Diga in Valnure, Liberali: «Non sia la Regione a valutare l’opera»

La richiesta dell’associazione: «Organi indipendenti per gli studi sulla diga in Valnure»

la diga del Molato

«Gli studi preliminari ad ogni decisione a proposito della diga di Valnure (così come di ogni altra opera che abbia un forte impatto sulle future condizioni di vita delle popolazioni interessate) devono essere affidati ad organi indipendenti. La gratuità dell’affidamento (“nel senso che non pagano i diretti interessati, ma tutti i contribuenti”) non è ragione sufficiente per preferire organi politici o, comunque, condizionati dalla politica, dalla quale sono diretti». Così l’Associazione dei Liberali piacentini commenta la notizia che lo studio per l’accertamento del fabbisogno d’acqua della Valnure verrebbe svolto dalla Regione, «e da una Regione – oltretutto – i cui cittadini devono andare a votare al più tardi entro gennaio dell’anno prossimo». I valligiani «non possono illudersi – dice il comunicato dei Liberali piacentini – di delegare ad altri la difesa della propria valle (la Valtrebbia s’è salvata in questo modo, non delegando ma combattendo in prima persona, dalla diga che decenni fa si voleva là costruire). La difesa non va delegata neppure agli enti locali tenendo presente che gli stessi hanno ampi rapporti già in essere sia con Iren che con il Consorzio bonifica e che molti di essi lasciano assai a desiderare nei controlli che su questi enti dovrebbero esercitare e dei cui megalattici proventi sono invece in molti casi interessati compartecipi, secondo un ingegnoso sistema destinato a cessare solo con il rinnovo degli organi regionali». In tema, l’Associazione dei liberali mette anche in guardia, in particolare, sul fatto che la diga verrebbe costruita dal Consorzio di bonifica: «Lo stesso – dice la nota liberale – ha un rapporto organico con la Regione, come dimostra il fatto che l’attuale maggioranza ha perfino respinto la richiesta che esso sia obbligato ad adottare il sistema di voto on line, oltretutto già in ritardo di dieci anni rispetto alle previsioni (tenute sulle carta) di una legge – paradossalmente – regionale». Gli enti locali, continua la nota, «è inutile poi che facciano finta di niente e non affrontino il problema dei gravosi contributi di bonifica che conseguono per i territori interessati e circostanti (ad es. per la cassa di espansione di Piacenza) ad ogni opera costruita dal Consorzio, come sarebbe la diga se dovesse essere costruita».

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