Fusioni dei comuni, la sorpresa: «Mancano le risorse promesse»

Regione e Anci Emilia-Romagna: «Chiediamo al Governo di adeguare il fondo per la fusione dei Comuni per non compromettere il processo in atto, si disincentivano nuovi accorpamenti»

«I contributi statali 2019 che sostengono i processi di fusione dei Comuni risultano a oggi insufficienti rispetto al fabbisogno nazionale complessivo. Abbiamo già richiesto la piena copertura dell’obiettivo fissato dalla normativa di riferimento e la necessità di realizzare l’integrazione attingendo da risorse esterne al Fondo di solidarietà comunale». L’assessore regionale al Riordino istituzionale Emma Petitti e il presidente dell’Anci Emilia-Romagna Michele De Pascale, sindaco di Ravenna, hanno espresso preoccupazione per l’indisponibilità, dichiarata fin qui dal Governo, a reperire le risorse necessarie su cui i comuni hanno fatto affidamento in fase di redazione dei bilanci previsionali. La riduzione dei contributi, pari ad oltre 5 milioni di euro per l’Emilia-Romagna, determinerebbe grandi difficoltà per i Comuni medio-piccoli che già vivono condizioni di particolare disagio territoriale, economico e demografico, oltre a rappresentare un disincentivo a nuove fusioni. «In questo territorio – spiegano Petitti e De Pascale - grazie alle politiche concertate fra la Regione e i Comuni, i processi di associazionismo coinvolgono una gran parte dei Comuni dell’Emilia-Romagna nell’esperienza delle 43 Unioni, mettendo in atto economie di scala, efficienza nella spesa, qualità dei servizi per i cittadini». «Esprimiamo quindi con forza- concludono gli amministratori- la necessità di prevedere l’adeguamento del fondo nazionale per le fusioni– concludono l’assessora Petitti e il sindaco De Pascale - rispettando così il patto con le comunità locali che hanno compiuto questa scelta, evitando che si disincentivino i processi di fusione progettati».

I NUMERI

Sono 280 i comuni interessati dalle Unioni su un totale di 328. Ci sono, inoltre, 13 comuni nati da fusione dove i cittadini hanno scelto, con il referendum consultivo previsto dalla Costituzione, di modificare i confini amministrativi per dare vita a un ente unico. I vantaggi della fusione sono molteplici: dall’ottimizzazione del budget per il funzionamento della macchina amministrativa, alla maggiore capacità di affrontare politiche articolate e di far ripartire gli investimenti sul territorio. Negli ultimi anni, le leggi di bilancio hanno aumentato l'ammontare delle risorse stanziate, coerentemente con il passaggio normativo dal 20% dei trasferimenti erariali erogati nel 2010, al 60% a partire dal 2018.

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