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Il sindaco Dosi e l'assessore Cisini

Il sindaco Dosi e l'assessore Cisini

Dosi: «Sono andato in Procura per tutelare la nostra dignità»

A tenere banco in consiglio è ancora il caso Enel-illuminazione pubblica. Foti: «Ci vuole il 416/bis». Il segretario comunale Filippini avverte: «Il verbale di questa seduta finirà in Procura». Seduta piena di veleni. Reggiani (Pd): «La politica che m'immaginavo non era questa»

È un report “riservato” e “senza paternità” del Comune che finisce in mano al quotidiano Libertà a scaldare gli animi a Palazzo Mercanti. Il documento, pubblicato nella giornata di ieri, sembra essere un’indicazione alla giunta – fatta dagli uffici tecnici – sulle conseguenze a cui porterebbe l’abbondono della proposta di “project financing” con prelazione a Enel Sole. La delibera che sancisce la volontà - da sempre caldeggiata dall’assessore Giorgio Cisini - di ricorrere a questo percorso per l’appalto legato all’illuminazione pubblica, è stata ritirata in commissione 2 nella giornata di venerdì. Il report – secondo Foti una sorta di “pizzino” passato alla stampa – riportava una constatazione: il Comune rischierebbe di pagare a Enel Sole, abbandonando questo percorso, almeno 250mila euro (quelli spesi per il progetto da parte dell’azienda), arrivando fino a un massimo di 1 milione e 215mila euro. Ma è il sindaco Dosi a sparigliare le carte in consiglio, dopo le accuse di Foti: non è un “pizzino”, né un documento degli uffici, ma una serie di appunti dell’assessore al bilancio Luigi Gazzola.

A sollevare la questione – dopo aver già criticato duramente la gestione della delibera sull’illuminazione pubblica in commissione 2 – è stato Tommaso Foti (Fratelli d’Italia). «Vorrei sapere – ha dichiarato - perché un documento inaccessibile agli atti come il “report anonimo” è stato pubblicato sul giornale locale. Avete presentato un esposto anche su questo? Mi sono rotte le scatole dei vostri fringuelli e aspiranti onesti. Mi risulta inoltre che un documento arrivato al sindaco e al presidente del consiglio non sia mai stato citato in aula. Forse sarebbe meglio leggerla». E così Foti ha letto in aula una missiva dell’avvocato Elena Vezzulli, dirigente dell’avvocatura del Comune di Piacenza. “Ritengo doveroso – ha letto le parole dell’avvocato - informare che negli ultimi giorni sono arrivati numerosi consiglieri di maggioranza a chiedermi un parere sulla legittimità della pratica. Ho convocato i consiglieri e esprimendo a loro il mio convincimento “dubbioso” sulla piena legittimità della pratica. Dubbio espresso per primo al sindaco, con cui mi sono confrontata, e successivamente al segretario generale e agli uffici. Non nascondo che i consiglieri comunali, dopo i colloqui avuti con me, si sono dimostrati partecipi dei miei dubbi e delle mie riserve. Non vorrei però influire sulle decisioni politiche dell’organo assembleare”. «L’avvocatura – ha aggiunto Foti - poi chiede cosa deve fare in merito ai chiarimenti chiesti dai consiglieri. C’è un balletto di lettere che ci sono e non si dicono. C’è addirittura una lettera del presidente del consiglio che chiede all’avvocatura come si deve comportare entro il 3 marzo, perché la questione va trattata in consiglio».

«A Enel Sole – ha proseguito l’esponente dell’opposizione - non va data una lira, lo dice una copiosa giurisprudenza. Questi “pizzini” – Foti si riferisce alle indiscrezioni riportare dal quotidiano “Libertà” - sono fatti circolare ad arte per turbare il consiglio comunale. È un turbamento, un’intimidazione dei consiglieri. Chi ha letto ieri il giornale pensava di dover vendere la casa…Non ci voleva nulla a dire chiaramente se un organo ha ritenuto di chiedere un parere all’ufficio legale. È grave che non si sia parlato dei dubbi di parte del personale del Comune in commissione, nonostante lo sapessero il segretario generale e gli uffici. Avrei voluto leggere oggi una riga di smentita al report passato al quotidiano». Alla luce di quanto detto Foti ha ribadito la sua posizione sulla questione, citata nell’esposto di Dosi. «Non ho più alcun dubbio: si può parlare di associazione a delinquere e 416/bis».

«Come 5 Stelle – ha poi preso la parola il capogruppo 5 Stelle Mirta Quagliaroli - lo scorso 18 febbraio abbiamo chiesto di farci sapere il parere dell’avvocatura e del segretario generale. Ci è stato risposto il 22 febbraio che non c’era nessun parere scritto. La pratica è stata gestita in modo indecente dall’assessore, dalla giunta e dagli uffici».

A difesa della pratica e della giunta si è espresso il capogruppo Pd, il lealista Claudio Ferrari. «Si parla qui, non si parla ai giornali. Ciò che viene scritto dalla stampa non é un verbale. Fino a qualche giorno fa la pratica era confezionata in modo corretto. Non c’erano elementi di dubbio. I dubbi sono legittimi, ma non sono contestazioni. Portare le carte in Procura come ha fatto l’amministrazione mi ha lasciato l’amaro in bocca. Hanno anticipato le mosse, mi fa pensare che il sindaco, conoscendo la sua moralità, sia sicuro di quello che ha fatto. Si é voluto far passare l’idea che la pratica sia viziata da qualcosa di illegittimo». A Ferrari ha subito replicato il centrodestra.

