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Paolo Garetti e Marco Colosimo

Paolo Garetti e Marco Colosimo

Colosimo e Garetti: «Basta con il welfare assistenzialista del Comune»

I due consiglieri dell’opposizione rilanciano le proposte fatte in commissione welfare: «Troppi contributi a pioggia in cambio di niente, il Comune punti a sfruttare i suoi immobili per imprese e realtà sociali. Più attenzione e risorse per asili e case per anziani. Ecco i nostri suggerimenti»

Marco Colosimo (Piacenza Viva) e Paolo Garetti (Lista Sveglia) non accettano di far parte di quella minoranza non in grado - stando alle parole espresse dall'assessore ai servizi sociali Stefano Cugini - di prendersi responsabilità sulle scelte del welfare. I due consiglieri d'opposizione lamentano un mancato ascolto delle loro proposte in commissione welfare, ancora ferma al palo, dopo diversi mesi dalla sua scadenza. «Siamo sempre stati molto perplessi - dicono i due - sul modus operandi della commissione, nata per tagliare alcuni costi del welfare locale. Già dopo 3 commissioni dovevamo fare sintesi, ci hanno dato una mole di documenti incredibile. Impossibile gestirla così. Una commissione del genere non doveva interpretare i dati, contabilizzarli, ma dare principi, essere propositiva, non indagare. Noi abbiamo soprattutto fatto proposte. Non abbiamo la bacchetta magica, si tratta di persone e non di merci – siamo d’accordo – non è un’operazione matematica. Ma le nostro proposte ci sono».

Colosimo e Garetti rilanciano alcuni temi presentati dibattuti e, a detta loro, finiti nel dimenticatoio della commissione welfare. «All’efficientamento del welfare di Piacenza – puntualizza Colosimo – noi ci abbiamo pensato eccome. Ad oggi ci sono tante inadeguatezze nella sfera sociale, che non riesce a rispondere ad alcuni settori deboli della società, dall’assistenza agli anziani, ai disabili, all’accesso alla casa. Abbiamo pensato di dare un contributo in questi mesi, per stravolgere l’impianto del welfare a Piacenza. È una volontà politica: è arrivato il momento di riorganizzarci a livello locale e nazionale, per dare più spazio reale al terzo settore, soggetto non che non dovrebbe più partecipare in seconda battuta alle strategie, ma deve essere protagonista delle decisioni e che mai viene invitato a partecipare alla programmazione della macchina comunale. Ci sono schemi del ‘900  e un welfare assistenzialista al 100 per cento. La macchina pubblica non può girare come 50 anni fa, sono cambiati i bisogni e il Comune non ce la fa più».

Colosimo lancia qualche idea. «Il Comune dovrebbe farsi promotore di un “patto di reciprocità”, sul modello dell’esperienza dell’asilo internazionale suggerito da Confapi. Un’impresa, un’associazione temporanea di scopo deve poter proporre di riutilizzare un immobile, un edificio decadente per scopi sociali. Dobbiamo dare la possibilità a una categoria, un’impresa sociale, un’associazione di creare lavoro. Saper fare impresa è welfare. Ci vuole un laboratorio della sussidiarietà: l’idea nata dopo aver sentito tutti i soggetti in commissione. Lì è emerso che non c’è condivisione: a Piacenza abbiamo 20 soggetti su uno stesso settore e poi la lungodegenza degli anziani, gli asili nido (non siamo in grado di poter dare ancora un posto a tutti, è inaccessibile a molti) si trovano in difficoltà  con i numeri. Deve essere un tavolo, un laboratorio dove il Comune è capofila per tutti i soggetti, un incubatore di imprese».

I due dell’opposizione hanno presentato un documento alla commissione welfare in cui chiedono di  “consentire a tutte le famiglie un posto all’asilo: nessuno deve rimanere fuori dall’asilo”; “aumentare la risposta alle richieste di degenza anziani e fare chiarezza su una nuova struttura da realizzare promessa ma mai discussa in consiglio”; “dare sollievo ai portatori di handicap, soprattutto ai loro familiari, è un settore che viene trascurato”; “il diritto alla casa: non è importante partecipare alle graduatorie, ma vedersi assegnare una casa. Ci sono soggetti che potrebbero ripristinare immobili per il Comune, si potrebbe immaginare nuovi appartamenti popolari, ad affitti calmierati”.

«Non si può continuare a dare contributi così – rilevano i due - arriverà il giorno in cui il Comune non ce la farà più ad andare avanti». «La nostra è una visione pragmatica – è il pensiero del collega Garetti - un punto di partenza per provare ad alzare gli occhi e guardare a lungo termine. È un momento di crisi economica che va considerato come cambiamento e opportunità. Dobbiamo cambiare strategia. Un immobile fermo non è più un investimento, i costi tra tasse  e manutenzione sono alti. Bisogna accedere a dei fondi particolare, per trasformare gli immobili e trovare spazi. Si dice che non ci sono spazi. Questa nostra relazione deriva dal fatto che a “denti stretti” ci hanno detto in commissione che ai cittadini che hanno usufruito di ben 700mila euro di contributi a fondo perduto è stato chiesto di rendere qualche servizio al Comune. Ebbene, ben 2 su 5 hanno detto “tenetevi i contributi, la siepe non la taglio, l’aiuola non la pulisco”. Sono veri e propri contributi a pioggia. Così non si può andare avanti». Garetti rilancia l’idea di sfruttare ogni possibile immobile del Comune. «Si può chiedere a qualche proprietario, associazione, gestore, di prendersi in carico una parte di immobili pubblici: in cambio li possono trasformare in una struttura ricettiva commerciale, per rendere qualcosa. Chi entra nell’immobile fa i lavori ma non paga l’affitto. Si possono fare domani queste cose. Basta consultare l’anagrafe immobiliare del Comune: ci sono proposte interessanti che potrebbero essere sfruttate meglio, come i due immobili alla Lupa che fanno parte del piano di Borgo Faxhall. Dovevano già pensarci 15 anni fa a utilizzarli».

Il rappresentante della Lista Sveglia sottolinea la differenza tra “edilizia sociale” e “edilizia popolare”. «La prima è rivolta a famiglie che sono sufficientemente “ricche” per non finire nelle case popolari, ma sono povere per accedere ad un mutuo. È questa la zona grigia da aiutare, per ridare slancio alla città. Sono persone che sono orgogliose, non vanno alle mense della Caritas, si fa fatica ad aiutarli, non vogliono accedere ad aiuti. Il welfare deve partire da questo, c’è una fetta grossa a cui manca poco per mettersi in circolo nella comunità. Far rendere il sociale è perché tutti vadano al massimo della propria velocità».

«Abbiamo sempre chiesto – aggiunge Garetti - come minoranza, con emendamenti al bilancio, la possibilità di poter far pagare le multe anche lavorando per il Comune, per aiutare questa città. La risposta è sempre stata quella di non togliere lavoro alle cooperative sociali. Però Piacenza non è né pulita, nè sicura, né ha il verde curato. Si dovrebbe dare l’opportunità, a chi non ce la fa a pagare, di poter avere a disposizione un piano di rientro. Ognuno deve contribuire in base alle sue possibilità. Niente deve essere gratis per tutti. Come minoranza sappiamo essere tutto tranne che quelli che non si prendono responsabilità. Si sta sparando nel mucchio e non va bene». «È il nostro welfare – ha concluso Colosimo - è la nostra visione politica, completamente avanti rispetto al loro sistema».

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