Comparto suinicolo, Foti: "Sostenere adesione allevatori a consorzi di tutela del marchio italiano"

Per contrastare la crisi del settore, in una interrogazione, il consigliere chiede alla Giunta di attivarsi per favorire la certificazione di filiera nazionale

Nei giorni scorsi, a Mantova, è stato costituito il Consorzio di garanzia del suino italiano con l'obiettivo di valorizzare i suini certificati "made in Italy”. L’iniziativa, che coinvolge 127 allevamenti, distribuiti principalmente in Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna, si propone di dare garanzia di reddito agli allevatori e sicurezza alimentare ai consumatori, certificando i capi nati e allevati in Italia che andranno al macello con un apposito marchio.

È quanto riferisce Tommaso Foti (Fdi-An) in una interrogazione rivolta alla Giunta regionale per sapere: “se e quali iniziative, nell'ambito delle specifiche competenze, intenda assumere al fine di favorire, anche nel nostro territorio regionale, l'adesione dei produttori a consorzi che valorizzino e certifichino l'autenticità dell'allevamento dei suini in Italia, garantendone l'origine e il controllo di filiera”.

La difficile situazione della filiera suinicola italiana, caratterizzata in misura preponderante dall'allevamento del suino pesante per l'industria salumiera, - riferisce Foti in proposito - si protrae ormai da molti anni e sarebbe dovuta agli elevati costi di produzione, alla “concorrenza dei suini leggeri provenienti da Paesi europei che sottraggono spazi ai circuiti tutelati” e, tra l’altro, alle divisioni che caratterizzano il settore e si riflettono nella difficoltà di definire complessive strategie di sviluppo e valorizzazione.

Di qui la richiesta all’esecutivo regionale del capogruppo di Fratelli d’Italia–An. Anche considerando - si legge nell’interrogazione - che l'intesa di filiera, sottoscritta sempre a Mantova nel 2013 per avviare a livello nazionale una serie di azioni in grado di incidere positivamente sui limiti strutturali del settore (siglata, fra l’altro, dalle Regioni Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia), non ha “purtroppo registrato una corrispondenza tra impegni sottoscritti dalle categorie e le realizzazioni effettive”.

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