«Dall’Amministrazione poco coraggio e solo interventi spot»

Approvate le linee di mandato della Giunta Barbieri. Minoranze all'attacco. Trespidi (Liberi): «Manca la visione e il coraggio». Fiazza (Pd): «Sembra il programma per un dormitorio pubblico». Rabuffi (Pc in Comune): «Non offrite speranza, non c’è prospettiva». Rizzi(Piacenza Più): «Documento generico»

«È lontana la fine degli anni ’90 quando Piacenza, per ben due volte consecutive, risultò prima nell’annuale classifica della vivibilità delle città italiane, stilata da quotidiani economici nazionali. I cittadini vorrebbero riavere una Piacenza felice e tranquilla, a misura di persona. Le nostre proposte sono chiare: nessun grande progetto costoso, ma irrealizzabile, nessuna grande promessa non realmente fattibile. Noi proponiamo concretezza, interventi precisi e mirati per migliorare la vita di tutti i giorni ai piacentini, anche nelle piccole azioni quotidiane». Così il sindaco Patrizia Barbieri ha commentato le linee programmatiche della sua Amministrazione – l’agenda di governo della città -, già illustrate e presentate in commissione 1. Il testo è passato coi voti della sola maggioranza. L’opposizione ha abbandonato la linea del silenzio scelta durante la commissione 1. Stavolta le critiche sono arrivate eccome: per le minoranze la Giunta, dopo quattro mesi, va avanti solo con interventi spot e non affronta i "grandi temi".

«Questo è il documento – ha esordito Massimo Trespidi, capogruppo di “Liberi” - che illustra la serietà di un’Amministrazione e la sua capacità di visione nelle scelte. Dire che sono lontani gli anni in cui Piacenza era una città sicura è un’operazione nostalgia impossibile da riproporre. Gli anni ’90 non torneranno mai più, quel modello di “isola felice” non si può riportare.  Bisogna innovare e dare risposte nuove. L’impronta politica è quella di fare scelte diverse su alcuni temi di bandiera e ci può stare, ma nel documento non si entra mai nel merito. Si parla di sussidiarietà e piacentinità. Il nuovo welfare si costruisce leggendo meglio i bisogni. La residenza non è il criterio per valutare chi merita un servizio e chi no. Chi ha bisogno deve essere aiutato. E ci devono essere controlli sul sistema. Di visione ce ne è poca e questo è il problema degli ultimi anni della politica piacentina. Non ci si può nascondere dietro al fatto che mancano le risorse. Il servizio pubblico deve essere un volano, non si può avere paura d’investire. Forse c’è mancanza di idee, più che di risorse: altro che rinunciare a “opere faraoniche”. Io mi aspetto impegno sulla rigenerazione urbana: l’area di Terrepadane, Lusignani e Pertite, piazza Cittadella, l’area del vecchio ospedale. La serietà dell’Amministrazione si vedrà sul reperimento delle risorse e sull’azione nei confronti della macchina comunale. Questo è il Comune che ha premiato i suoi dirigenti con indennità di risultato mentre le indagini acclaravano i noti problemi. Uscite dalla sindrome dell’emergenza, dovete smontare un sistema. Sono linee di mandato elusive, che mancano di coraggio».

Critiche anche dal Partito Democratico. «Siamo convinti – ha preso la parola Christian Fiazza - che riuscirete a realizzare gli obiettivi preposti. State sereni, avete fissato come temi principali solo obiettivi legati alla quotidianità. L’Amministrazione ha scelto di fare le cose facili, dice alla gente le cose che vuole sentirsi dire. Ci sono voluti 4 mesi per scrivere 12 pagine: costruire è più difficile che distruggere. Volati via i coriandoli della campagna elettorale, è complesso governare. Putzu, Garetti, Polledri e Opizzi tuonavano in minoranza sui programmi del centrosinistra chiedendoci di “volare alto”, parlando di “minestrina”. Sembra che ricordate con nostalgia e rimpianto il mandato del sindaco Guidotti di fine anni ’90: non potete portare indietro le lancette del tempo. Questi 4 mesi sono stati colmi di azioni che richiamano il passato. Il cambiamento fa parte della vita e anche i piacentini lo hanno chiesto alle Elezioni, e ora si stanno accorgendo di quello che state facendo. Questo è un programma perfetto per amministrare un dormitorio pubblico».

