Emporio solidale intitolato a Sergio Veneziani, scoppia la polemica anche su questo

La proposta del Pd di intitolare la struttura di via I Maggio al compianto presidente di Auser passa con 14 voti a favore grazie all'ok di Chiappa e Rabboni (Fi), Cappucciati e Garilli (Lega). L’assessore Sgorbati aveva invitato a bocciare la mozione: «Non possiamo decidere in casa d’altri, la struttura è di proprietà della Fondazione»

«La Giunta Barbieri si dovrebbe impegnare a dare avvio ai passaggi necessari e alle pratiche utili» per l’intitolazione dell’emporio solidale di via I Maggio alla memoria di Sergio Veneziani, ex presidente regionale lombardo della Cgil, presidente di Auser Piacenza e a lungo impegnato nel sociale in città. La proposta del Partito Democratico, presentata nove mesi fa, è finalmente arrivata in Consiglio comunale per essere discussa. Tutti d’accordo? Macché, la bagarre tra maggioranza e opposizione si è palesata anche in questa Sergio Veneziani-4occasione.

Il Pd non aveva dubbi. Veneziani ha sposato la causa dell’emporio solidale fin dall’inizio, mettendoci impegno e tempo. La sua prematura scomparsa, la scorsa estate, meritava un riconoscimento, come l’intitolazione del luogo in cui ha tanto investito. Ma l’Amministrazione non ha sposato la causa sul piano pratico, condividendone soltanto lo spirito. I motivi li ha forniti l’assessore ai servizi sociali Federica Sgorbati.  

«Ho ancora negli occhi – è quanto ha dichiarato Sgorbati - quando il 20 agosto scorso il consigliere Ivan Chiappa mi avvisò che Sergio Veneziani non c’era più. Non nascondo lo smarrimento, avremmo dovuto rivederci da lì a poco per parlare di Auser. Veneziani è stata una presenza fondamentale anche nel direttivo dell’emporio solidale. L’emporio è un servizio che sarà ancora più importante in questa fase di Covid-19, sta emergendo la fascia di povertà grigia. Quella parte di popolazione che mai si era rivolta ai servizi sociali». Ma Sgorbati ha gelato l’opposizione sulla proposta. «Ricordiamoci anche che l’immobile non è di proprietà del Comune – ha detto -, ma della Fondazione di Piacenza e Vigevano. È evidente che né il sindaco né la Giunta possono dettare le regole a casa di qualcun altro. Nel documento si parla di procedere con “pratiche utili” per l’intitolazione, ma queste non esistono. I passaggi necessari sono stati fatti: ho avvertito il presidente della Fondazione Massimo Toscani, che porterà la questione nel Consiglio della Fondazione. Ma non possiamo decidere noi, quindi non si può votare questa proposta in questo Consiglio».  

La minoranza è rimasta spiazzata. «Conclusione molto amara dell’assessore – ha fatto presente Christian Fiazza (Pd) -. Si dovrebbe Federica Sgorbati-6guardare alla sostanza e non alla forma. Ok gli atti, ma il Comune potrebbe buttare il cuore al di là dell’ostacolo. C’è amarezza, si poteva fare e dire meglio». «Sono affranto – ha aggiunto il capogruppo dem Stefano Cugini - ci sono rimasto dalla conclusione dell’assessore. Il problema è che si guardano i loghi di partito su ciò che viene presentato in aula». «Non nascondetevi – ha polemizzato Giorgia Buscarini (Pd) - dite le cose come stanno. Questo è un riconoscimento che la città gli deve».

«Sono sorpreso – ha preso la parola Massimo Trespidi (Liberi) - pensavo che questo argomento non trovasse alcuna discussione. È vero che non possiamo decidere a casa d’altri. Ma il Pd chiedeva di impegnarsi con la Fondazione per l’intitolazione e la loro richiesta è del 24 settembre 2019: avete aspettato 9 mesi per sentire Toscani? Non abbiamo un parere del Consiglio della Fondazione sull’intitolazione in nove mesi? Lo dico all’Amministrazione: abbiamo bisogno per affrontare la fase 2 una celerità di risposta ben diversa…se questi sono i tempi, non andiamo da nessuna parte. O forse ci sono motivi o problemi diversi sull’intitolazione? Non si è d’accordo sul nome proposto? Chiudiamo velocemente questa partita».

«Non possiamo dire di “no” in partenza – è il pensiero del pentastellato Sergio Dagnino - tirando fuori il “burocratese”. Voi intanto dovete spingere per questa soluzione, poi verrete a spiegarci che in Fondazione hanno deciso diversamente. State scivolando su una buccia di banana». «L’intitolazione è giusta – ha ricordato Luigi Rabuffi (Pc in Comune) - Piacenza non dimentica le persone che hanno fatto del bene. Ma che figura volete fare? anzi, che figuraccia fate fare al Consiglio comunale votando contro?». Dal centrodestra c’è anche chi non se l’è sentita di votare contro. «Sono legato alla famiglia da anni – ha preso la parola Ivan Chiappa (Forza Italia) - e voterò sì alla mozione».

«Perché si chiede al Consiglio comunale di Piacenza – ha difeso l’assessore il consigliere Francesco Rabboni (Forza Italia) - di pronunciarsi se è di competenza del Consiglio della Fondazione? L’assessore ha fatto quel che poteva». «L’assessore – ha osservato Lorella Cappucciati (Lega) - ha già fatto presente la cosa alla Fondazione ed è ben sensibile sull’argomento. Non capisco la posizione di Fiazza. L’Amministrazione ha intenzione di chiedere questo riconoscimento, si sta parlando del nulla». «Chi decide è il Consiglio della Fondazione – ha tuonato Carlo Segalini, capogruppo della Lega, portando avanti un battibecco a distanza con il dem Fiazza -, padrone dell’immobile. Siamo tutti d’accordo sulla persona, ma non possiamo decidere noi». Al termine del dibattito, però, la proposta è passata. Dal centrodestra si sono staccati in diversi, sposando la causa del Pd. La mozione ha raccolto i voti – oltre che delle minoranze (Pd, 5 Stelle, Pc in Comune, Pc Oltre, Pc del futuro, Liberi) – anche di Rabboni e Chiappa (Forza Italia), Cappucciati (Lega) e del presidente del Consiglio comunale Davide Garilli (Lega), passando con 14 voti a favore e 11 contrari.

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