Fondazione, nessuna azione di responsabilità per l’operazione Gibuti

Il Consiglio generale della Fondazione di Piacenza e Vigevano con 10 voti contrari (5 a favore e 5 astenuti) ha respinto l'ipotesi di procedere contro il precedente Cda. Toscani: «La vicenda è chiusa»

Massimo Toscani

Nessuna azione di responsabilità nei confronti della “vecchia” gestione Marazzi della Fondazione di Piacenza e Vigevano. È quanto ha deciso il consiglio generale dell’odierna Fondazione, che nel pomeriggio del 28 gennaio ha respinto l’ipotesi con 10 voti contrari, 5 a favore del procedimento e 5 astenuti. A renderlo noto è stato il presidente Massimo Toscani, ascoltato in audizione in commissione 1 a Palazzo Mercanti, pochi minuti dopo la decisione assunta dall'ente di via Sant'Eufemia.

«Comincerei dalla fine – ha esordito Toscani - ovvero da quanto successo un’ora fa. Nel 2014, al momento del mio insediamento, si parlò di verificare eventuali responsabilità di chi c’era prima. Io dissi che non mi sarei sottratto a questo compito. Ci sono professionalità importanti e competenze dentro la Fondazione, in grado di verificare la possibilità di azioni di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori. Ma abbiamo preferito che fosse un estraneo a valutare questo». E così la Fondazione si è affidata a un avvocato non piacentino, il professor Danilo Galletti, che dopo aver esaminato tutta la documentazione ha espresso una valutazione. La sua relazione è stata così esaminata nel Cda e in consiglio generale. L’avvocato ha ritenuto la vecchia gestione della Fondazione solamente responsabile dell’operazione “Gibuti”, ovvero il discusso milione di euro posizionato in una banca africana nel 2006 e poi sparito. «Il consiglio generale – ha informato Toscani - ha però respinto l’esercizio di responsabilità. La vicenda è quindi da considerarsi chiusa». Con 5 voti a favore dell’azione, 5 astenuti e 10 contrari, eventuali responsabilità della gestione di Giacomo Marazzi passano così in cavalleria. Mentre la famosa delibera dell’operazione, non è stata mai trovata. «Non c’era prima e non c’è ora. Non è stata fatta. La mancanza di questa delibera è quello che infatti ha provocato il voto sull’azione di responsabilità. Io le verifiche, come promesso, le ho fatte, poi c’è un voto del consiglio generale. La riunione è stata difficile, ci sono state discussioni sanguinee, ma si è conclusa in maniera serena».

L’audizione di Toscani è stata l’occasione per illustrare ai consiglieri comunali il 2015 dell’ente di via Santa Eufemia. In questi mesi la Fondazione ha ceduto le azioni di Banca Monte Parma (per 28,5 milioni) e concluso il contratto d’acquisto di azioni di Unicredit. A febbraio il Cda ha informato il Ministero dell’Economia delle sue operazioni e intenzioni. Approfittando di un aumento del valore dei titoli di Stato – su suggerimento dell’advisor finanziario “Deloitte Financial srl” - sono stati dismessi con anticipo i titoli “Boats” (che scadevano nel 2034) e CMS 2 (fino al 2044) realizzando una plusvalenza di 5 milioni e 357mila euro. Un’altra plusvalenza di quasi 500mila euro è arrivata dallo smobilizzo delle quote di “Idea I fund of funds”.

Il 2015 è stato però anche anno di investimenti per 104 milioni di euro, mentre il “portafoglio” dell’ente è passato dai 364 milioni di euro “contabili” del 2014 ai 368 milioni dell’anno appena trascorso, mentre come “valore di mercato” la Fondazione può contare su 380 milioni (349 nel 2014). «Ci siamo confrontati con Fondazioni vicine – ha spiegato Toscani a Palazzo Mercanti -, volevamo guardare quelli bravi. Abbiamo pensato di staccare il patrimonio dalla Fondazione, come ha fatto Caribo che ha un gestore unico a cui affida i suoi soldi».  