«Se un sindaco – ha detto Filiberto Putzu (Forza Italia) - va in Procura…I giornali riportano ciò che captano, e non mi pare che siano critici nei confronti dell’amministrazione». «A chi ha parlato Ferrari? Non ho capito – ha aggiunto Massimo Polledri (Lega Nord) -  a chi si sia rivolto. Non siamo qua a fare speculazioni, Ferrari non può dire che era tutto chiaro. Siete voi che siete andati in Procura, non noi. Se era tutto a posto non ci andavate».

La vicenda ha lasciato l’amaro in bocca alla corrente renziana. Oltre a Ferrari, anche Annalia Reggiani ha criticato le polemiche sollevate sulla questione. «Quando sono entrata in quest’aula – si riferisce al suo ingresso a Palazzo Mercanti, avvenuto l’estate scorsa – non pensavo che in consiglio si facesse così tanta polemica. Ciò che era la politica, per me, é molto diverso da quello che ho visto qua dentro. Siamo tutti troppo preoccupati per quello che scrivono i giornalisti. Andare in Procura è stata l’unica possibilità dell’amministrazione per difendersi dalle voci tendenziose cantate al vento da persone che sono sedute qui con noi. Mi sembra che abbiamo superato il confine».

Della corrente dei dissidenti faceva parte Samuele Raggi dell’Italia dei Valori. Ora però sembra aver fatto dietrofront: a testimoniarlo sono le sue parole in aula. «Ho firmato la lettera – ha dichiarato - ma non ho mai avuto dubbi sulla trasparenza del Comune, e sono dispiaciuto dalla strumentalizzazione politica. Ho contrastato il sindaco alle primarie, ma oggi lo sostengo». Anche Giovanni Castagnetti (Piacentini per Dosi) si è schierato dalla parte del primo cittadino. «Metto la mano sul fuoco sul percorso fatto dagli uffici». «Reggiani – è invece intervenuto Marco Colosimo (Piacenza Viva) - ha ragione, però un conto é dirlo stando in minoranza e un conto é governare. Dalla mia parte si vota secondo il proprio parere, da voi Piacenza é oggetto di contesa tra due parti del Pd».

I toni incandescenti della discussione hanno provocato la precisazione del segretario comunale Vincenzo Filippini. «Invierò il verbale di questa seduta in Procura – ha spiegato ai consiglieri - alla luce dei riferimenti fatti. Non sono il segretario della giunta ma quello generale: non tengo conto di “pizzini” o “report anonimi”. Il report non l’ho ancora visto e ho saputo della sua esistenza solo ieri». Poi è arrivata la replica ai 5 Stelle. «Ho ricevuto la richiesta di Quagliaroli in data 24 febbraio, e dopo alcuni incontri di approfondimento con gli uffici ho firmato e sottoscritto la mia valutazione sull’argomento: per me la proposta di deliberazione è conforme agli articoli che la disciplinano».

Il sindaco Paolo Dosi ha ringraziato Filippini e gli assessori Gazzola e Cisini. «Sono loro che hanno seguito questa vicenda che si è sviluppata quando ero assente – il sindaco si è preso un mese di riposo durante il mese di dicembre in seguito a una lieve ischemia, nda -. Faccio ammenda, mi è stato difficile ricostruire tutto da subito. Posso dire che abbiamo operato sempre col solito metodo: ogni decisione che viene presa dalla giunta è estremamente ponderata, ma ispirata ai criteri di rispetto delle norme. É prassi comune per questa istituzione esigere chiarezza». Dosi, vista la delicatezza della questione – che ha avuto strascichi in Procura - ha poi preferito leggere una nota.

«Volevamo garantire solo l’interesse pubblico nei costi e nelle spese. Non abbiamo dubbi di alcun tipo, grazie alla fiducia dei dirigenti e del segretario. Il resto è opinione personale. Abbiamo dato seguito alla proposta di “Project financing” e poi ritirato la delibera in questione, anche se era più prudente una sospensione. Su questo mi sento di condividere la posizione di Cisini – illustrata durante la commissione di venerdì scorso, nda -. Non ci sottraiamo ad alcuna responsabilità, perciò per tutelare la dignità dell’ente e la nostra, ci siamo rivolti alla Procura. C’è uno sforzo per la legalità in corso da tempo e non intendiamo fermarci, nonostante i tanti tentativi di delegittimazione. Il report anonimo – pubblicato da “Libertà” - è nient’altro che un promemoria dell’assessore Gazzola per un incontro di giunta. Non era su carta intestata e il riferimento ai danni era una mera ipotesi. Ora vedremo le proposte sul tavolo e quale strada seguire. Sappiamo che ci sono tempi ristretti per agire».

Il report citato dal quotidiano era allora uno scritto dell’assessore Gazzola poi riportato dal giornale. Foti ha accusato la giunta di aver passato il documento al quotidiano. «Sul giornale si è parlato di documento “anonimo”, cioè di un “pizzino”.  Ora Dosi ci viene a dire che è un documento redatto da Gazzola: mi dispiace che siano usciti gli appunti dell’assessore, ma li avete fatti uscire voi. Dosi dovrebbe riunire la sua giunta e capire chi è stato a dirlo ai giornali».

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