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Dosi: «C’è il dovere di portare a termine il mandato»

Il sindaco prova a chiarire la situazione interna alla maggioranza: «Anche Vaciago e Guidotti hanno attraversato tensioni politiche e le hanno superate». Ma la precisazione in consiglio comunale non convince il centrodestra: «L’Amministrazione pensa a risolvere le beghe e gli affari interni al Pd»

La coda polemica che aveva accompagnato il bando sull’illuminazione pubblica affidato alla società Citelum aveva spinto il centrodestra a chiedere un chiarimento al sindaco Paolo Dosi. Troppe – secondo l’opposizione – le polemiche nate in seno alla maggioranza e in particolare al Partito Democratico provocate da alcuni dissidi interni. Dissidi che avevano spinto Claudio Ferrari (capogruppo Pd) ad annunciare le sue dimissioni, salvo poi ritirarle in un secondo momento, una volta stemperati gli animi. Ferrari non è stato il solo ad annunciare le sue dimissioni. Il dirigente del Comune Giovanni Carini, responsabile del servizio infrastrutture, aveva consegnato all’ufficio protocollo del Comune le sue dimissioni. Anche lui, passati alcuni giorni dall’impasse in cui è caduta l’Amministrazione – e di conseguenza anche gli uffici – ha rivisto la sua decisione.

Richiesto di un chiarimento in aula, il sindaco Paolo Dosi ha ripercorso le tappe sull’assegnazione del bando sull’illuminazione pubblica, per poi provare a fare un’analisi di quanto successo. «Il bando – ha spiegato a Palazzo Mercanti - è nato come atto tecnico che lasciava poco spazio al dibattito politico, almeno questa era la nostra interpretazione iniziale. Verso i nostri tecnici nutriamo la massima fiducia: la macchina comunale si è ridotta di dirigenti e persone, ma le funzioni sono rimaste. Parlo di questo per giustificare la gratitudine che anche in questa sede vorrei rivolgere nei confronti dei nostri dirigenti: persone che hanno competenze specifiche. Su questo bando abbiamo volutamente scelto di assecondare le indicazioni tecniche che provenivano dagli uffici. Nutriamo in loro la massima fiducia: pensavamo di prendere atto della materia e dei criteri decisi da loro».

Ma qualcosa è andato storto, l’ingresso in consiglio di Federico Sichel (Pd) si è rivelato una spina nel fianco dell’Amministrazione su questo delicato tema da decine di milioni di euro. «A livello politico – ha proseguito Dosi - la partita è stata cambiata, accorciando i tempi e creando precarietà, si è generata una situazione che conosciamo. Gli approfondimenti hanno dilatato i tempi costringendo l’Amministrazione ad arrivare a una scelta condizionata positivamente dalle proposte per il bando. La risposta arrivata dal bando è comunque positiva per la città. Questa pratica inevitabilmente ha generato tensioni nella maggioranza, tensioni che non ho ignorato: rientrano strutturalmente nelle cose che riguardano una maggioranza consiliare inserita in un sistema elettorale come il nostro, come quello di questi anni. Il confronto può diventare anche aspro e dobbiamo poi uscirne insieme. Sono in consiglio comunale da 15 anni e ricordo che tensioni erano presenti anche nelle due amministrazioni Vaciago e Guidotti. Poi si sono superati quei momenti perché c’è il dovere di portare a termine il mandato. Anche questa ha l’obiettivo di arrivare al termine: c’è una componente politica e dialettica sul tema. Vogliamo mantenere alto il livello dei servizi, nonostante una situazione economica che non ha precedenti dal dopoguerra a oggi. Vaciago si dimise da sindaco, Foti si dimise da vicesindaco ai tempi di Guidotti, però si garantì la continuità dell’Amministrazione. Non voglio giustificare quanto accaduto, ma conflitti e diatribe che possono nascere in una maggioranza, sono naturali. Il peso sulle spalle delle Amministrazioni è sempre più pesante. Spero che le tensioni politiche siano risolte».

«Vorrei sapere – ha prontamente tuonato Marco Tassi (Pdl) - perché il dirigente voleva rassegnare le sue dimissioni per una pratica. Perché voleva dimettersi? È vero che ha ritirato le sue dimissioni? In vent’anni non era mai successo che un dirigente volesse lasciare per una pratica. Ho perso il conto di consiglieri di maggioranza dimessi, che hanno cambiato idea, che hanno fatto da stampella dopo essere usciti. È una maggioranza zoppa perché ha troppi problemi interni. È entrato Sichel al posto di Negri ed è successo il finimondo. C’è gente che paga le tasse e aspetta che facciate qualcosa: ne avete fatte 4 in 4 anni. Non potete paralizzare una città per 4 mesi con una pratica solo perché ci sono stati litigi interni. Se un uomo e una donna litigano non è che il giorno dopo non vanno più a lavorare. C’è uno stallo politico per colpa di un partito. Non è colpa del sistema elettorale se avete perso dei pezzi per strada. C’è stato molto dissenso interno e non si è fatto nulla in questi anni».

