5 Stelle Mirta Quagliaroli ha ricordato le assenze dell’esponente di Sinistra per Piacenza alle conferenze dei capigruppo, dove si calendarizzano gli atti del Comune. «Con queste bugie coprite il pensiero del Movimento 5 Stelle su questi temi. Non ho bisogno di dire determinate cose per prendere voti come voi, visto che non intendo più ricandidarmi in questo ente».

«Ho amici omossessuali – è l’intervento di Girometta - ma la famiglia è composta da uomo e donna. Ho saputo di insulti su Facebook a me e Polledri, promotori di queste mozioni per la famiglia. Ricordo che sono penalmente perseguibili». Entrambe le proposte di Polledri sono state bocciate: contraria la maggioranza e il gruppo misto, a favore il centrodestra, ad eccezione di Putzu (Fi) che si è astenuto in entrambi i casi. I 5 stelle hanno votato a favore solamente al “Progetto famiglia”.

Polledri è tornato così alla carica con un’altra risoluzione, stavolta in tandem con Girometta. I due consiglieri di centrodestra chiedevano che il consiglio esprimesse il proprio orientamento sfavorevole alle adozioni “same sex”, perché «contrarie al superiore interesse del minore», e alla maternità surrogata e stepchild adoption, in quanto «contrarie alla dignità della donna». Obiettivo della risoluzione era quello di impegnare il presidente del consiglio comunale a trasmettere questo orientamento ai deputati piacentini, alla luce dell’imminente discussione del Ddl sulle unioni civili al Senato.  

«C’è una cultura – ha appoggiato la risoluzione Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) - piaccia o non piaccia, che si è radicata nel corso dei secoli. Noi deriviamo dal diritto romano, non capisco perché ci dovremmo avvicinare alla cultura anglosassone. Nel nostro diritto si afferma che il “buon amministratore si confà al buon padre di famiglia”. C’è una figura tradizionale del pater familias e ci pensa la Costituzione a sancire che la società è fondata sulla famiglia. Non possiamo confondere diritti soggettivi a quelli naturali. Non si può negare che alla base della procreazione vi è un rapporto tra uomo e donna e che poco rileva questa tendenza. La società è più avanti delle istituzioni nel riconoscimento dei diritti, ma non sulle adozioni. Non possiamo dire che l’adozione delle coppie omosessuali sia un atto naturale».

«Si sta tirando il freno – ha polemizzato Guglielmo Zucconi (Gruppo Misto) - ma la macchina del progresso e della civiltà è in discesa. Si usa il termine “cultura” e “tradizione” quando si vuole fermare qualcosa: sono gli stessi temi usati anni fa per il divorzio e l’aborto. Lo Stato, che è laico, prende suggerimenti dalla Chiesa: arriviamo sempre con vent’anni di ritardo». «Si nasce maschi e femmine – ha detto invece Giovanni Botti del Pdl, a sostegno dei colleghi di centrodestra - poi nella vita si può cambiare in base all’educazione, alle idee. Però bisogna tenere conto della natura, ci sono questioni antropologiche. La procreazione è affidata a un uomo e ad una donna. Si parla di diritti delle unioni, ma non di diritti dei minori. Uno può decidere il proprio destino, ma decidere il destino altrui è una cosa da affrontare seriamente. La legge deve essere adeguata alla società, ma la società deve capire sempre di più di non seguire determinati interessi o sentimenti».

L’assessore Stefano Cugini tende a distinguere la sua opinione personale dal ruolo in Giunta. «Sono amministratore di tutti, mi astengo dal contenuto della risoluzione. Sono argomenti che esulano dalle competenze del Comune. Però ritengo che in questo caso c’è la volontà di mettere un cappello politico, in consiglio comunale, su un tema rivolto alle singole sensibilità delle persone. È una risoluzione creata ad arte per mettere in difficoltà il consiglio comunale. Sono contrario perché c’è un intento divisivo, si vuole alzare un muro».

Il centrodestra, al momento della conta, si è trovato con soli 5 voti a difendere la risoluzione dei suoi due alfieri. L’intera maggioranza al completo e i 5 Stelle (per un totale di 18 voti contrari) hanno rispedito al mittente la proposta. Si sono astenuti Putzu (Fi) e Ceccarelli (Gruppo Misto).  

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