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Foti: «A Roma un po’ di confusione nel centrodestra, ci vorrebbe più intesa»

Il deputato di Fratelli d’Italia reduce dal voto per la presidenza della Repubblica: «Noi rimaniamo coerenti. Come fanno gli altri partiti a giustificare il bis di Mattarella? A Piacenza Fd'I, Lega e Fi non avranno problemi a proseguire insieme»

Centrodestra nel caos, almeno a livello nazionale, dopo l’ennesima “divergenza” tra le “governative” Lega e Forza Italia e la forza d’opposizione di Fratelli d’Italia. Questo riportano le cronache nazionali.

C’era anche Tommaso Foti, decano della destra piacentina, in Parlamento dal 1996 (con una pausa dal 2013 al 2018), a votare tra i “grandi elettori” per il nuovo presidente della Repubblicha. Che poi è il vecchio. Il suo partito, Fd’I, però non ha partecipato al coro di voti per Sergio Mattarella, preferendo la candidatura di bandiera dell’ex magistrato Carlo Nordio.

  • Deputato Foti, se dovesse sintetizzare la confusione durata una settimana alla quale abbiamo tutti assistito?

Direi che nulla è cambiato e nulla si è tentato di cambiare. Il riferimento letterario più evidente è il Gattopardo di Tomasi da Lampedusa: “tutto cambi perché nulla cambi”.

  • Mattarella lo vedete ancora come un uomo di centrosinistra?

Ha una storia politica solo di centrosinistra, lo dicono i fatti. È stato ministro nella Prima Repubblica e si dimise contro la Legge Mammì sulle telecomunicazioni con gli altri ministri della sinistra Dc, poi è stato ministro con Massimo D'Alema. Penso che sulla sua collocazione nell’ambito della sinistra non ci piova.

  • Non si è conquistato negli ultimi sette anni l'“imparzialità”?

Dopo le Elezioni del 2018 non diede al centrodestra la possibilità di un tentativo di Governo. Mi sembra evidente. C’èTommaso Foti-31 stata la crisi del Governo Conte I: piuttosto che sciogliere le camere ha riconfermato un Governo con lo stesso presidente e i ministri ma con una maggioranza diversa. Quando è saltato il Conte II hanno inventato un presidente appoggiato dalle maggioranze riunite dei precedenti esecutivi. Poi, dal punto di vista formale, è vero che il PdR deve svolgere tutti i tentativi possibili per la formazione di un nuovo Governo. Però sotto il profilo effettivo, si è cercato in ogni modo di evitare che si pronunciassero gli italiani. Il prossimo anno finalmente si andrà al voto.

  • Però in ogni occasione importante Fratelli d’Italia dice di “no” a tutto e non si lascia mai coinvolgere…

Noi ci impegniamo insieme al centrodestra, questa è la nostra coalizione. Possiamo partecipare ad un Governo con i grillini e il Pd? La nostra storia dice di “no”. Perché nel 2018 ci siamo presentati davanti ai cittadini che non avremmo mai governato con queste due forze. Mattarella noi non lo votammo neanche 7 anni fa: non lo voleva neanche la Lega all’epoca, infatti candidammo insieme Vittorio Feltri. Rimaniamo coerenti con il 2015. Non pretendiamo che gli altri facciano quello che diciamo noi, ma neanche noi possiamo metterci a fare quello che vogliono gli altri.

  • In queste ore si sta dicendo che il centrodestra sia in pezzi e da ricostruire. È così?

Di cose se ne dicono e non so come si possa definire la situazione del centrosinistra, ad esempio, se vedo cosa sta capitando in casa del Movimento 5 Stelle (lo scontro tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, nda)… Non so come Letta stia spiegando ai suoi di aver votato per Mattarella quando metà dei suoi parlamentari non voleva la riconferma. Come fanno tutti a giustificare l’elezione bis di Mattarella? Nessuno aveva dichiarato all’inizio questa volontà, si sarebbe potuto fare al primo scrutinio allora.

  • C’è ancora fiducia, a livello nazionale, tra voi e la Lega di Salvini?

L’elezione del Capo dello Stato è uno di quegli argomenti che fatalmente portano a confusione, anche perché ogni deputato si sente protagonista, perché si vota soltanto in mille e tutti possono essere decisivi. Con l’elezione diretta non ci sarebbe alcun caos nei partiti e negli schieramenti. Però è opportuno che almeno a livello parlamentare si cerca di intendersi: fra un anno ci sono le Elezioni Politiche e risulta difficile convincere gli elettori di avere un progetto politico comune, se nei cinque anni prima gli obiettivi sono stati diversi. Inoltre questa, forse, poteva essere l’ultima chiamata per far saltare il banco del Governo, per andare al voto anticipato.

  • A Piacenza le alleanze tra Fd’I , Lega e Forza Italia sono più salde rispetto al Paese?

In tutta Italia non abbiamo visto crisi, dimissioni e cadute delle Amministrazioni del centrodestra. Le dinamiche nazionali e locali sono temi distinti. A Piacenza i tre partiti che sono nella Giunta Barbieri penso che non abbiano difficoltà a proseguire il loro cammino insieme. In gioco c’è il futuro della città.

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