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Verso le elezioni

«E' necessario che la nostra comunità ricostruisca una cultura di legalità diffusa»

La lista Piacenza Oltre: «Non si può parlare di programmi e di azioni prima di aver riconosciuto questo bisogno profondo e preso nei confronti della città un impegno serio e convinto in questo senso»

«Per Piacenza Oltre – la associazione che ha costituito una lista civica a sostegno di Katia Tarasconi alle prossime elezioni comunali - è necessario che la nostra comunità ricostruisca una cultura di legalità diffusa,  e questa azione è prioritaria per qualsiasi forma di crescita e sviluppo futuri. Non si può parlare di programmi e di azioni prima di aver riconosciuto questo bisogno profondo e preso nei confronti della città un impegno serio e convinto in questo senso».

«C’è qualcosa di non detto - spiegano - in questo avvio di campagna elettorale. Un convitato di pietra che nessuno sembra voler evocare, a rammentare ai cittadini, elettori, candidati e politici che il passaggio che abbiamo davanti il 12 giugno non è solo un passaggio amministrativo: la questione morale. Parole grosse in una tranquilla (?) città di provincia del Nord Italia, in fondo qui mica ci si spara per strada, quindi… di che stiamo parlando?».

«Parliamo  - proseguono - di una serie di eventi davvero allarmanti che hanno interessato la nostra città in un arco di tempo di soli 3 anni: l’arresto e successiva condanna per reati di stampo mafioso e di corruzione di Giuseppe Caruso, presidente del Consiglio Comunale al momento dell’arresto, per proseguire con il sequestro di una intera caserma dei Carabinieri, (caso Levante, con sentenze di primo grado che confermano l’esistenza di un sistema collusivo all’interno della caserma), per poi arrivare alle indagini, tuttora in corso, su presunti rapporti illeciti tra politica e affari, che hanno portato alle dimissioni di un assessore della nostra giunta e all’arresto di sindaci ed amministratori di vari comuni della nostra provincia».

«Cosa hanno in comune tutti questi eventi gravissimi? Innanzitutto la minimizzazione ed il silenzio da parte di chi guida la nostra comunità - è questo l’elemento forse più preoccupante. Emblematica la reazione di figure cittadine di rilievo, per vero non solo politiche, dopo le poche righe, taglienti come una rasoiata sul viso di chi localmente esercita un potere piccolo o grande che sia, scritte da una giudice l’ottobre scorso nella sentenza relativa alla vicenda della Caserma Levante: “una città  dalle tante facce, spesso vischiosa nei rapporti di potere, con…un perbenismo imperante…talvolta con radicate connessioni con il contesto criminale sommerso legato…non in ultimo, alla corruzione.” Parole dure ma chiarissime, che avrebbero dovuto dare la scossa, fungere da monito, che suonarono invece offensive a molti, a partire da Patrizia Barbieri».

«“Saranno i giudici a stabilire le eventuali responsabilità penali, ecc.”, il solito refrain, tre giorni sui media e via.  È invece del tutto evidente che il problema non è più solo giudiziario ma anche politico giacché siamo di fronte ad un macigno che è necessario rimuovere  al più presto piuttosto che aggirare trincerandosi nel silenzio. La questione morale quindi ci rincorre e ci interroga, ora in tempo di elezioni più che mai. La criminalità, la corruzione, il malaffare, esistono in tutte le realtà umane, e Piacenza non è da meno. Ma una città moderna dovrebbe aprirsi al dibattito, interrogarsi, parlarne, a cominciare da chi la guida politicamente ed amministrativamente, perché questo fa nascere anticorpi e meccanismi di vigilanza democratica. Minimizzare e tacere, sottrarsi alla responsabilità politica di quanto avvenuto in soli 3 anni all’interno del nostro territorio significa prestare il fianco a queste ed altre forme di illegalità».

«Facciamo una ulteriore considerazione: i poteri criminali possono facilmente controllare pacchetti di voti (non ne occorrono tanti) per eleggere candidati ed amministratori che saranno al loro servizio più che al servizio della comunità, prescindendo dai partiti e a volte in modo trasversale, e l’astensione dal voto rende solo più facile questa pratica. L’illegalità si nutre di silenzi e di non detto, mette le radici laddove si distoglie lo sguardo e dove il presidio della cultura della legalità, anche nei segni e nelle parole, è debole. Piacenza Oltre si impegna a sostenere il dibattito ed il presidio sui temi della illegalità, indirizzato alla comprensione e diffusione delle informazioni sui fenomeni che interessano il nostro territorio, attraverso il confronto aperto con tutte le forze in campo (istituzioni, forze dell’ordine, associazioni, osservatori)».

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