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la commissione welfare riunita in una seduta al Vittorio Emanuele

la commissione welfare riunita in una seduta al Vittorio Emanuele

Commissione welfare, dove sei finita?

La commissione speciale istituita per rivedere la spesa del Comune di Piacenza dedicata al sociale ha raggiunto da tempo la sua scadenza naturale: non si è ancora arrivati a un documento condiviso a distanza di mesi

«Della commissione welfare non si è più saputo niente». Così diversi consiglieri comunali, a cui abbiamo chiesto un parere, lamentano di essere all’oscuro della gestione conclusiva di una commissione – istituita ad hoc – per rivedere la spesa del welfare. L'organismo doveva infatti analizzare nel dettaglio le voci di bilancio relative ai servizi sociali erogati dal Comune di Piacenza. Il welfare incide quasi al 50% nel bilancio di Palazzo Mercanti: da più parti, nel corso degli ultimi anni – alla luce dei pesanti tagli statali che rendono sempre più complicato chiudere i conti in pareggio – si è avanzata la proposta di rivedere la spesa dedicata al sociale. E la commissione sembrava uno strumento utile per affrontare il discorso.

Già l’istituzione di questo organismo aveva però provocato, la scorsa estate, più di un mal di pancia a qualche gruppo consiliare – su tutti il Movimento 5 Stelle -: ora anche il documento finale rischia di provocare tensioni e polemiche. La commissione – al contrario di quella speciale sull’alluvione a Roncaglia, questa non era gratuita: ogni seduta prevede un gettone di 62 euro a consigliere – lo scorso 15 gennaio aveva raggiunto la sua scadenza naturale: quattro mesi di tempo. Il presidente della commissione stessa Massimo Polledri (Lega Nord), aveva chiesto una proroga di altri quattro mesi per arrivare a un documento condiviso: il Pd ne accettò solamente due. Ne sono passati cinque e non si è arrivati ancora a redigere e approvare il testo. Da tempo il documento finale è fermo: i consiglieri hanno visionato e approvato 2 pagine della bozza, ma rimangono ancora sul tavolo alcuni temi in sospeso. Su tutti la volontà del presidente Polledri di commissionare uno studio di fattibilità sul welfare cittadino redatto dall’Università di Parma. La maggioranza non sembra dell’idea: da qui l’impasse che dura da mesi. La commissione è convocabile solamente per approvare la parte finale del documento ed arrivare ad una conclusione.

«Non ho la più pallida idea – informa la vicepresidente Annalia Reggiani del Pd - di quando verrà nuovamente convocata la commissione. Si voleva arrivare a un documento condiviso nella sua interezza: su alcuni punti c’è convergenza, su altri proprio no». Reggiani in consiglio comunale ha criticato in un paio di occasioni la guida della commissione welfare. «La commissione – spiegò a gennaio a Palazzo Mercanti - non si è mossa in maniera fattiva e produttiva. Abbiamo sollecitato la presidenza a cercare di tirare le fila per riuscire a ottenere informazioni necessarie nei 4 mesi. Si è parlato di temi e ambiti non inerenti. Per senso di responsabilità, bisogna che il modo di condurre la commissione cambi e sia più operativo. Bisogna tirarsi su le maniche perché i cittadini pagano». Massimo Polledri-2

Polledri, dal canto suo, insiste sull’importanza di richiedere uno studio di fattibilità dell’università di Parma, ipotesi da lui proposta nel dibattito degli scorsi mesi. «La commissione l’abbiamo finita - spiega - manca solo l’approvazione del documento finale. Mi muoverò per convocarla entro la fine di luglio – prima della pausa estiva di agosto -. Però sono quasi certo che non accoglieranno questa proposta. La maggioranza, l’Amministrazione e il Pd vogliono chiudere qui questa storia. Ci sono leggi regionali che regolano il nostro welfare, è vero, però non ci hanno consentito di pensare a dove tagliare». La maggioranza contesta l’andamento dei lavori portato avanti nei mesi dal consigliere leghista, mentre il centrodestra lamenta un tentativo di “insabbiamento” da parte del Partito Democratico per difendere uno degli assessorati – il welfare – più importanti e delicati per le linee di mandato dell'Amministrazione. E così la commissione welfare - nata con l'obiettivo di indagare e, laddove possibile, tagliare - rischia di rimanere impantanata nel limbo, senza portare ad alcun risultato, dopo mesi di discussioni e sedute.

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