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«Cosa non va della campagna vaccinale: mancata comunicazione Ausl-medici di famiglia e ritardi»

Il consigliere comunale Michele Giardino: «Al polo vaccinale di Piacenza disorganizzazione e troppe attese»

«Come procede la vaccinazione anti-Covid a Piacenza? Diversi cittadini e medici riferiscono di una organizzazione tutt'altro che scientifica da parte dell'Ausl». È la considerazione esternata da Michele Giardino, consigliere comunale del Gruppo Misto. «Intanto – rileva Giardino - pare manchi un registro complessivo delle prenotazioni che riunisca sia le liste degli appuntamenti approntate dai medici di medicina generale che quelle dell'Ausl. Accade quindi che ci si possa prenotare presso il proprio medico e contemporaneamente presso l'azienda sanitaria, e annullare all'ultimo minuto l'appuntamento che non serve più, come fosse unMichele Giardino-8 tavolo al ristorante. Peccato che ogni fiala di vaccino, una volta aperta, debba essere interamente consumata, non può essere conservata. E ciascuna fiala serve per effettuare un numero preciso, esatto di vaccinazioni (una dozzina): se non ci si presenta all'ultimo minuto, occorre trovare e invitare in tempi strettissimi qualcun altro, per evitare di buttar via il vaccino rimasto. Questo disservizio non si avrebbe se Ausl e medici di medicina generale comunicassero fra loro. Ma sembra che, dopo un anno, non si siano fatti grandi passi avanti».

Poi c'è il problema delle regole di ingaggio dei medici di medicina generale. «Un accordo regionale – incalza ancora il consigliere del Misto - prevede che, per ogni vaccinazione somministrata presso il proprio ambulatorio, il medico percepisca 7,5 euro per la prima vaccinazione e 6,16 euro per il richiamo. Un accordo con la Ausl locale, invece, prevede che i medici che si rendono disponibili a svolgere le vaccinazioni presso il centro vaccinale (l'Arsenale per capirci), percepiscano 60 euro all'ora. Siccome, presso il proprio ambulatorio, il medico deve fare tutto da sé (disbrigo amministrativo, anamnesi, vaccinazione), in un'ora non riesce a farne più di quattro e quindi può guadagnare 30 euro. La metà di ciò che prenderebbe al centro vaccinale. Con, in più, il rischio di dover gestire da solo eventuali, imprevedibili crisi post vaccinali da parte dei pazienti (laddove, al centro vaccinale potrebbe fare affidamento sulla presenza di altri medici, di diversi infermieri, di ambulanze e di medicinali di soccorso sempre disponibili)».

«Quindi, almeno a Piacenza, si sta puntando più sui centri vaccinali, che sugli ambulatori dei medici. Va bene, è pur sempre una scelta organizzativo-gestionale, si dirà. Ma che dire dei disguidi che, con frequenza ormai quotidiana, vengono segnalati da cittadini che, per sé o per accompagnare un anziano genitore, lamentano code all'esterno dell'arsenale, calca all'interno del centro vaccinale e ritardi sempre più consistenti? Oggi (la foto è stata scattata ieri pomeriggio), si registrano ritardi di oltre due ore. Su nove postazioni vaccinali, solo quattro aperte. Questa è palese disorganizzazione. Ancora una volta, un anno dopo. Francamente, di tutto abbiamo bisogno, tranne che di questo».

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