Squeri: «Che fine ha fatto chi voleva abolire le Province?»

Intervista ad Alberto Squeri, in pista per lo scranno più alto di corso Garibaldi con "Unirsi al centro". «Diamo spazio a una vasta area non rappresentata, nè a destra nè a sinistra»; «La vera novità di questa competizione elettorale? Siamo noi. Se non ci fossimo stati ci sarebbe stata meno democrazia». Con una serata nell'agriturismo di Bosco Gerolo, sono stati presentati anche i candidati della lista nei collegi territoriali; una cena tutta piacentina, a cui è seguita un'esposizione di moto d'epoca

alberto-squeri_1Per la sua convention, non poteva scegliere posto più "politicamente corretto". Cascina di Bosco Gerolo, nel centro preciso della Provincia piacentina. Pane, salame, e tutte le prelibatezze nostrane. Alberto Squeri, ieri sera, si è presentato ai suoi elettori. Scende in campo per le Provinciali del 6 e 7 giugno con una sua lista - "Unirsi al centro" - che stilizza, e ricorda, il simbolo della margherita. Prima dell'inizio della cena l'abbiamo fermato per qualche domanda. Lui, disponibilissimo e gentile, non si è tirato indietro. Ecco cos'è nato dalla chiacchierata.


Queste elezioni sembravano una corsa a due tra Boiardi e Trespidi, ma non è così: ci sono altri sfidanti, ognuno con una precisa identità politica. Quali sono i motivi che l’hanno spinta a candidarsi? Cosa rappresenta, per lei, il centro?

La lista di centro è nel mio dna. Abbiamo scelto di fare questo gruppo perché il centro politico rischiava di essere escluso da questa competizione, perché non rappresentato. È uno spazio enorme che i grandi schieramenti non hanno voluto o potuto rappresentare. È un immenso patrimonio politico, fatto da tanta gente che non è soddisfatta da questa doppia scelta imposta: se non ci fossimo stati noi ci sarebbe stata meno democrazia in queste elezioni.

 
Qual è il programma che propone agli elettori? In cosa si distingue “Unirsi al centro” rispetto alle altre formazioni?

Il nostro programma è molto semplice, e parte da una considerazione: la nostra è una Provincia che ha bisogno di più cura, più cura del territorio in senso globale. Quindi, più cura verso la sicurezza, più cura per un sistema economico che sappia svilupparsi in armonia con la persona, e abbia una capacità di ridefinire le scelte fatte a volte anche sbagliate. Noi, però, non cerchiamo colpevoli, non siamo contro o a favore di nessuno. Noi vogliamo iniziare una stagione politica nuova. Una stagione dove questo ente ritorni invece a essere un protagonista, con la gente.


Ma investire sulla Provincia, paga? Per molti è qualcosa di inutile.

Se ne sono sentite di tutti i colori, un anno fa le Province le volevano abolire tutti: oggi non se ne sa più niente, hanno nascosto tutti i progetti di legge e nessuno le vuole più togliere perché sono centri di potere. Noi non vogliamo essere un centro di potere, ma essere un ente elettivo, in contatto con i cittadini.


La corsa di Boiardi - qualora non fosse confermato - si conclude. Tanto, si è detto nei bilanci di fine mandato, è stato fatto «per l’ambiente, per i lavoratori e per i precari, per lo sviluppo dell’economia». Qual è il suo giudizio, invece, sul suo operato?

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Se noi fossimo stati soddisfatti della precedente amministrazione non saremmo scesi in pista. È mancato “lo scatto in avanti”: il coraggio di capire che anche la Provincia non poteva essere più amministrata come semplicemente un ente burocratico, emanazione di altri enti. Ci vuole qualcosa di nuovo. E il nuovo cos'è? Il centro. L'unica cosa nuova in questa competizione elettorale siamo noi.

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