«Mi aspettavo una relazione politica – ha detto Marco Colosimo (Piacenza Viva) - dal sindaco. Mi aspettavo un discorso da leader che mettesse fine alle polemiche interne. Quella della maggioranza non era dialettica: lei ai giornali ha detto che qualcuno la voleva mandare a casa. Non deve parlare da tecnico ma da politico ma dire ai suoi di pensare al bene dei piacentini. Lei è una buona persona, vuole sempre riallacciare i rapporti, ma non riesce a mettere fine a queste diatribe. Deve richiamare i suoi all’ordine per fare qualcosa da qui al prossimo anno. Non potete come al solito nascondere tutto sotto al tappeto. Se poi un giorno quel tappeto viene sollevate ci rimane di mezzo anche lei sindaco. Spesso e volentieri essere “buoni” non significa essere decisi e capaci e fare da collante a tutte le anime del partito. Non potete gestire qui gli affari del Pd e lei non può parlare da “semplice” tesserato di quel partito».

Duro anche Paolo Garetti (Lista Sveglia). «Se questa fosse una squadra di calcio si sarebbe già cambiato l’allenatore. Nelle parole di Dosi ho capito che l’Amministrazione pensa solo alla sopravvivenza. La pratica Enel è stata un tentativo di resa dei conti. L’Amministrazione cittadina è un continuo banco di prova degli affari interni al Pd. Non è opportuno che alle riunioni di maggioranza siano presenti il segretario provinciale e cittadino del partito».

«Vorrei sapere anche io – ha aggiunto il pentastellato Andrea Gabbiani - il motivo delle dimissioni del dirigente Carini. Le lotte interne non ci interessano: siete la Piacenza del ‘700, ovvero il contrario di come vi siete presentati alle Elezioni. Non ci siete neanche all’apertura del consiglio comunale, è la dimostrazione che è ora di andare a casa. Questo è uno smacco per i cittadini: ogni seduta del consiglio e della commissione costa dei soldi, bisogna portare a casa ogni volta un risultato. Questa non è la nostra idea politica».

A chiedere una delucidazione del sindaco in consiglio era stato Tommaso Foti di Fratelli d’Italia. «Posso capire – è stato il suo intervento - che una maggioranza decida e discuta su un piano regolatore, sulla realizzazione di un’opera pubblica. Ma non è di sua competenza come governare un appalto, che è un fatto tecnico. L’unico parametro da seguire per la giunta doveva essere quello della convenienza pubblica. Qua ve la state cantando e suonando da soli: io non me ne sono andato per un motivo politico, ma per un motivo tecnico. Ero diventato presidente di una commissione parlamentare che non mi permetteva di svolgere anche il ruolo da vicesindaco. Me ne sono andato a sei mesi dalla elezioni, non mi è stato revocato l’incarico. Mi dispiace dirlo ma stanno costruendo il passaggio futuro al sindaco. Alle riunioni e agli incontri vengono alcuni suoi collaboratori che delineano già gli scenari futuri. Alla maggioranza si è chiesto di non far filtrare le cose ma di comunicarle. Non vogliamo farvi il processo, ma si sono perse molte occasioni in questi anni per lavorare intorno a 3-4 grandi proposte a un territorio senza certezze. Tutti si stanno muovendo per l’Area Vasta, ma noi stiamo diventando un vasto territorio di conquista. Solo nei regimi totalitari si spegne il dissenso, ma l’assenso non va costruito solo sulle simpatie e antipatie. Non va criminalizzato chi propone altre strade. Però le dimissioni non si annunciano, si presentano. Un politico che si dimette non ritorna sui suoi passi. Non si può richiamare il partito alla coerenza in questo modo».

«I cittadini – ha chiesto Filiberto Putzu (Forza Italia) - vogliono sapere le motivazioni dell’annuncio di dimissioni di Ferrari del Pd. E non è convincente lo stress come motivo. Ci sono veramente gli 8 milioni di euro di risparmio sull’appalto grazie all’assegnazione a Citelum? Vorrebbe dire che avete lavorato male per Piacenza. È la terza crisi politica dopo la consegna degli assessorati, poi il rimpasto di giunta del gennaio 2014 con cui Dosi ha fatto fuori 4 assessori. Questa crisi è più difficile da sciogliere perché non si può mandare a casa un consigliere comunale. Chi amministra deve dimenticare le dinamiche di partito, la gente è stufa di queste cose». 

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