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Matteo Rancan e Tommaso Foti

Matteo Rancan e Tommaso Foti

Fusione Borgonovo Ziano, FdI e Lega: «Molinari frena per ragioni politiche»

Fratelli d'Italia e Lega Nord: «Siamo veramente sconcertati dal fatto che, nonostante sotto il profilo amministrativo vi sia la piena convergenza dei consigli comunali di Borgonovo e Ziano sull'opportunità di dar vita alla fusione tra i due enti Gian Luigi Molinari, in ossequio alle direttive del Partito democratico locale, frapponga inutili e banali ostacoli all'iter legislativo per l'indizione del referendum popolare sulla fusione tra i due comuni»

«Siamo veramente sconcertati dal fatto che, nonostante sotto il profilo amministrativo vi sia la piena convergenza dei consigli comunali di Borgonovo e Ziano sull'opportunità di dar vita alla fusione tra i due enti, nulla essendovi in contenzioso tra gli stessi, il relatore di maggioranza in Regione Emilia-Romagna, Gian Luigi Molinari, in ossequio alle direttive del Partito democratico locale, frapponga inutili e banali ostacoli all'iter legislativo per l'indizione del referendum popolare sulla fusione tra i due comuni»: lo sostengono i consiglieri regionali di Fratelli d'Italia – An Tommaso Foti e di Lega Nord Matteo Rancan (quest'ultimo relatore di minoranza del progetto di legge della fusione dei comuni).

«Chiedere, come ha fatto Molinari, delle audizioni solo per tentare di ritardare l’espressione di giudizio da parte dei cittadini di Borgonovo e Ziano – affermano -risulta essere un atto di insipienza politica e di rara comicità. Quando due consigli comunali legittimamente eletti (e con quale percentuale da parte dei sindaci vincitori della consultazione elettorale), decidono di mettersi assieme, dando vita ad un comune di oltre 10mila abitanti, ricercando anche il giudizio degli elettori che hanno sul punto l'unico vero potere decisionale, ci sarebbe solo da applaudire».

Prosegue la nota di Foti e Rancan: «Se per il Partito democratico le fusioni vanno bene quando le fanno le amministrazioni di sinistra, prodigandosi invece contro quelle promosse dal centrodestra con mezzucci che più che ad "Azzeccagarbugli" fanno pensare a Totò, allora lo si dica subito. Eviti però il presidente della Regione, Bonaccini, di sostenere a spada tratta con parole vuote le fusioni, quando alla prova dei fatti, la prima fusione che interessa comuni amministrati dal centrodestra trova da subito ostacoli da parte del consigliere regionale Molinari. I motivi che muovono Molinari non hanno certo a che vedere con l'interesse istituzionale, ma riguardano strettamente la sua attitudine a mostrarsi supino alle volontà e alle mire del Partito Democratico piacentino».

«Non si può di certo ignorare – insistono i due consiglieri della minoranza regionale – che un ostruzionismo di questo tipo rischia inoltre di far saltare l'opportunità di accesso a risorse aggiuntive specifiche, spettanti ai Comuni che decidono di intraprendere il percorso di fusione. Una possibilità che riteniamo del tutto inaccettabile, e la cui responsabilità politica sarebbe molto chiaramente marcata Partito democratico». 

Aggiungono infine: «Altro tema rilevante è quello dei fondi che la regione assegna ai Comuni che prevedono di attivare il percorso della fusione. Se tale iter non viene però portato a termine entro il 2015, le risorse a disposizione vengono decurtate con grave danno per le casse municipali». 

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