«Non cerchi costantemente dei nemici – ha detto al sindaco il consigliere di “Piacenza in Comune” Luigi Rabuffi - non costruisca dei “muri”. È un documento nostalgico, non offre speranza, sono rimasto deluso. Emana mestizia, Piacenza è senza prospettive, è insicura, lontana dal decoro e piena di ristrettezze economiche. Leggendo il vostro documento viene voglia di emigrare, espatriare. Soliti slogan sulla sicurezza, telecamere, addirittura un’unità cinofila che costa decine di migliaia di euro all’anno: manca solo la “legge del taglione” e il coprifuoco nel documento. E sulla Ztl nel documento si parla di una revisione degli orari, senza indicare se in diminuzione o estensione. Imbarazzante le sviolinata nei confronti della Diocesi nel documento sulla cultura».

«Sul fronte degli eventi – è intervenuta Giorgia Buscarini (Pd) - state organizzando poco, i Lego sono stati spostati all’Alberoni, l’estate di San Martino non è stata confermata. Manca coordinamento e collaborazione, soprattutto da parte dell’assessore Filiberto Putzu che spesso risulta anche assente. La cultura non è l’esasperazione del concetto di piacentinità. Tutte le idee della passata Giunta dove sono finite?».

Anche Paolo Rizzi (Piacenza Più) ha detto la sua sulle linee programmatiche. «Ho visto segnali preoccupanti in questi mesi – ha spiegato Rizzi - abbiamo aspettato le linee di mandato per vedere. È un documento generico, minimalista, e ci sono valutazioni su Piacenza che non condividiamo. Sul sociale bisogna mantenere la tradizione di Piacenza, sull’ambiente bisogna fare scelte diverse. Il giudizio di Piacenza “città in declino” non lo sottoscriviamo. Piacenza ha resistito di più alla crisi rispetto alle altre realtà. Sulla sicurezza abbiamo perso il comandante della Polizia Municipale. L’immigrazione non è solo un costo a Piacenza, senza i 19mila immigrati della città saremmo una Piacenza sì veramente in declino. Dovete dire ai piacentini dove pensate di trovare le risorse. Rimaniamo perplessi quando vi definite “comune amico dei giovani” visto che volete cancellare gli spazi giovanili».

«Meglio avere un sindaco concreto – ha difeso il documento Filippo Bertolini (Fratelli d’Italia) - piuttosto che un sindaco con le “visioni”. Bisogna dire ai piacentini che questo documento è il frutto delle politiche nazionali, di un governo non eletto da nessuno che taglia continuamente fondi agli enti locali». «Io abito in centro storico – ha aggiunto Francesco Rabboni (Forza Italia) - e in questi mesi ho visto già un’attenzione mirata al centro storico».

«Il nuovo ospedale – è il parere di Mauro Monti (Liberi) - nel documento è liquidato in cinque parole, rispetto ad argomenti come la tutela degli animali molto più illustrati. Il tema dell’immigrazione c’è, io lo vedo quotidianamente a scuola. Dobbiamo porcelo per non avere fra vent’anni i problemi delle banliueus. Non confondiamo le idee con le ideologie».

Contro anche il Movimento 5 Stelle. «In questi primi mesi – ha detto Sergio Dagnino - vediamo problemi di comunicazione da parte dell’Amministrazione. Avete affrontate cose che non erano le urgenzi principali. Dopo 15 anni di centrosinistra la città attendeva con ansia le linee di mandato della nuova Amministrazione. Cosa volete fare su Borgo Faxhall? Sugli uffici? Sulla vendita dei “gioielli di famiglia”?».

«Le linee di mandato del comune di Milano – è l’intervento del capogruppo della Lega Nord Stefano Cavalli - sono di 4 pagine, tanto per dare un’idea. Siamo un’Amministrazione parsimoniosa che non vuole sperperare denaro pubblico, come una famiglia. Basta cattedrali nel deserto. I regali del Demanio non possono essere sopportati. I nostri progetti sono ponderati e seri. E sull’ospedale vogliamo scegliere attentamente. Siamo per una rivisitazione degli spazi: voi li avete gestiti in un modo, noi un altro. Dire che li chiudiamo è sbagliato. Lo sport e la cultura non hanno colore politico, vale anche per lo sport: non vogliamo assistere al balletto di un’ora per gli spazi piscina. Sulla cultura non vogliamo radere al suolo nulla: le cose corrette verranno portate avanti. Altra cosa sarà dare un indirizzo politico diverso».

