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«Con il referendum sull’autonomia Regioni più snelle, con più potere che non dipendono dallo Stato»

Intervista a Salvini sui referendum di Lombardia e Veneto. «Non falliremo. Saremo un modello anche per altre regioni. La Sicilia? L'autonomia è quella del dissesto, va ridiscussa, non ho alcuna fiducia nella politica siciliana»

A margine del summit piacentino, Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord, ha risposto ad alcune domande sui due referendum consultivi per l’autonomia, non solo fiscale, chiesti da Veneto e Lombardia che dovrebbero tenersi in autunno.

Qual è il significato politico di questi referendum? «E’ la nostra idea di uno Stato snello, che fa poche cose e le fa bene, che costa poco. Il buongoverno di Lombardia e Veneto va esportato a livello nazionale. Vorremmo avere un po’ di potere in più, un po’ di soldi in più e più sicurezza, perché oggi le Regioni devono solo chinare il capo. La mia prospettiva è di offrire questa opportunità a tutte le regioni che lo vorranno».

Ha qualche dubbio che i referendum possano fallire? «No. E’ importante, però, che vada a votare tanta gente».

Un modello di amministrazione come quello lombardo o veneto, se diventerà autonomo, potrebbe far da traino al resto delle Regioni del Nord? «Ma perché non la Puglia? Ma perché non l’Abruzzo? Perché per la ricostruzione in Abruzzo gli Enti locali devono dipendere dallo Stato? Perché la Puglia per alcune scelte strategiche deve dipendere dallo Stato?».

Sì, ma come fare con la Sicilia che trattiene il 100% delle tasse e poi chiede altri soldi allo Stato? «Quello è l’unico caso in cui l’autonomia è assolutamente male applicata e male interpretata. Così come in Val d’Aosta: quella è autonomia di spreco. Se in Sicilia l’autonomia è quella del dissesto, andrebbe ridiscussa». 

La sua fiducia quindi verrebbe riposta nei cittadini siciliani e non nei politici o negli amministratori. «Non ho alcuna fiducia nella politica siciliana. Zero».

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