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Fusioni, Lega: «Da valutare l'accorpamento tra Rivergaro, Travo e Gossolengo»

Così la segreteria della sezione leghista di Rivergaro in merito al progetto di fusione dei tre comuni della media e bassa Val Trebbia

«La Lega Nord non è pregiudizialmente contraria alle unioni dei comuni se effettivamente intese come strumento per ottimizzare i servizi. In ogni caso gli accorpamenti devono essere ponderati e seguire precisi studi di fattibilità per valutare l’integrazione di territori disomogenei sotto diversi punti di vista. Un esempio in tal senso è la proposta che riguarda Travo, Rivergaro e Gossolengo». Così la segreteria della sezione leghista di Rivergaro in merito al progetto di fusione dei tre comuni della media e bassa Val Trebbia.

«Va aperta – propone il Carroccio - una riflessione su come gestire un’area tanto grande nella quale è inserito il comune di Travo, che al momento si contraddistingue in provincia di Piacenza come il secondo per superficie dopo Ferriere.  Con il nuovo comune si arriverebbe così ad un’estensione di 156 chilometri quadrati nella quale risiederebbero circa 14mila e 600 abitanti. Non essendo questo il caso di un accorpamento di piccoli municipi quasi completamente spopolati, il passo deve essere fatto a partire da un’attenta valutazione. Chiediamo dunque certezze sul fatto che l’iter venga intrapreso solo per erogare alla popolazione servizi più efficienti a costi minori: temiamo infatti ripercussioni sui servizi sociali che a Rivergaro non paiono funzionare adeguatamente, come ha dimostrato il recente episodio di un anziano trovato morto in casa. E chiediamo anche rassicurazioni sul fatto che non venga istituito alcun “carrozzone” amministrativo finalizzato solo ad incassare incentivi economici dalla Regione. Sembra infatti che sia in atto una folle corsa nel nome di una razionalizzazione degli enti che alla prova dei fatti non avviene: si prenda ad esempio la confusa abolizione delle province. Chi spingeva per abolirle completamente – osserva la Lega - non ha raggiunto questo traguardo: il risultato è stata invece l’eliminazione dell’organo politico di controllo, che non rappresentava neppure la maggiore fonte di spesa. L’ente è stato così consegnato nelle mani dei burocrati per togliere al territorio quel piccolo potere decisionale di cui godeva. Non vorremmo che anche nel caso delle fusioni dei comuni si replichino certe dinamiche che allontanano sempre di più la gestione del territorio dai cittadini».

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