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Giovedì, 19 Maggio 2022
Politica

Gazzola: «Serve un civico alla guida del centrosinistra, come fu Vaciago»

L’appello dell’ex assessore al bilancio: «Nel 1994 un economista come Vaciago seppe rinunciare per qualche anno alla carriera universitaria per amore della sua città e per rilanciarne lo sviluppo. Oggi occorre una figura altrettanto stimata»

Prosegue il dibattito nel centrosinistra sulla scelta del prossimo candidato alle Elezioni Amministrative del 2022. Lo stallo del tavolo di confronto di “Alternativa per Piacenza” sta interrogando il mondo politico locale. Interviene nel dibattito, con una lunga riflessione esternata su Facebook, l’ex assessore al bilancio Luigi Gazzola (ex Italia dei Valori e “La Rete”).

«La storia, soprattutto nelle cose della politica, a volte si ripete. Secondo alcuni il centrosinistra locale rivive la stagione che precedette il Reggi 1 allorché non si trovava un candidato per la certezza che si sarebbe perso. Poi le cose andarono diversamente. Spostando le lancette a ritroso di altri 10 anni credo piuttosto si sia nella situazione in cui un gruppo di concittadini dalla mente illuminata diede vita all’esperienza di Alleanza per Piacenza le cui intuizioni e progettualità sviluppate durante oltre un anno di lavoro, in particolare sul fronte dello sviluppo economico, segnarono una svolta per la città allora drammaticamente apatica se non moribonda e costituirono una preziosa rendita per tutte le giunte che si sono succedute.

Il lavoro svolto nei mesi scorsi da Alternativa per Piacenza (casualmente stesso acronimo…), fatto di studio, analisi ed elaborazione progettuale è per molti versi analogo a quello di quasi trenta anni fa. Il fatto che vi abbia collaborato Mino Politi, autentico primus inter pares di quella stagione, è significativo e una garanzia. Politi, che avrebbe dovuto portare avanti quella progettualità con l’amministrazione successiva fu purtroppo fatto fuori dalla dabbenaggine del fuoco amico correntizio… (toh, chi si rivede!),

Nel 1994 il sindaco fu naturalmente ed autorevolmente espresso da quella Alleanza attorno alla quale, nonostante le diffidenze di un tempo attraversato dalla forte crisi dei partiti, seppero intelligentemente unirsi altre realtà politiche dando vita ad una aggregazione, antesignana dell’Ulivo, il cui valore – per la novità che rappresentava - andava perfino oltre quello della attività amministrativa che avrebbe svolto.

Trovo molte analogie tra le esperienze delle due ApP, con in più questa volta il riconoscimento della pari dignità tra i soggetti partecipanti. Un passo avanti ulteriore verso il vero partito democratico composto da soggetti provenienti da esperienze politiche diverse, rispettate, con un progetto politico comune condiviso e non imposto, aperto al contributo di un campo largo di soggetti che non hanno fin qui voluto o potuto partecipare. Credo ad esempio che questa volta il mondo cattolico non vorrà stare a guardare.

Perché la città, finito il ciclo delle giunte di centrosinistra che da quella esperienza avevano continuato a trarre energie, necessita di nuova linfa, una nuova svolta per superare l’immobilismo in cui è ripiombata dopo pochi anni della destra al governo cittadino. La sbandierata promessa di cambiamento si è tradotta di fatto in mancanza di iniziativa e progettualità inutilmente trincerate dietro gli effetti della pandemia sol che si pensi come il centrosinistra abbia dovuto affrontare le non meno gravi crisi economiche del 2008 e del 2011 e lo abbia fatto garantendo quantità e qualità dei servizi benché il mantra di quegli anni fosse “spending review” non certo “ristori” o “Pnrr”.

Vero cha la città in questi anni ha sofferto ma la terapia non può consistere di “coVaciago-2ncretezza attorno alle piccole cose quotidiane” e di ordinaria amministrazione confidando per il resto nella libera iniziativa. Anche perché concentrandosi sulle piccole cose si perdono di vista le grandi, e nella distrazione può perfino capitare che un presunto ‘ndranghetista arrivi al vertice del Consiglio comunale.

La città e le sue componenti hanno bisogno della guida di un sindaco attento, di riconosciuta competenza ed autorevolezza che sappia prendersi cura di essa, di curarne le ferite ma anche capace di volare alto per individuare nuovi orizzonti.

Se nel 1994 occorse un economista come Vaciago, al quale la città non sarà mai abbastanza grata, che seppe rinunciare per qualche anno alla carriera universitaria per amore della sua città e per rilanciarne lo sviluppo, oggi occorrerebbe come sindaco una figura altrettanto capace e stimata, ricca di relazioni, magari un medico, affiancato da collaboratori scelti da lui stesso, che si occupasse con competenza non solo dell’erigendo ospedale ma anche di ambiente e della qualità dell’aria di una città che soffoca, della condizione sociale di tanti invisibili e di una popolazione che invecchia, che con generosità si caricasse sulle spalle questo difficile compito. Sperando che la storia insegni».

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