Da Piacenza l’alt alla Regione: «No allo “scambio” di rifiuti»

In consiglio comunale una mozione bipartisan chiede alla Regione di non smaltire nel termovalorizzatore di Borgoforte i rifiuti speciali delle altre province. Contrari solo i 5 Stelle, Sinistra per Piacenza e Italia dei Valori

Piacenza si mette di traverso e lancia un segnale chiaro alla Regione Emilia Romagna. Il termovalorizzatore di Borgoforte, operativo dal 10 dicembre 2002, non deve ospitare dal 2020 i rifiuti speciali delle altre province emiliane, in cambio dello smaltimento a Parma dei rifiuti urbani prodotti dal nostro territorio. Il consiglio comunale ha espresso il suo parere - e chiesto una modifica - sul piano regionale di gestione dei rifiuti approvato solo qualche giorno fa a Bologna dalla giunta regionale - assessore all'ambiente è la piacentina Paola Gazzolo - e nelle prossime settimane discusso nell’Assemblea Legislativa. Una mozione urgente, presentata da Negri (Pd), Foti (Fd’I), Garetti (Sveglia), Colla (Moderati), Zucconi (Misto), Polledri (Ln) ha così chiesto al sindaco e alla giunta di «attivarsi immediatamente in modo che continui ad essere previsto il conferimento di rifiuti urbani locali al termovalorizzatore di Borgoforte, anziché il solo trattamento dei rifiuti delle altre province».

«Ringrazio – ha esordito il capogruppo Pd Daniel Negri - chi ha appoggiato il contenuto della mozione, e chi si è occupato della stesura, ovvero Tommaso Foti. La nostra provincia ha un livello di auto sufficienza della gestione dello smaltimento dei rifiuti urbani. La mozione vuole confermare e difendere un tessuto virtuoso: ci deve essere coesione territoriale tra le forze politiche, su questo sistema d’integrazione dei rifiuti. Chiediamo, in vista della discussione in consiglio Regionale – dopo l’approvazione della Giunta – che chiede all’ente di mantenere il sistema così come lo conosciamo a Piacenza. Nel 2020 il nostro termovalorizzatore dovrebbe cessare la sua attività di smaltimento di rifiuti solidi urbani. A Piacenza non abbiamo discariche, perciò non è una scelta lungimirante portare i nostri rifiuti urbani in altre città e smaltire i rifiuti speciali a Borgoforte: ecco perché vogliamo scongiurare questa eventualità. Avremmo più mezzi circolanti carichi di rifiuti per i sessanta chilometri che ci dividono da Parma, facendo così aumentare le tariffe di smaltimento a carico della cittadinanza. Tenere acceso l’impianto per i rifiuti speciali è una scelta sbagliata, anti-economica e che non porterebbe alcun beneficio ambientale».

«Noi vogliamo chiuderlo – ha tuonato Mirta Quagliaroli, capogruppo del Movimento 5 Stelle - spegnerlo. Nel 2020 non deve incenerire più nulla. È strano che si parli nella mozione del futuro oltre il 2020, quando il piano approvato dalla giunta regionale, arriva fino a quella data. Non ci spieghiamo la motivazione della mozione: sarebbe una cosa intelligente se il presidente Fiazza si mettesse in contatto con l’assessore regionale all’ambiente Paola Gazzolo, perché il piano non è preciso e non parla del dopo-2020». Il capogruppo grillino ha ricordato in aula la cacciata – nel precedente mandato a Bologna – dell’assessore piacentina Sabrina Freda, «che si era intestardita nel far chiudere gli impianti. Purtroppo ci sono “lobbies” che intervengano non solo in Parlamento, ma anche nelle Regioni e nei comuni». «Non c’è una grossa differenza – ha proseguito la pentastellata - tra bruciare rifiuti urbani e speciali, non capisco l’obiettivo della mozione, se non quello di tenere in vita l’impianto, a tutti i costi, in eterno. “Business is business”». «Iren sta investendo nel teleriscaldamento, che costa molte risorse pubbliche. Il consiglio comunale non dovrebbe farsi condizionare dalle scelte economiche di società industriali private. Qua si vuole tenere acceso ancora per 20 o 30 anni l’inceneritore. Siamo la regione più inquinata d’Europa e del mondo: ci riempiamo di belle parole poi non si fa nulla di concreto per l’ambiente». mirtaquagliaroli-2

