Foti: «Esproprio proletario nei confronti dei lavoratori autonomi»

Tommaso Foti, candidato all’uninominale della Camera per il Centrodestra, descrive l’attuale pressione fiscale che si trovano a dover sopportare le migliaia di imprenditori, artigiani e liberi professionisti che costituiscono la vera colonna portante dell’economia nazionale

«Siamo di fronte ad un vero e proprio esproprio proletario nei confronti dei lavoratori autonomi italiani». Non usa mezzi termini Tommaso Foti, candidato all’uninominale della Camera per il Centrodestra, nel descrivere l’attuale pressione fiscale che si trovano a dover sopportare le migliaia di imprenditori, artigiani e liberi professionisti che costituiscono la vera colonna portante dell’economia nazionale ma che a tutt’oggi vengono considerati una sorta di bancomat al quale attingere per rimpinguare le casse dello Stato. «Uno Stato che si trova ancora oggi a dovere fare i conti con una crisi che ètutt’altro che superata» rincara la dose Foti di fronte alla vasta platea di cittadini che hanno sfidato il freddo per prendere parte a Fiorenzuola all'incontro elettorale organizzato dal centrodestra  all’auditorium San Giovanni. Crisi ancora in atto, dunque, con buona pace di chi snocciola numeri che parlano di ripresa: «Certo, una lieve ripresa c’è - spiega Foti - e del resto sono passati dieci anni dall’inizio del periodo nero dell’economia mondiale; ma i numeri di cui parla Renzi e il Pd portano fuori strada e non tengono conto che oggi in Italia il prodotto interno lordo è ancora pesantemente in negativo rispetto a quello raggiunto prima della crisi, a differenza di molti paesi del resto d’Europa che viaggiano a un’altra velocità». Morale: «Gli italiani sono mediamente più poveri rispetto a dieci anni fa, è un dato di fatto». E non potrebbe essere diversamente, dice Foti, a fronte delle «politiche sconsiderate messe in atto dalla sinistra e da “tecnici” come Mario Monti che hanno svenduto l’Italia ai grandi gruppi finanziari, abbandonando invece coloro che avrebbero dovuto tutelare e che, con fatica e sacrificio, tengono tutt'ora in piedi il Paese». L’Europa cresce e noi no, dunque. «Il motivo èsemplice - afferma Foti - Quando un’impresa paga il 60,7% di tasse all’anno, quando un lavoratore autonomo deve lavorare fino al 12 agosto di ogni anno solo ed esclusivamente per lo Stato, quando accade tutto questo significa che siamo di fronte alla confisca dei guadagni, all’esproprio proletario mascherato da principio statuale». Imprese «ingessate» dallo Stato invece che aiutate, agevolate, spronate. Secondo Foti è follia pura, è remare contro gli interessi dell’Italia intera, è farsi del male con le proprie mani. E se si pensa che «oltre a una pressione fiscale da Paese non democratico», gli imprenditori devono fare i conti con una «burocrazia ossessiva e dannosa », il quadro è completo. «Il popolo della partite Iva è il grande dimenticato di una campagna elettorale - sostiene l'esponente di Fratelli d'Italia - fatta di promesse mirabolanti, senza che nessuno dica dove andrà a prendere i soldi per farvi fronte. Eppure basterebbe avere rispetto per chi lavora in proprio, lasciare spazio alla libertà d'intrapresa, non adottare una politica fiscale vessatoria, e gli investimenti di certo ripartirebbero, con aumento dell'occupazione». «Solo ponendo un netto confine all'azione dello Stato, la cui funzione non è certo quella di trasformare i cittadini in sudditi, l’Italia tornerà ad essere protagonista». Foti non ha dubbi: «Solo il Centrodestra potrà invertire la rotta e così sarà, per il bene degli italiani». 

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