«Dovete accettare il risultato elettorale, che – ha esordito Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) rivolgendosi a Rizzi – ha detto 60% a 40%. Le linee di mandato troveranno momenti di revisione in questi cinque anni. Questa maggioranza ha preso atto delle volontà del sindaco e della Giunta». Foti ha ricordato l’iter di tutti i progetti citati dall’opposizione. «Per piazza Cittadella bisogna presentare le fidejussioni per iniziare i lavori, l’area ex Acna c’è un contenzioso in corso, il Consorzio Agrario prima bisogna presentare un piano. Noi siamo un comune che si occupa di cose importanti e non dei palazzinari della città che vengono a raccontare balle. Mi ha fatto piacere invece sentire l’intervento di Trespidi. Ha criticato ma ha detto cose accettabili, d’altronde certi percorsi li abbiamo condivisi assieme. Tranne quando ha detto che bisogna avere “idee per trovare risorse”. Anche quando era presidente della Provincia lui aveva pensato alla Rottofreno-Cattagnina, ma mancavano i quattrini».

Foti ha ammesso che c’è qualche problema di comunicazione all’interno della Giunta, osservazione sollevata dai 5 Stelle. «Se un assessore parla per apparire qualche gaffe capita. È ovvio che nei primi mesi c’è questa tendenza ad apparire sui giornali. Così come è vero che l’iniziativa dei Lego andava fatta in centro. Non tutte le critiche vengono spedite al mittente».

Con un “coup de theatre” Stefano Cugini (Pd) ha dato un giudizio duro sulle linee programmatiche. «È l’elenco mal scopiazzato di qualche programma elettorale. Sembrano dei sogni di fine d’estate. C’è solo qualche buona intenzione e niente di più.  Non siamo partiti col piede giusto, questa è una “ribollita”. Il sindaco si scolli di dosso questa compagnia cantante di stonati». Cugini ha letto in aula ciò che Tommaso Foti disse cinque anni fa per la presentazione delle linee d’indirizzo della Giunta Dosi. «Peccato che Dosi all’epoca – ha proseguito Cugini, stavolta con parole sue - parlò di “mantenimento dei servizi sociali”. Le vostre linee di mandate sono indefinite, con tempi verbali non chiariti: “faremo”, “valuteremo”, “vedremo”. Vi abbiamo lasciato 45 milioni di euro di progetti con stanziamenti certi. Mettete al primo punto la sicurezza e intanto vi siete fatti scappare il nuovo comandante della Municipale, andato a Torino. La rete sul welfare promessa dal sindaco c’è già. La maggioranza è rabberciata, la Giunta sembra non sia stata scelta da lei. Si scrolli di dosso questa compagnia cantante di stonati e vada avanti sindaco».

Il sindaco Barbieri ha replicato ai tanti interventi. «Mi sono resa conto – ha risposto il sindaco - che le promesse non sono state intese nella maniera giusta. Ho voluto precisare che non possiamo più ragionare con l’ottica che avevamo decenni fa. Non c’è nessuna nostalgia, bisogna solo cambiare registro. La verifica dei bisogni di cui parlava Cugini la faremo e ci sarà un rigoroso controllo. La macchina amministrativa è ferma, oltre all’inchiesta ci sono problemi organizzativi mai risolti. Non abbiamo promesso cose che non possiamo garantire. Le parole di rassegnazione le abbiamo sentite dall’ex sindaco Dosi durante il suo mandato, che spiegava che il suo successore si sarebbe trovato davanti una situazione complicata. Mi sembra irresponsabile tirarci per la giacca su piazza Cittadella dopo quanto è successo per Borgo Faxhall. Dire sempre di sì e poi far pagare i piacentini non va bene. Noi facciamo l’interesse pubblico. A Paolo Rizzi dico che la campagna elettorale è finita. È convinto di ciò che dice, ovvero che Piacenza è resiliente e ha un’alta qualità della vita. Ma non è più come una volta».

Al termine della discussione, la maggioranza ha votato in modo compatto le linee programmatiche. Contro il documento si sono espresse tutte le forze di minoranza: Pd, Piacenza Più, Movimento 5 Stelle, Liberi e Piacenza in Comune. Nel corso della seduta è stato votata la presa d'atto del Dup: i consiglieri avranno dieci giorni di tempi per presentare ordini del giorno al testo. 

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