Fusione Camere di Commercio, Forza Italia: «Riaprire la discussione»

Il segretario provinciale di Forza Italia Papamarenghi e il deputato Bignami: «Le Camere devono essere prossime a cittadini e imprese». I Liberali piacentini: «Meglio l’accorpamento con quelle di Cremona, Lodi e Pavia che Parma e Reggio Emilia»

Nella foto sotto, Bignami e Papamarenghi con Fiorini

«Riaprire la discussione sull’accorpamento tra le Camere di Commercio di Piacenza, Parma e Reggio Emilia, valutando soluzioni maggiormente rispettose della salvaguardia dell’autonomia». A tornare sulla vicenda, che sta nuovamente tenendo banco in questi giorni, Fiorini Bignami Papamarenghi-2sono il deputato di Forza Italia, Galeazzo Bignami e Jonathan Papamarenghi, commissario provinciale di Forza Italia Piacenza. «Il dibattito si è acceso da tempo e del resto queste fusioni stanno suscitando polemiche in tutta Italia – dicono -. La normativa introdotta dal Pd non tiene conto delle peculiarità territoriali e finanziarie, non lascia aperta nessuna possibilità di restare indipendenti. Accorpamenti calati dall’alto, con pochissimo spazio per il dibattito e la riflessione. Soluzioni che non mettono al centro le identità territoriali e la necessità di fornire a cittadini e imprese servizi efficienti e soprattutto di prossimità». «Oltre ad affermare la necessità di riaprire il dibattito e di giungere a una modifica normativa che consenta di superare tali criticità – conclude Papamarenghi -, l’auspicio è che la realtà piacentina torni ad avere la centralità che merita nei nuovi assetti riorganizzativi che si prospettano a qualunque livello».

LA POSIZIONE DEI LIBERALI PIACENTINI

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La proposta di un accorpamento fra le Camere di commercio di Piacenza, Parma e Reggio Emilia con sede a Parma è sul tavolo da tempo. «Non sono state sufficientemente esplorate altre possibilità non vietate dalla legge, come la possibilità di accorparsi con le province di Cremona, Lodi e Pavia, coincidenti con una omogenea conurbazione». È questa la possibilità che l’Associazione dei Liberali piacentini ha sempre ritenuto più conveniente agli interessi della provincia di Piacenza. «E’ una soluzione – spiegano i Liberali - inoltre, equilibrata, nella quale nessuna delle province mirerebbe a fare la prima della classe, unite come esse sono da una stessa logica di mercato e di sviluppo economico omogeneo. I comunicati erano peraltro stati lasciati cadere, nell’obbedienza agli ukase di Unioncamere e in cambio della concessione di una vicepresidenza (!) a Piacenza. Fortunatamente questo accorpamento infausto per Piacenza non è stato portato a conclusione (non, peraltro, per merito dei piacentini e per un loro scatto d’orgoglio, adusa com’è - certa sua classe dirigente - al quieto vivere e, in secondo luogo, solo alla critica) ed oggi i giochi sono completamente riaperti susseguendosi in questi giorni incontri romani che interessano anche il Governo per una auspicata apertura alle vere aspirazioni territoriali ed un altrettanto auspicato azzeramento da parte del legislatore e del nuovo governo di quanto finora inopinatamente fatto, non solo a Piacenza. A questo punto l’Associazione Liberali auspica che la Camera di commercio di Piacenza intervenga positivamente nel dialogo apertosi a livello nazionale per un nuovo assetto delle Camere di commercio nel quale la nostra provincia abbia un ruolo quale ha sempre avuto nella storia, come centro di convergenze autostradali e che ne hanno sempre fatto un punto di riferimento, soprattutto in funzione dell’asse Milano-Genova, prima dell’innaturale confluenza coatta nel Ducato farnesiano. In questo senso l’Associazione dei Liberali Piacentini Luigi Einaudi valuta del tutto positivamente il fatto che il presidente Parietti abbia convocato il Consiglio camerale al fine di sviluppare riflessioni sul processo di accorpamento delle Camere di commercio e di eventuali deliberazioni al proposito».

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