«Code e disagi all’Agenzia Entrate, il ministro spieghi come risolvere il problema»

Interrogazione di Murelli (Lega): «Piacenza è aperta poche ore per quattro giorni, mentre Fiorenzuola e Bobbio sono chiuse. La tutela sanitaria per il Covid sia assicurata per tutti. E ci sono ripercussioni anche sulle imprese»

 Il ministro spieghi cosa intende fare per garantire l’immediata operatività degli Uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate di Piacenza, di Fiorenzuola d’Arda e di Bobbio - eventualmente con fasce orarie più ampie e previo appuntamento - così da assicurare non solo la tutela della salute pubblica di tutti i cittadini coinvolti e del personale dell’Agenzia, ma anche e soprattutto il legittimo e indispensabile servizio pubblico all’uopo predisposto». Lo chiede, in una interrogazione al ministro dell’Economia e delle finanze, Roberto Gualtieri, presentata alla Camera, la deputata della Lega, Elena Murelli, riguardo a diverse segnalazioni dei cittadini e degli organi di stampa sulle lunghe code agli sportelli e sulla «disorganica razionalizzazione dei servizi che persiste ancora oggi dopo che il responsabile provinciale della Lega, Luigi Merli, si è recato a constatare di persona la situazione nelle diverse Agenzie».

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Gli uffici delle Entrate, infatti, hanno una ridotta fascia oraria di accesso. La sede di Piacenza è aperta solo 4 giorni alla settimana, mentre quelle di Fiorenzuola e Bobbio restano chiuse e parte del personale è in smart working. Una scelta, hanno spiegato Murelli e Merli, che «ha determinato negli ultimi due mesi forti ritardi, disagi e lungaggini nei servizi richiesti». I servizi di front office registrano il maggior numero di problemi: cittadini in coda sotto il sole e la pioggia, anziani in piedi per ore, assenza di un distributore per i numeri di accesso. Tra l’altro, sottolinea la deputata, se si tutela il personale da un eventuale contagio questo non vale per i cittadini, perché le code portano ad assembramenti. In sintesi, la situazione delle Entrate ha portato a un aumento del rischio per la salute pubblica e al «disinteresse verso i cittadini con evidenti ripercussioni anche per il tessuto socio-economico composto da importanti attività imprenditoriali».

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