Cinque anni fa l’annuncio sul nuovo ospedale, le tappe del percorso fino a oggi

Nell’autunno 2015 l’allora assessore regionale Venturi: «Piacenza avrà un nuovo nosocomio». Poi, il dibattito sulla scelta dell’area: scartate Lusignani e Pertite, nel 2019 viene designata un’area agricola privata fuori dalla tangenziale. La cronistoria

L'area sulla quale sorgerà il nosocomio

Dieci anni per avere il nuovo ospedale di Piacenza. Forse meno. Dopo l’avvento del Covid-19, da più parti si è chiesto di accelerare il percorso verso la realizzazione del nuovo nosocomio della città, la struttura sanitaria più importante della provincia piacentina.

Era l’ottobre 2015 quando l’allora assessore regionale alla sanità Sergio Venturi (oggi commissario regionale per l’emergenza, ancora per qualche giorno) annunciò, un po’ all’improvviso, durante l’inaugurazione del Day Hospital di Oncologia, l’idea di finanziare – da parte della Regione – un inaugurazione day hospital oncologico Venturi-2nuovo ospedale nella nostra città. L’Ausl di Piacenza accolse con favore, immediatamente, la proposta. «L’ospedale attuale (pensato negli anni ’70, costruito negli anni ’80 e terminato a metà anni ’90) è già obsoleto – spiegò il direttore generale Ausl Luca Baldino -, in quanto arrivato alla fine del suo ciclo di vita. La struttura a padiglioni è dispendiosa». Inoltre, rimane sempre l’atavico problema della carenza di parcheggi e dell'accessibilità.

Da quel momento in avanti il dibattito si concentrò su due nodi da scogliere. Piacenza ha davvero bisogno di un nuovo nosocomio? E dove costruirlo? Sul primo quesito, nel corso dei mesi, tutte le forze politiche e civiche (oltre che molte associazioni) si espressero. Quasi tutti vollero cogliere la palla al balzo. “La Regione si è dimostrata disponibile a finanziare la struttura, è un’occasione unica”, è stato un po’ il pensiero di tanti esponenti locali. Le contestazioni sono arrivate solo dal Movimento 5 Stelle e dalla sinistra radicale. D’altronde, era la loro analisi, l’ospedale attuale è stato terminato “soltanto” a metà anni ’90, con una ingente spesa, lievitata nel corso dei lavori e degli anni. Meglio investire tante risorse economiche sulle sue professionalità e sulla medicina territoriale. I dati parlano chiaro: mancano sempre più medici, tanti servizi di guardia medica distribuiti sul territorio sono scomparsi e diversi professionisti hanno scelto di andare a lavorare in altre zone.

Seguendo un percorso non celere, le istituzioni piacentine hanno incominciato a chiedersi quale fosse l’area migliore per ospitare il protesta nuovo ospedale-2nuovo ospedale. Innanzitutto, è stata subito scartata l’ipotesi di realizzarlo in uno dei comuni della cintura cittadina. L’ospedale va costruito in città, all’interno dei confini del capoluogo. La Giunta del sindaco Paolo Dosi, in scadenza di mandato, firmò un protocollo che individuava come prioritaria l’esigenza di utilizzare spazi già pubblici, come ex caserme o poli militari o aree in dismissione. Niente aree private e nuovo consumo di suolo. Bisogna riempire uno spazio già occupato. Così sono emerse le prime candidature. La Giunta Dosi riteneva come possibile l’area della caserma Lusignani a Sant’Antonio. Un protocollo – non vincolante – la individua come l’area ideale.