 «Si vuole legittimare – ha dichiarato Carlo Pallavicini (Sinistra per Piacenza) - l’esistenza di un inceneritore che si dovrebbe chiudere. Qua c’è un’impresa che deve fatturare sui rifiuti. Bisogna prendere altre strade». «Io votai contro l’inceneritore – ha ricordato in aula Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) - proposto da uno come Antonini, in quota Verdi-ambientalisti. Si disse che quella scelta veniva fatta per “rendere autonomo il nostro territorio”. Portavamo rifiuti piacentini in tutta Italia, con costi ambientali e di bollette che vi lascio immaginare. Non ci sono interventi “esterni”. L’impianto è stato aperto solo nel 2002, non trent’anni fa. Se il consiglio comunale di Piacenza non si pronuncia su un tema del genere, su cosa si pronuncia? Lo sappiamo che è compito della Regione redigere e approvare il piano, che è nato nella giunta Errani ed è stato in gestazione per diversi mesi, dopo aver passato centinaia di osservazioni». «Non ci è stato proposto di chiudere il termovalorizzatore di Borgoforte nel 2020, altrimenti ci saremmo espressi su quello…Ricordo ai grillini che il sindaco di Parma dei 5 Stelle in campagna elettorale disse che non avrebbe aperto il suo impianto, e poi…L’impianto di Parma non si può far carico di tutti i rifiuti urbani di Piacenza, Parma e Reggio Emilia. Qua non ci viene detto che Borgoforte chiude, ma che arriveranno i rifiuti speciali, il doppio di quelli che trattiamo ora. Volete forse avere gli speciali? Perché nel piano della Regione non si parla di chiudere l’impianto».

«È vero che l’impianto chiuderà – è l’intervento di Andrea Tagliaferri (Pd) - una volta che arriveremo al 73% di raccolta differenziata, ma penso che sia un traguardo ambizioso». Tagliaferri ha evidenziato il problema del trasporto dei rifiuti urbani a Parma e chiesto di pensare anche ai piccoli accorgimenti del quotidiano in grado di migliorare la qualità dell’aria e abbassare l’inquinamento cittadino, come far girare auto altamente inquinanti per la città.

«Si dovrebbe guardare la valutazione d’impatto ambientale – ha detto Massimo Polledri (Lega Nord) - per vedere gli effetti e dare agli amministratori la possibilità di decidere. Qualcuno qua ha avuto per caso la telefonata di qualche lobby? Mi pare di no. Spostare i nostri rifiuti a Parma è una sciocchezza. Lo scambio dei rifiuti a Parma e di quelli speciali di tutta la Regione che finiscono a Piacenza, non è vantaggioso. Pensiamo piuttosto a quel 4% di caldaie a gasolio a Piacenza che inquinano come il restante 96%». Massimo Polledri

«L’inceneritore – ha sottolineato Giovanni Castagnetti (Piacentini per Dosi) - non chiuderà: sono perplesso sul fatto che la Regione voglia bruciare rifiuti speciali provenienti da altri territori. I costi dell’impianto di Parma sono maggiori rispetto ai nostri, perché dovremmo pagare di più?». «Non dobbiamo essere derubati – è il parere di Marco Colosimo (Piacenza Viva) - ancora una volta di qualcosa di nostro. Se i rappresentanti piacentini in Regione – l’assessore Gazzolo – iscritta al Pd, delibera questo piano, probabilmente andava prima discusso nelle vostre riunioni di partito». Andrea Gabbiani (5 stelle) ha sostenuto l’importanza di chiedere la valutazione di esperti e rimarcato la mancanza di certezze del piano della Regione.

L’assessore competente Giorgio Cisini ha ricordato i rapporti tra la giunta Dosi – rappresentata dal suo predecessore, Luigi Rabuffi del Prc – e la giunta Errani su questo tema, ribadendo la valutazione del maggio 2014: se il termovalorizzatore di Piacenza non gestirà più rifiuti piacentini, deve essere chiuso. La mozione, ampiamente condivisa dall’Amministrazione, va – secondo l’assessore - nella direzione di rafforzare questi concetti.

«Borgoforte diventerà l’inceneritore d’Italia – ha concluso Quagliaroli, rimarcando la posizione del Movimento che sposa la causa di Legambiente - chi lo vuole mantenere acceso vuole bruciare i rifiuti di tutto il Paese, grazie al decreto “Sblocca Italia”. Parma ha raggiunto il 70% di raccolta differenziata: volere è potere. Basta la volontà, si potrebbe fare anche a Piacenza. Ma vedo che l’importante è che continuino a bruciare i rifiuti qui». «La produzione dei rifiuti – ha replicato Foti - è in aumento in regione, basta vedere i dati dal 2013 a oggi. E poi, una volta arrivati al 70% di differenziata, l’altro 30% dove lo mettiamo? Qua si vuole semplicemente dire alla Regione di prendere una posizione che non danneggi il nostro territorio». La mozione – a fronte di 24 voti a favore - ha così visto il solo parere contrario dei due grillini Quagliaroli e Gabbiani, di Samuele Raggi dell’Italia dei Valori (il partito di Sabrina Freda, l’assessore che si scontrò con Errani sul tema) e di Pallavicini (Sinistra per Piacenza) e l’astensione del forzista Putzu.

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