Comolli: «Ecco le nostre idee per il riuso dell’ex polveriera di Momeliano»

Il consigliere comunale di minoranza: «Contenti del cambio di rotta della maggioranza comunale e delle scelte chiarissime dei gazzolesi e dei proponenti»

Giampietro Comolli, consigliere comunale di minoranza a Gazzola, dice la sua sul percorso di riuso dell’ex polveriera di Momeliano. «Ieri assemblea pubblica a Gazzola per presentare – giustamente - ai gazzolesi l’esito della consultazione voluta dall’Agenzia del Demanio sul futuro dell’ex Polveriera. Presenti Roberto Reggi direttore generale e Antonio Ottavio Ficchì direttore regionale del Demanio. Il processo di condivisione del progetto ha visto un ampio periodo dedicato alla supervisione del sito, ben 150 ettari boschivi con circa 80 fabbricati in condizioni assai diverse, molti in stato di abbandono e forte precarietà. Dagli iniziali 47 soggetti interessati, 5 sono state le proposte scritte pervenute al Demanio che hanno espresso indicazioni di riuso, senza essere vincolanti e neppure con valore progettuale. Reggi è stato molto chiaro quando ha sottolineato che i punti forti in comune sono quelli della tutela del patrimonio naturale esistente e della fruizione libera e pubblica di tutto il compendio. Su questo, crediamo, che la condivisione sia unanime. Inoltre è stato chiesto sostenibilità nel recupero e sinergia assoluta fra pubblico e privato. “NOIperGazzola” ha sempre espresso queste valutazione, chiedendo parametri, vincoli e dimensioni sulla sostenibilità economica del recupero fabbricati, giudicando il fattore “naturalità”  come unica soluzione possibile sia come progettualità reale, che come fattibilità e gestione pratica nel tempo. il problema non è quale destinazione dare al singolo bene, ma come gestirlo senza sbilanci, danni, inadempienze e veloce fallimento. Ci fa piacere leggere che il bene deve essere salvaguardato nel suo insieme, dato ai gazzolesi con una destinazione prevalentemente di fruizione ambientale. Questo è stato il pensiero di NOIperGazzola fin dalla prima deliberazione del Comune che poneva “ a reddito” il bene nella sua complessità inserendo la voce realizzo ( ovvero vendita in blocco o frazionato) nel bilancio comunale di 2,7 milioni di euro per una destinazione commerciale, case, villette e tanto cemento e asfalto. Al di là di alcuni dettagli nelle proposte presentate,  crediamo e chiediamo che il piano di fattibilità, prossima tappa entro il 2018, pagato in gran parte dal Demanio e in parte dal Comune, cerchi di partire dalle indicazioni “comuni” dei 5 proposte, di  “ascoltare” periodicamente i gazzolesi e di essere “accompagnato” dalla esistente commissione comunale urbanistica-lavori pubblici, magari allargata,  che già cura il Psc-Poc in modo da essere il tramite e supporto al Consiglio Comunale per le deliberazioni finali. Infatti sarà alla fine, come ribadito da Reggi più volte, il Comune a prendersi la responsabilità della scelta e della assegnazione della gestione.  Come NOIper Gazzola chiediamo che su un bene collettivo non si arrivi a un diktat della maggioranza. Non vogliamo neanche ipotizzare che vengano avvallati dal Comune aumenti di cubature, di cemento e asfalto, mentre auspichiamo in primis un messa in sicurezza ambientale e statica dei manufatti pericolosi per una immediata, a basso costo, fruibilità diffusa anche grazie ai contributi “operativi e gestionali” di Legambiente, Italia Nostra, Touring Club, Fai, Beni archeologici …presenti ieri sera fra il pubblico. Come minoranza in Comune ribadiamo – come già dichiarato pubblicamente più volte e indicato a chi  ha presentato le proposte – che in primis occorre pensare nel piano di fattibilità alla gestione, al soggetto gestore che non può essere pubblico e che potrebbe essere creato sinergicamente fra pubblico e privato grazie al mecenatismo di impresa e alla Fondazione di Partecipanza, strumenti oggi fondamentali per una  ARS-associazione locale. Troviamo giusto un riuso a fini di attrazione turistica, ma senza eccessi. Pensiamo di più a una sola ristrutturazione e non ex-novo, recupero di materiali, ripristino del Liberty rurale e una destinazione di alcuni immobili (6-8 al massimo) al servizio dei più deboli della Val Luretta, anziani soli, una casa salute, una casa famiglia e dei giovani con attività sportive, didattiche, culturali, tempo libero, percorsi ed itinerari con mezzi ecologici. Inoltre pensiamo a una area attrezzata moderna e interattiva per il turismo di passaggio in modo che si fermi, che lasci reddito sul territorio, posto vicino al capoluogo come punto di partenza, info. Eliminare tutte le casette pericolose e fatiscenti. Creare un campo botanico di varietà agrarie e non autoctone con tanto di ticket d’ingresso, un vigneto “mondiale” dedicato all’uva Malvasia, regina e un simbolo per Piacenza, grazie alle notissime ricerche dell’istituto di viticoltura della Facoltà di Agraria, retto per 55 anni dal professor Fregoni».

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