Fd’I: «Forza Italia non può condizionare il sondaggio con il veto a Trespidi»

Il portavoce di Fratelli d’Italia replica alla presa di posizione della segreteria regionale di Forza Italia, che ha stoppato la candidatura di Massimo Trespidi a sindaco di Piacenza

Filippo Bertolini

«Gli esponenti locali di Fratelli d'Italia  - fa sapere il portavoce provinciale Filippo Bertolini - si sono in questi mesi battuti, con discrezione e determinazione,  affinché non solo il centrodestra si presentasse unito alle elezioni del comune di Piacenza, ma esprimesse un candidato che potesse intercettare consensi, soprattutto al ballottaggio, anche al di fuori del perimetro politico dello schieramento. Senza fare il tifo o mostrare ostracismo verso alcuno. Anche oggi ritiene che sia quella la strada da percorrere, tenuto anche conto che, se come sembra il ballottaggio si terrà il 25 giugno, solo un nominativo con detta caratteristica, potrebbe limitare quel prevedibile astensionismo, connaturale all'avvio della stagione estiva, che tradizionalmente finisce per penalizzare proprio il centrodestra.

Si è quindi stilato, da tempo, un elenco di nominativi dei quali si è inteso accertare, tramite un sondaggio, il  grado di appeal sull'opinione pubblica, senza quindi che nessuno abbia mai pensato di delegare ad uno studio di ricerca una decisione che spetta e compete a chi ha responsabilità politiche. All'interno del predetto sondaggio Fratelli d'Italia non solo non ha indicato alcun nominativo, ma ha assentito che venisse inserito anche quello emerso all'ultima ora, ancorché mai considerato e proposto da alcuno, proprio perché nessuno potesse dire che l'offerta non fosse la più plurale possibile.

Certo è che se si vuole che un sondaggio fornisca indicazioni utili, occorrere che lo stesso non sia viziato da prese di posizioni che, per il loro contenuto, rischiano di condizionarne l'esito in partenza. Anche perché, come detto e come si ribadisce, la successiva decisione non si ridurrà ad  una mera ratifica del risultato emerso, essendo quest'ultimo utile solo per valutare il possibile valore aggiunto, rispetto a quello portato in dote dai partiti, dei singoli potenziali candidati.

Se poi, nonostante queste premesse da tutti condivise, l'obiettivo è diventato quello di presentare candidature di bandiera, ancorché eccellenti, allora bastava dirlo e probabilmente una decisione, unitaria o meno, sarebbe già stata assunta. Con il grave rischio, in caso di mancato accordo, di consegnare il ballottaggio ai grillini».  

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