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Concorsi medici, Lega: «Aprirli solo a residenti in Emilia Romagna o a chi già lavora in regione»

Il gruppo del Carroccio chiede alla giunta di prendere esempio dalle altre regioni, per non penalizzare gli emiliano romagnoli

Prevedere delle restrizioni nei bandi di accesso alle scuole di specializzazione per medici, per non penalizzare gli emiliano-romagnoli. A chiedere alla giunta di prendere esempio dalle altre regioni sono i consiglieri della Ln (primo firmatario Matteo Rancan, a cui si sono aggiunte le firme di Alan Fabbri, Fabio Rainieri, Gabriele Delmonte, Daniele Marchetti, Stefano Bargi, Marco Pettazzoni, Andrea Liverani, Massimiliano Pompignoli). Il prossimo 17 luglio, infatti, ci sarà l'esame di ammissione per le scuole di specializzazione medica e potranno accedere  6.934 persone. La Regione Emilia-Romagna, nei posti finanziati da fondi regionali, "non ha previsto alcun tipo di restrizione ai futuri candidati- spiega l'esponente del Carroccio-, aprendo alla possibilità d’accesso qualunque cittadino in possesso di una laurea in Medicina e Chirurgia, a differenza di numerose altre Regioni che, per favorire l’occupazione dei propri residenti e per dare ragione del proprio investimento, hanno inserito alcune restrizioni in fase di accesso" come il requisito della residenza nella regione in uno specifico arco temporale oppure l’obbligo di esercitare la professione medica all’interno della regione dopo la seconda laurea. Il non avere restrizioni, secondo il consigliere leghista, "pone in svantaggio i candidati emiliano-romagnoli, trovandosi a competere con un maggior numero di candidati in riferimento alla quota regionale". Per questo, Rancan chiede all'esecutivo regionale "se intenda valutare l'inserimento nei futuri bandi per l'accesso alle scuole di specializzazione alcune restrizioni, come l’obbligo di residenza da uno specifico arco temporale e l’obbligo di esercitazione della professione medica all’interno della regione dopo seconda laurea, al fine di favorire l’inserimento lavorativo degli emiliano-romagnoli e il mantenimento dei medici specialisti all’interno del territorio regionale".

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