Emergenza idrica in Emilia, Lega Nord: "Realizzare nuovi invasi"

Per fronteggiare nei mesi estivi la siccità ormai cronica che colpisce le province emiliane di Reggio Emilia, Parma e Piacenza, generando una situazione di emergenza idrica, la Regione deve ripensare la rete di approvvigionamento idrico in quei territori anche attraverso la realizzazione di nuovi invasi da utilizzare come riserva. Lo chiedono Gabriele Delmonte, primo firmatario, Fabio Rainieri e Matteo Rancan (Ln) in una risoluzione nella quale impegnano la Giunta a riconsiderare i progetti inerenti alla realizzazione di nuovi bacini elaborati e presentanti in quelle province. Per quanto riguarda il torrente Enza – ricordano i consiglieri – è sempre attuale il progetto di creare un grande invaso attraverso la costruzione della diga di Vetto, che, però, è stato osteggiato dalle giunte regionali succedutesi negli ultimi vent’anni, e ci sono studi per la realizzazione, nella parte alta del torrente, di invasi di medie e piccole dimensioni fra loro collegati e la creazione di un invaso all’altezza della “Stretta delle Gazze”. Inoltre, per alimentare la rete idraulica del comparto “sinistra Taro” è stata progettata, anche con il contributo della Regione, la realizzazione di quattro invasi nel territorio del comune di Medesano (Parma), per un volume netto di acqua pari a 2 milioni 900mila metri cubi, ma solo uno è stato in parte costruito e tutto è fermo per problemi economici e burocratici. Infine, nel piacentino non si è dato seguito alla proposta, approvata nel 2013 dal Consiglio di provinciale di Piacenza e sostenuta da diverse amministrazioni comunali del territorio, di costruire in Val Nure vari invasi di piccole e medie dimensioni per raggiungere una capacità di 7/8 milioni di metri cubi d’acqua e oggi c’è chi propone di pensare a un nuovo grande invaso che si aggiunga a quello della Diga del Brugneto, dal quale, peraltro, i rilasci idrici per il piacentino sono possibili solo in situazioni di emergenza. Da qui l’iniziativa degli esponenti leghisti, che sottolineano come l’emergenza idrica nelle tre province emiliane sia tanto grave da avere indotto il presidente della Regione a chiedere al Governo il riconoscimento dello stato di calamità, in modo da consentire interventi straordinari per il reperimento della risorsa idrica.

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