A giugno 2017 l’Amministrazione comunale cambia colore politico. Il centrosinistra chiede di accelerare il percorso verso la scelta dell’area, per paura di perdere i finanziamenti promessi dalla Regione. Il nuovo sindaco, Patrizia Barbieri, prende tempo e chiede garanzie a Bologna. Si inizia a parlare di risorse economiche e di cifre: l’Ausl sostiene che ci vorranno almeno 200 milioni di euro. La Regione ne mette sul piano poco più della metà, per il resto dovrà pensarci l’azienda sanitaria. Il battibecco politico sui numeri sfocia in polemiche aspre tra gli schieramenti. Consiglio comunale-15

A fine 2017 anche l’area dell’ex Pertite inizia a prendere quota, suscitando un vivace dibattito. Da anni Legambiente e il comitato “Amici della Pertite” si battono per la trasformazione a parco pubblico dell’area, dopo la vittoria al Referendum del 2011. L’idea, caldeggiata anche dall’ex sindaco Roberto Reggi, era invece quella di realizzare l’ospedale all’interno della Pertite, in mezzo a un parco. Così, con il progetto di realizzare lì il nosocomio, Piacenza avrebbe ottenuto quei finanziamenti necessari - e molto onerosi - per la bonifica dell’area. La partita sembra giocarsi attorno al ballottaggio tra Lusignani e Pertite. Il centrodestra non vede di buon occhio la prima soluzione della Lusignani e ha dubbi anche sulla seconda. Barbieri vuole ascoltare tutti, poi deciderà il Consiglio comunale. Uno studio di pre-fattibilità evidenzia le principali lacune dei due siti: alla Lusignani gli spazi sono ristretti, alla Pertite rimarrebbe il problema della bonifica dei terreni.

Il sindaco Barbieri incomincia a guardare altrove, alle aree private. La prima è un’area tra strada Valnure (la caserma dei vigili del fuoco) e la frazione di La Verza. In seguito c’è un’altra candidatura: un terreno di proprietà dell’Opera Pia Alberoni tra la Farnesiana e Madonnina. Il Pd chiede di organizzare un referendum per scegliere la sede, ma la proposta non trova consenso. Il Consiglio intanto esclude le due aree pubbliche dal percorso verso la scelta. Siamo a metà 2018 e il tema infiamma il dibattito. La Regione storce il naso di fronte a questa volontà, le associazioni di categoria vogliono arrivare al dunque, nel centrodestra locale non c’è unità d’intenti. A inizio 2019 l’Amministrazione trova un luogo ritenuto ideale: un’area fuori dal perimetro della tangenziale, in zona Farnesiana, poco distante dal carcere delle Novate, su un’area agricola. Qua potrebbe sorgere l’ospedale da 160mila metri quadrati, su tre piani. Scartate altre tre zone alla Besurica eil terreno dell’Opera Pia Alberoni. L’area della Farnesiana incassa in estate il parere favorevole della Giunta Barbieri, l’ok delle commissioni 2 e 3 e, a fine luglio, del Consiglio. Piacenza ha scelto l’area.

Nell’autunno 2019 i primi rilievi tecnici. Si parte da un’analisi geologica-sismica dell’area, tuttavia servono nuovi approfondimenti. L’ente Bonaccini Baldino Barbieri nuovo ospedale-2comunale commissiona a gennaio 2020 una relazione di compatibilità e valutazione del rischio idraulico. Intanto si vota per le Regionali, il colore politico non cambia e il confermato presidente Stefano Bonaccini conferma l’impegno economico per l’ospedale, finanziato in gran parte dalla Regione e poi dall’Ausl. Ora, la variante al Psc dell’ospedale arriva nelle commissioni, per poi essere valutato in Consiglio comunale. Quasi cinque anni dopo l’annuncio di Sergio Venturi.

La volontà di realizzarlo è stata ribadita anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, durante la sua visita in prefettura. «C’è il progetto che riguarda il primo ospedale post Covid, oltre all’idea dell’ex ospedale militare che potrebbe essere assoggettato a un progetto di rilancio. Stiamo lavorando per dare un segno a questo territorio ferito». Già, perché dopo un lungo silenzio durato anni, è tornato alla ribalta anche il recupero di una parte dell’ex ospedale militare di via Palmerio. «Sarebbe un modo per dare respiro – ha spiegato il sindaco Patrizia Barbieri – al vicino ospedale, alle case di riposo e cliniche piacentine in caso di nuova emergenza e bisogno». Insomma, tanta carne al fuoco per la sanità piacentina, ancora alle prese con la gestione della pandemia: nuovo ospedale, ex ospedale militare e, ovviamente, occorre decidere anche cosa riserva il futuro per l’attuale struttura del centro storico.

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