La Fondazione nel 2004 poteva contare su 380 milioni di patrimonio netto. Nel 2005 diventò 387, nel 2006 393 milioni, nel 2007 398 milioni, nel 2008 401 milioni, nel 2009 390, 392 nel 2010, 369 nel 2011, 372 nel 2012 e 346 nel 2013. «Abbiamo aumentato il patrimonio della Fondazione – ha commentato Toscani - di 30 milioni di euro dal mio insediamento a oggi, grazie a questa rivalutazione dei titoli». Sono cambiate nel corso dell’ultimo decennio anche le erogazioni annuali: dagli 8 milioni di euro tondi del 2004 ai 5,4 del 2015, passando per i 7 del 2005, 6,8 nel 2006, 6,90 nel 2007, 6,5 nel 2008, 6,8 nel 2009, 6,9 nel 2010, 6,9 nel 2011, 5,4 nel 2012, 5,4 nel 2013, e 5,740 milioni nel 2014. Insomma, un totale di 78 milioni di euro erogati in dieci anni.

«Qualcuno penserà “chissà quanto costerà di spese la Fondazione” – ha ironizzato il presidente in aula -. Costiamo come gestione 349mila euro: il protocollo Acri-Mef, prevede delle quote massime da non superare. Noi potremmo costare fino a 700mila euro, per la nostra fascia e invece costiamo la metà. Abbiamo tagliato dove potevamo». Toscani ha ricordato gli impegni per il 2016. I 5 milioni e 400mila euro verranno distribuiti in arte (1 milione e 400mila euro), istruzione e ricerca (1 milione e 700mila), welfare (2 milioni e 200mila).

Nel frattempo è stato approvato un codice etico, un modello organizzativo, il regolamento delle attività istituzionali, il regolamento di funzionamento delle commissione consultive e il regolamento del collegio sindacale. A questo si è aggiunto un organismo di vigilanza di tre persone: il dottor Carlo Eugenio Lopedote, il prof. Mauro Paladini e l’avvocato Roberto Zanellati.

«In questo 2015 abbiamo pensato – ha proseguito Toscani nel suo lungo intervento - anche al patrimonio immobiliare della Fondazione. Abbiamo sì un patrimonio molto liquido, ma anche tanti immobili un po’ giacenti, come ad esempio il convento di "Santa Chiara", che è di una bellezza assoluta, ma è stato lasciato alla rovina a causa della trascuratezza umana. Per tenere lì due anziani dell’Asp, spendevamo dai 60 agli 80mila euro all’anno. L’abbiamo liberata: ora stiamo facendo rilievi scientifici su come era in origine – una parte è crollata – per ricostruirla e metterla al servizio della città. Mi piacerebbe che la parte sopra diventasse un collegio per il Conservatorio Nicolini, che è a 200 metri di distanza. Nei locali inferiori potrebbe essere una casa delle associazioni culturali piacentine. L’altro immobile che vorremmo valorizzare è Palazzo ex Enel di via Santa Franca». È in corso la schedatura e un’analisi dello stato di tutti gli immobili, mentre tutti gli appalti sono pubblicati sul sito della Fondazione.  

«Non vogliamo essere più un bancomat del territorio – ha concluso il presidente -, ma un elemento di propulsione e aggregazione. Vorremmo che si discutesse da noi di progetti, vorremmo che da noi la gente si mettesse attorno a un tavolo per proporre idee». Intanto tra il 2015 e il 2016 sono aumentate le spese di consulenze. «Sono arrivate terrificanti parcelle di avvocati – ammette Toscani, incalzato dal Movimento 5 Stelle - per le cause di quell’epoca (ovvero della gestione Marazzi, nda). Sto parlando di 170mila euro di parcella di avvocati per la causa contro la Jp Morgan. Un'altra da 50mila più Iva per uno studio di Vigevano che s’impegnò per una cosa mai realizzata.

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